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Come spesso ci accade prendiamo spunto da un editoriale e due interessanti servizi di The Drink Business dedicata alla Spagna e al Cile.
In particolare, nell’editoriale del direttore responsabile, il master of wine Patrick Schmitt evidenzia come i due Paesi produttori non solo sono accomunati dalla lingua ma anche dal tentativo di rinnovare la loro immagine.

Un rinnovamento dell’immagine” scrive Schmitt “basato sulla comunicazione di una maggiore complessità ed eterogeneità della loro offerta enologica.
La Spagna, infatti, spiega il noto master of wine inglese, vuole ora essere conosciuta per qualcosa di più vario e ricco di sfumature: rossi freschi, di potenza media, senza dolcezza eccessiva associata a frutta cotta al sole, a livelli alcolici elevati e a sentori di vaniglia derivanti dalle barrique nuove. 
Un cambiamento di reputazione che parte dalla modifica degli approcci produttivi nelle sue regioni vitivinicole più note, ma anche dall’evoluzione di altre aree produttive oggi meno note, come quelle situate nel nord-ovest del Paese dove oggi si producono bianchi più freschi ma anche rossi dallo stile più leggero.
Anche il Cile, secondo il direttore di The Drink Business, vuole uscire dalla reputazione di essere solo un Paese capace di produrre rossi dai colori intensi, soprattutto frutto del Cabernet Sauvignon, a prezzi incredibilmente bassi considerando la qualità costante della sua produzione.
Sta pertanto cercando di ricostruirsi un’immagine evidenziando la natura varia dei suoi vini più pregiati, che provengono da terroir molto distintivi: da vigneti che delimitano i deserti a nord e le aree ghiacciate a sud, senza dimenticare quelli vicini alle coste fresche dell’ovest e le montagne ad est..
È con questo messaggio di diversità, o regionalità, che il Cile vuole aumentare i suoi prezzi medi. Non a caso, Wines of Chile, ha dichiarato che d’ora in poi promuoverà solo vini con un prezzo fob superiore a 60 dollari Usa.
Leggendo queste opinioni, sulle quali concordiamo pienamente, del direttore del noto magazine economico inglese, come non pensare subito alla nostra Italia del vino che ha esattamente le caratteristiche che oggi Spagna e Cile vogliono evidenziare nei loro messaggi di comunicazione e promozione.
Ma se questi due grandi Paesi produttori oggi leggono nella “diversità” una straordinaria opportunità per elevare reputazione e posizionamento dei loro vini, noi spesso neghiamo questa nostra peculiarità.
Sembriamo, infatti, quasi con il complesso della “diversità”. La sentiamo come un peso difficile da portare. Vorremmo quasi tutti essere “Prosecco” o “Amarone”, “Brunello di Montalcino” o “Barolo”. E allora ci nascondiamo quasi sempre, e a pagarne le spese sono inevitabilmente i prezzi di molti nostri vini e la nostra reputazione sui mercati.
Ci piace pertanto pensare a questo prossimo Vinitaly come l’occasione per gridare il nostro orgoglio di rappresentare la più vasta biodiversità vitienologica al mondo. E sfidiamo chiunque a dire il contrario.