L’eccellenza della produzione vitivinicola veneta, per il 17° anno consecutivo il Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella mette in mostra e valorizza le realtà produttive del territorio veronese. Un evento che celebra il “Grande Rosso della Valpolicella” con 53 aziende, capaci di trasmettere una visione organica e completa della produzione a dimostrazione della crescente attenzione verso la sostenibilità ed il biologico, come testimoniato dai dati: su 310mila quintali prodotti, 70mila sono biologici (22%).

Prosegue il trend positivo dell’Amarone che nel 2019 ha regalato soddisfazioni: +7% in volume e +4% in valore, dati positivi certamente ma che illustrano un disequilibrio tra quantità e prezzi di vendita.
Risultati importanti anche per Ripasso (+9.9% in volume e +8.8% in valore) e in misura minore per il Valpolicella (-1% in volume e +0.7% in valore).
Nonostante l’esterofilia diffusa, l’Amarone è particolarmente apprezzato nel Bel Paese. Il mercato principale dell’Amarone si conferma l’Italia, +6.9% in valore e +7% in volume.

Sala gremita per la conferenza stampa di presentazione dell’annata 2016, sul palco Riccardo Cotarella (produttore e Pres. Assoenologi), Andrea Sartori (Pres. Consorzio Tutela Vini Valpolicella) e Olga Bussinello (Dir. Consorzio Tutela Vini Valpolicella), in prima fila importanti personalità dell’imprenditoria, delle istituzioni, della politica, della cultura.

La conferenza è stata aperta dal Ministro Bellanova che, attraverso un video istituzionale, si è concentrata sul valore del vino italiano nel mondo: “siamo il primo produttore di vino al mondo, dobbiamo valorizzare questo patrimonio. Abbiamo una biodiversità impareggiabile, nessun altro può vantare 500 vitigni coltivati. Il mondo del vino dovrebbe essere insegnato a scuola”.
Il Ministro ha espresso la volontà del suo ministero di combattere la contraffazione che sottrae al settore circa 100 miliardi di euro l’anno, “la tutela legale dei nostri marchi deve essere più forte, nonostante abbiamo impedito nell’ultimo anno la vendita di milioni di bottiglie di vino contraffatto soprattutto in Usa e Cina. La sostenibilità deve essere sociale, ambientale ed economica, per questo dobbiamo passare dall’economia lineare che crea rifiuti e sprechi a quella circolare, virtuosa e sostenibile”.
Definire un unico sistema nazionale di certificazione è un’altra delle priorità del Ministro Bellanova “con il testo unico si porteranno a sintesi le diverse istanze, armonizzando le regole, semplificando il lavoro delle imprese e rendendo più trasparente la competitività”.

Il Sindaco di Verona Federico Sboarina ha colto l’occasione per raccontare un aneddoto emblematico. Complice la recente visita in Cina per il gemellaggio tra la città di Verona e Hangzhou ha rivelato la sua sorpresa nel constatare che i cinesi conoscono la storia di Giulietta e Romeo ma non sanno che la vicenda è ambientata a Verona. “Nel contesto dell’evento” racconta Sboarina “c’è stata l’occasione di un brindisi con una bottiglia di Amarone e tutti sapevano che è un prodotto veronese. Questo significa che è un portabandiera del territorio, un simbolo globale molto più di Giulietta e Romeo. Quindi è assolutamente necessario difendere i nostri prodotti, l’Amarone rappresenta l’identità del nostro territorio”.

In collegamento da Bruxelles, Paolo De Castro, Vice-Presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo ha esposto ai presenti il contributo più interessante della mattinata, cercando innanzitutto di sgombrare il campo da timori infondati: “chiariamo subito, abbiamo una certezza, il Regno Unito è uscito dall’Euro ma i nostri scambi non cambieranno finché non definiremo le regole. Fino al 31 dicembre 2020 non cambierà nulla tra Italia e Regno Unito per quanto riguarda servizi, commercio, export”.
De Castro sul tema dei dazi statunitensi ha dichiarato: “abbiamo fatto un incontro con Sonny Perdue (Segretario USA all’Agricoltura) ed è stato un confronto estremamente positivo. L’obiettivo è evitare i dazi al 100% e scongiurare l’applicazione del cosiddetto “carosello” (carousel retaliation) che consentirebbe al governo USA di modificare periodicamente la lista dei dazi e la percentuale.
Il 4-5 febbraio Ursula Von der Leyen si recherà a Washington dal Presidente Trump, la speranza è che in questo incontro si possa evitare l’escalation dei dazi. Gli USA sono autorizzati ad infliggere dazi all’UE per un ammontare complessivo di 7,5 miliardi di dollari su concessione della WTO. I problemi non sarebbero solo per gli europei, ma anche per gli operatori statunitensi.
Si tratta di una guerra fratricida, un cane che si morde la coda dato che, ad esempio, la gran parte della soia americana viene esportata in Europa. Se l’UE imponesse dazi su questo prodotto, gli stati del Midwest subirebbero un danno enorme.
“Questa partita è soprattutto mediatica” afferma De Castro “Trump è sotto impeachment ed è un momento delicato per l’attuale amministrazione statunitense. Non vorrei che scaricassero le difficoltà interne sull’UE. L’Europa è pronta, il Commissario al Commercio Phil Hogan si è recato 4 giorni a Washington ed ha incontrato il Segretario al Commercio USA Wilbur Ross”.

L’ Unione Europea per la questione dei finanziamenti pubblici ad Airbus, è stata penalizzata dalla WTO, la condanna prevede che gli USA possano imporre dazi fino a 7,5 miliardi di dollari all’Europa. È utile chiarire però che questi dazi sono assolutamente legali e che sinora gli States hanno inflitto all’Europa meno della metà delle possibili imposte totali.
“Per quanto riguarda le minacce di aumento sono perfettamente legali, questo è il punto” afferma De Castro “dal canto suo l’UE ha pronta sul tavolo una condanna per aiuti da parte dell’amministrazione USA alla Boeing, si parla di aprile o maggio. Così eventualmente avremo armi legali per bilanciare i dazi USA. Sulla web tax (chiamata anche digital tax, ndr) gli USA non hanno nessuna autorizzazione e tra l’altro non comprendo queste ritorsioni per una imposta molto bassa (3%)”.
Sulla riforma della PAC De Castro si è detto favorevole ed ha espresso la sua volontà di accelerare l’introduzione di questi nuovi strumenti gestionali. Il Regolamento Omnibus è “utile per regolare le immissioni sul mercato in base alla domanda e per aumentare redditi e marginalità”.

Diego Tomasi, Direttore di CREA (Centro di ricerca per la viticoltura) di Conegliano si è soffermato sui dati ed i risultati dell’annata Amarone 2016.
In Valpolicella dal 2009 al 2019 la superficie vitata è aumentata di circa il 30% in modo molto equilibrato e regolare, raggiungendo quasi 100 mila ettari piantumati principalmente a Glera, Pinot Grigio, Garganega e Corvina.
Sono 2 i macrosistemi in Veneto, il sistema Glera ed il sistema Valpolicella comprensivo anche delle aree di Soave e Garda.
Due realtà che denotano una specializzazione ben precisa, il sistema è maturo ed i rapporti tra Valpolicella , Ripasso ed Amarone/Recioto sono definiti e bilanciati.
Il cambiamento climatico c’è ed investe anche la Valpolicella, la temperatura media è aumentata di 5 gradi dal 1959 ad oggi.
La Corvina, ad esempio reagisce a questo nuovo sistema climatico anticipando fioritura, invaiatura e maturazione finale.
La Pergola, afferma Tomasi “è il sistema migliore per rispondere a questi cambiamenti ed è più performante rispetto al sistema Guyot”.
“La 2016 è stata un’annata quasi perfetta” assicura Tomasi “dal punto di vista climatico è stata un’annata regolare, la perdita di peso è stata fisiologica.
La caratteristica principale dell’Amarone 2016 è la ricerca dell’eleganza e della freschezza. Struttura, acidità e tannino sono in perfetto equilibrio.
Si va verso un leggero calo di potenza, le cantine hanno privilegiato una produzione con minor residuo zuccherino. Le annate con il maggior punteggio si stanno concentrando dal 2005 in poi, quindi i cambi climatici non sono stati negativi per l’Amarone, anzi”.

Andrea Sartori (Pres. Consorzio Tutela Vini Valpolicella) rispondendo ad una domanda legata alle tendenze dei nuovi consumatori ed alla sostenibilità, ha testimoniato che “i Millennials sono una generazione molto libera, parlo per esperienza personale visto che ne ho uno in casa (il figlio, ndr). Non hanno preclusioni, sono consumatori a cui non interessa la quantità ma la qualità e sono soprattutto attenti all’esperienza. Spaziano tra birre, alcolici, distillati. I birrai hanno reagito ai nuovi trends con le birre artigianali, il consumo di birra è tornato a crescere. Il mondo degli spiriti ha utilizzato strategie simili e noi che lavoriamo nel mondo del vino siamo rimasti un po’ indietro, dobbiamo prenderne atto”.
Sartori ha sottolineato l’importanza della qualità, facendo riferimento a quella tendenza del mercato ormai da tempo in atto per cui i consumatori bevono meno ma sono disposti a spendere di più per prodotti di qualità, la cosiddetta premiumization. “Dobbiamo puntare su una qualità estrema” ha ribadito Sartori “l’Amarone deve diventare un prodotto iconico, esperienziale per attrarre nuovi consumatori. La qualità sta anche nelle nostre scelte sui canali di distribuzione. Una bottiglia di Amarone a 9,90€ è un danno per l’immagine di tutto il comparto”.

Riccardo Cotarella (produttore e Pres. Assoenologi), imbeccato da un giornalista, ha concentrato il suo intervento sul perfezionamento e le evoluzioni qualitative dei nostri vini ma ha anche ammonito il settore per le continue e inopportune dispute interne.
“Le potenzialità del nostro paese sono enormi, non ce ne rendiamo conto. I vitigni autoctoni? Noi ne abbiamo oltre 500 contro i 50 francesi ma non è sufficiente. L’elemento più differenziante del terroir non è il vitigno o il territorio ma le persone. Qual’è il motivo di mettere sul mercato un Amarone a 9,90€, quali sono le cause? Non facciamo mai sistema, abbiamo associazioni di categoria che si fanno la guerra, consorzi che per personalismi esasperano diatribe, produttori che si ergono a santoni, questo è un grave handicap che dobbiamo in tutti i modi contrastare”.
Non solo giuste critiche ma anche elogi da parte di Cotarella: “la produzione veneta ha fatto dei salti incredibili, quando studiavo a Conegliano l’Amarone non esisteva, il Prosecco aveva un consumo comunale. Ora questa regione è un fiore all’occhiello. L’Amarone è il vino che meglio esprime la capacità tecnologica per produrlo. Poi c’è un altro aspetto: non è replicabile, pensare ad un Amarone australiano è come pensare ad un leone del Polo Nord”.

Giuseppe Pan, assessore Agricoltura della Regione Veneto ha riaffermato l’importanza del turismo (69,2 milioni di turisti nel 2018), una regione che si sta trasformando dopo la crisi che ha coinvolto settori strategici come edilizia, tessile, chimica ed industria pesante. In questo contesto la grande industria del turismo e la nostra eccellenza enogastronomica diventano primari, garantendo 6,5 miliardi di prodotto lordo.
“Se mettiamo assieme tutto” ha commentato Pan “metà dell’economia veneta gira intorno a turismo, agricoltura e cultura. Non dobbiamo omologarci, siamo condannati ad essere diversi e dobbiamo proporre prodotti di alta qualità che devono essere pagati. L’Amarone va pagato 70-80€ non 9,90€, per me è questa la sostenibilità, altrimenti il sistema di sostenibilità RRR (Reduce, Retrench, Respect) sviluppato dal Consorzio di Tutela Vini Valpolicella non ha senso e non è, appunto, economicamente sostenibile”.


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