Intanto ci fa piacere che anche i media generalisti abbiano ripreso correttamente i dati forniti da Wine Monitor Nomisma rispetto alla vertiginosa crescita dell�export di spumanti italiani in termini di volume ma evidenziando anche la forte leadership francese in termini di valore. Siccome nel passato avevamo stigmatizzato il comportamento di alcuni media generalisti rispetto all�enfatizzare dati parziali, e spesso poco indicativi, del settore vitivinicolo, oggi plaudiamo alla loro maggiore attenzione ai dati veri e seri del comparto.
E tra questi, in un periodo di festeggiamenti dove sono molti i tappi a fungo a saltare in aria, ha fatto un certo effetto sentire i dati presentati dagli amici di Wine Monitor che raccontano una verit� a due facce per gli sparkling del nostro Paese.
Se, infatti, ormai con i nostri 2,7 milioni di ettolitri siamo leader assoluti dell�export delle bollicine a livello mondiale, ben davanti alla Francia ferma a 1,8 milioni di hl e la Spagna a 1,6 milioni di hl, le cose cambiano di molto se ci spostiamo sul fronte dei valori.
In termini di valore, infatti, la Francia anche quest�anno chiude abbondantemente sopra i nostro sparkling superando quota 3 milioni di ettolitri e noi, pur aumentando, rimaniamo al di sotto del miliardo di euro (990 milioni di euro).
E� evidente che il successo degli sparkling francesi � ancora legato quasi esclusivamente allo Champagne che continua a rappresentare la bollicina mediamente pi� pagata a livello mondiale. Basti pensare che il prezzo medio degli sparkling d�Oltralpe � di 17,1 euro (e saliamo a 25,3 euro per lo Champagne) contro i 3,57 euro dei nostri spumanti pi� esportati (3,59 Prosecco, 3,42 per l�Asti). Siamo comunque messi meglio della Spagna ferma a 2,55 euro (3,11 per i Cava).
Sono dati che indicano, come ha sottolineato bene Denis Pantini, responsabile di Wine Monitor, che comunque gli sparkling stanno trainando gran parte della crescita del consumo di vino attuale nel mondo.
Piaccia o no, quindi, le strategie future di sviluppo del consumo di vino mondiale non potranno non tener conto di questa importante tendenza.
Tendenza � fortemente guidata nel mondo dal nostro Paese con un ambasciatore che si chiama Prosecco.
Una bollicina che – come spesso sottolineano i francesi con tono talvolta polemico e preoccupato e non senza nessuna ragione – sta insegnando al mondo che si pu� bere un buon sparkling spendendo comunque molto meno rispetto ad uno Champagne.
Essere apripista comporta sempre dei vantaggi e anche delle responsabilit� e questo siamo convinti ne sono ben consapevoli sia nella zona storica della docg Conegliano Valdobbiadene che in quella pi� vasta della doc Prosecco.
Pi� volte sulle pagine del nostro magazine abbiamo affrontato il tema dello sviluppo del Prosecco e auspicato una regia forte e chiara perch� solo cos� si pu� non solo preservare il successo della nostra bollicina pi� popolare ma anche la reputazione degli sparkling a livello mondiale.
E� evidente che l�esempio dell�Asti spesso spaventa. Le stesse polemiche di questi giorni che ha visto contrapposti gli “industriali” ai “piccoli” produttori dell�universo dell�Asti testimoniano una situazione difficile, di una gestione di una denominazione che non sempre � riuscita a garantire quel successo che il Moscato d�Asti merita.
Ecco noi siamo convinti che il recupero in valore delle nostre bollicine passer� inevitabilmente dal gioco di squadra delle denominazioni in cui esse sono coinvolte.
Lasciare che sia solo il mercato a decidere sarebbe alquanto pericoloso. In questo l�esempio dello Champagne rimane illuminante e noi, pur nelle nostre profonde diversit�, non possiamo non tenerlo come riferimento.