Pensare lentamente, verde e sostenibile, questo è il motto della filosofia slow da cui è nata ormai 10 anni fa la guida Slow Wine, che ha segnato un momento rivoluzionario nella storia della critica del vino in Italia.
10 anni fa la sostenibilità era forse ancora un miraggio per molte aziende vinicole italiane, ma oggi, come abbiamo detto in più occasioni anche tra le pagine di Wine Meridian, è un’urgenza da non rimandare. Oggi essere sostenibili significa mettere in atto azioni di carattere ambientale e sociale lungo la filiera produttiva (dagli ingredienti usati al modello di business, dal packaging al trasporto e la logistica…) che siano meglio per il pianeta, per le persone e per la salute a lungo termine dell’economia globale.
Questi principi ispirano da sempre la “filosofia slow” che prende in considerazione le pratiche agricole sostenibili delle cantine e le storie uniche che le legano al territorio e alla sua gente. Come per Slow Food, i vini devono essere “buoni, puliti ed equi”.
Per andare più a fondo alla questione, abbiamo intervistato il
redattore capo Giancarlo Gariglio, parte integrante di Slow Wine da quasi 20 anni con una passione per la ricerca di produttori che lavorano duramente, genuinamente e che producono vini di altissima qualità proteggendo la natura e l’ambiente in cui operano.

Cos’è la filosofia slow?  
La filosofia che sta alla base di Slow Wine, ovvero di giudicare non solo il vino nel bicchiere che naturalmente deve sempre essere molto buono, ma di aprire anche al giudizio del lavoro della cantina in ottica di sostenibilità ambientale e di rispetto al territorio, è sempre più sentita dal grande pubblico. La tematica ambientalista passa anche dal vino, nulla è esente, la viticoltura può essere perfetto strumento di difesa dell’ambiente, ma anche fortemente impattante. Pertanto la nostra guida, che giudica le aziende anche da questo punto di vista, lancia un segnale verso tematiche che ormai sono interesse comune sempre più sentito.
 
Che tipo di appeal ha questa filosofia produttiva e quali sono le sue implicazioni sul consumatore finale?
Ai negazionisti climatici di certo non piacciamo, ma ritengo che ormai i consumatori più consapevoli e attenti abbiamo molto a cuore il discorso ambientale. Quindi il nostro lettore sulle pagine della nostra guida e nella selezione delle aziende che partecipano al Tour potrà trovare informazioni essenziali come il tipo di diserbo effettuato, che lieviti entrano nella bottiglia, che fitofarmaci sono utilizzati e così via. Molte informazioni che poi possono aiutare il consumatore a effettuare una scelta consapevole e rispettosa degli ecosistemi.
 
Pensare lentamente, verde e sostenibile è diventato il vostro motto. Cosa significa? 
Semplicemente che la qualità di un vino non si giudica più solo dalla sua bontà, parametro che rimane fondamentale, ma non l’unico a guidarci nella scelta di un’etichetta. Riteniamo altresì fondamentale che il vino risponda chiaramente anche alle caratteristiche del territorio dove nasce, dell’annata di riferimento e del vitigno che ne è alla base. Basta ad esempio con sangiovese conditi di merlot o appesantiti da legni tostati che ne penalizzano l’espressione varietale.
 
Festeggerete il decimo anniversario con un tour negli Stati Uniti: che tipo di approccio hanno i consumatori statunitensi verso questa filosofia? 
A febbraio, Slow Food International pubblicherà la nuova edizione in lingua inglese della Guida Slow Wine con la recensione di oltre 1000 aziende vitivinicole italiane e statunitensi. Quest’anno celebreremo il decimo anniversario con l’annuale tour negli Stati Uniti. Quello americano per noi è uno dei mercati più interessanti e diversificati con cui ci capita di confrontarci. Intanto troviamo consumatori e anche professionisti che come prima domanda non chiedono quale sia il prezzo ma sono capaci di andare anche oltre questo dato puramente economico con interesse, informazioni e anche spirito critico. Questo è molto stimolante per noi e anche un forte sprone per realizzare una guida indipendente con giudizi puri, scevri da implicazioni commerciali e che propongano una filosofia ben precisa che può piacere o meno, ma che connota ogni nostra scelta senza guardare in faccia nessuno e non scendendo mai a compromessi.

Obiettivi per il prossimo futuro?
Le catastrofi ecologiche sempre più frequenti indicano che è tempo di agire. La Terra è in difficoltà e secondo il piano pubblicato dalla recente Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica, abbiamo solamente dieci anni per stabilizzare la situazione. Tra i molti obiettivi ambiziosi per il prossimo decennio c’è la sostenibilità agricola. Il team di Slow Wine continua a fare la sua parte promuovendo e supportando i viticoltori che hanno ritenuto prioritario essere attenti all’ambiente. Il continuo successo della guida è la prova che il movimento sta crescendo e che tutti noi dobbiamo contribuire al futuro del nostro pianeta pensando “lentamente”, verde e sostenibile.