Nel settore Horeca statunitense l’inflazione sta frenando il ritorno delle vendite di vino ai livelli pre-pandemici. Secondo gli ultimi dati, questo è il risultato probabile di una dei picchi inflazionistici maggiori degli ultimi decenni su un’ampia gamma di prodotti.

I locali in cui le bevande vengono consumate sul posto sono un mercato chiave per le aziende vinicole statunitensi, in particolare quelle della costa settentrionale. Mentre la Florida e il Texas hanno alleggerito le restrizioni sui ristoranti nella seconda metà del 2020, la California, l’Illinois e New York le hanno mantenute, in alcuni casi fino alla prima metà dello scorso anno.

Negli ultimi mesi le ricerche sui consumatori e i dati di vendita dell’industria delle bevande sembravano indicare che i clienti ci avrebbero pensato due volte a cenare fuori. Uno degli indicatori più affidabili del buon andamento del vino nel settore Horeca USA è SipSource.

Si tratta di un servizio del gruppo di distributori Wine & Spirits Wholesalers of America che traccia la velocità o la lentezza con cui le bevande si spostano dall’inventario del distributore al luogo in cui vengono vendute per il consumo all’interno o all’esterno dei locali. Questi dati possono quindi indicare cosa si vende e cosa no.

L’indice di “channel-shifting” di SipSource ha monitorato negli ultimi due anni e mezzo l’andamento degli acquisti di vino e distillati da parte dei locali, delle aziende di trasporto, delle compagnie aeree e delle navi da crociera, rispetto ai livelli pre-pandemia. Dall’inizio delle restrizioni pandemiche, nel marzo 2020 fino a febbraio 2021, la quota di acquisti di vino e distillati da parte dei locali è crollata rispettivamente del -42% e del -47% rispetto ai livelli pre-pandemici.

Ma all’inizio del 2021, con l’inizio della diffusione dei vaccini, l’abolizione delle restrizioni e il ritorno dei clienti, le vendite dei distributori al settore Horeca hanno registrato una graduale ripresa, più rapida per i distillati rispetto al vino.

Nel trimestre terminato a maggio 2022, il consumo di vino e alcolici nei locali è tornato ai livelli pre-pandemia, al 97% per il vino e al 101% per i distillati.
Poi c’è stata una frenata, nel trimestre successivo (da giugno ad agosto) l’indice è sceso al 90% per il vino e al 95% per i distillati.

“Non credo che il fenomeno sia legato al Covid-19, quanto piuttosto all’inflazione e a come la gente si comporta quando il proprio potere d’acquisto si riduce”, ha dichiarato Danny Brager, analista di SipSource e consulente per le tendenze di consumo di Azur Associates, con sede a Napa. “Una delle prime cose che fanno è cercare modi per risparmiare e uno di questi è andare a mangiare fuori meno spesso. E se sono fuori, seduti in ristoranti e bar, possono ordinare un solo drink invece di due”.

I consumatori riducono la spesa nei ristoranti

Questo cambiamento è stato rilevato tra gli adulti statunitensi da un recente sondaggio condotto dalla società di ricerche di mercato Morning Consult. Condotto la prima settimana di giugno 2022, ha rilevato che l’84% degli intervistati si sta adattando all’inflazione generale dei prezzi cenando meno spesso fuori casa, il 76% va meno spesso al bar e più di due terzi sta riducendo gli acquisti di articoli ad alto prezzo come la carne (72%) e gli alcolici (68%).

La spesa in bar e ristoranti nel mese di agosto è stata di 86,2 miliardi di dollari, sostanzialmente piatta rispetto a luglio e in calo dell’1,4% rispetto al picco di maggio 2022. Secondo il Bureau of Labor Statistics, l’indice dei prezzi al consumo degli Stati Uniti è aumentato dell’8,3% ad agosto, i prezzi dei generi alimentari sono aumentati del 13,4% e quelli dei ristoranti dell’8%. Ma i prezzi degli alcolici in generale sono aumentati solo del 4,3% rispetto all’anno precedente.

Il tasso di inflazione più basso per gli alcolici suggerisce che i produttori sono meno propensi ad aumentare i prezzi, così come i ristoranti, che però sono schiacciati da costi più elevati per la manodopera e le forniture.

Soluzione contro l’inflazione? Vino alla spina

L’aumento dei costi di manodopera nei locali, in particolare alberghi e club per concerti, sta aiutando la Free Flow Wines, azienda di Sonoma, a riprendersi dal grande colpo della pandemia. Secondo Rich Bouwer, amministratore delegato dell’azienda, “Quattro anni fa non vedevamo così tanti hotel che versavano vino alla spina, ma ora stanno cercando di fare di più con meno personale”. 

Bouwer ha sottolineato il potenziale risparmio di manodopera per i ristoranti derivante dall’utilizzo della spina rispetto all’apertura e alla sigillatura delle bottiglie ed il risparmio anche rispetto a bottiglie aperte che perdono qualità o restano invendute.