Francesco Magro, Co-Founder di WineLivery, ha introdotto l’omonima applicazione che si propone di consegnare vino a domicilio, in meno di venti minuti e a temperatura di consumo.
Il relatore ha spiegato che WineLivery è oggi l’applicazione più scaricata in Italia e l’aspetto divertente è che a inventarla ci hanno pensato degli amanti del vino, non degli esperti.

Proprio questa inesperienza è la chiave per comprendere il progetto: WineLivery non è un’applicazione del vino – ha detto Francesco –, ma è uno strumento che il cliente utilizza quando sa che vuole bere ma non sa che cosa.

Infatti, WineLivery si occupa di fare educazione di consumo alle persone e, paradossalmente, lavorando con un pubblico che non ha competenze – ha spiegato Francesco – le possibilità si ampliano perché al cliente rimane impressa la storia di chi sta dietro al prodotto e, in questo senso, la curiosità diventa il driver di scelta. WineLivery agisce “come un amplificatore di mercato”.

Sempre parlando di tecnologie tangibili, Giovanni Morelli – General Manager di BluHub – ha introdotto Somelia, “un sistema che fa luce sulla zona grigia”.
Infatti, Somelia è un dispositivo tecnologico, una capsula sensorizzata che monitora la qualità del vino all’interno della bottiglia senza necessità di aprirla.
Proprio per questo Morelli ha detto che Somelia colora la zona grigia: perché risalta i problemi che possono sorgere nel frangente che divide il momento dell’imbottigliamento da quello della vendita.

Infatti, la strada che percorre il vino è fisicamente tortuosa, tra problemi di trasporto, immagazzinamento, sbalzi di temperatura, contraffazioni e tappi sfortunati, l’errore è dietro l’angolo e una bottiglia difettata può capitare a tutti.
Ma, con Somelia – ha spiegato Morelli – molti di questi problemi possono essere risolti perché il dispositivo detecta identifica i problemi che può avere una bottiglia: per esempio, oltre i dati ambientali, analizza il micro-spostamento, l’umidità e la temperatura del tappo per poi inviare un risultato – “buono” o “non buono” – all’applicazione affiliata al dispositivo.

La parola è passata a Carlo Rossi che ha introdotto il concetto di “Smart Wine”.
Durante tutto il Wine Tech Symposium si è sottolineata più e più volte l’importanza di raccogliere i dati per trasformare i clienti “per caso” in clienti abituali.
Anche Carlo Rossi condivide quest’idea e ha spiegato che lo Smart Wine costituisce “l’idea di utilizzare i dati di chi beve un determinato vino per creare un’esperienza diversa, unica, irripetibile”.

Però, proprio perché Smart, bisogna essere in grado di trattare i dati in modo intelligente: il relatore ha sottolineato che la privacy esiste per tutelare la persona dalla discriminazione e Smart Wine si propone di salvaguardare le informazioni sensibili e di utilizzarle solo per un purpose: tramite le informazioni che si hanno “ti costruisco la persona e ti offro non solo il vino che ti può piacere di più, ma anche quello che è in linea con le tue tasche”, spiega Carlo. Così facendo – ha detto il relatore – non si disturba il cliente e, anzi, gli si concede piena trasparenza dei dati che l’azienda conserva su di lui/lei.

In ultima analisi, l’obiettivo finale di Smart Wine è di allineare gli interessi dell’azienda con gli interessi della collettività, intesa come clientela.

Infine, il testimone è stato passato a Igor Boccardo – CEO di Genagricola – che ha parlato di innovazione nel mondo del vino con lo scopo di rendere questo settore sostenibile.
Il relatore comincia sganciando una bomba ad orologeria: “se non vogliamo che entro 30 anni la temperatura si alzi di un grado e mezzo, dobbiamo preservare ben l’87% delle riserve fossili che devono rimanere intoccate. Quindi, dovremmo sostenerci solo con il 13% delle riserve fossili; in più, oggi, ci sono 414 parti per milione di anidride carbonica nell’atmosfera e per riuscire a non aumentare la temperatura dovremmo arrivare ad averne solo 300”.

Per ottenere questo obiettivo, il CEO di Genagricola ha in mente un piano ben strutturato su tre pilastri che potremmo definire “le tre P”: people, planet e prosperity.

  • Per quanto riguarda le persone, le cooperative si rivolgono a Genagricola che accoglie chi è socialmente svantaggiato per reintrodurrli al mondo del lavoro.
  • A livello di pianeta, l’azienda possiede un piano di circolarità e sostenibilità.
  • Infine, Genagricola mira a far prosperare gli elementi con cui lavora ovvero la terra e la comunità.

Boccardo ha poi chiarito che per fare tutto questo sono sicuramente necessari i numeri – “il dato è fondamentale” ha detto –; ma per quanto i numeri governino un’azienda, questi devono essere tradotti da una testa pensante che li metta insieme alle parole e alla relazione con il cliente, altrimenti non servono a nulla.