La filiera vinicola francese è in agitazione: da una parte, i viticoltori compiono azioni dimostrative contro i prezzi sottocosto in GDO che svalutano le loro produzioni; dall’altra, cresce il timore di nuovi dazi dall’Amministrazione Trump, minaccia per l’export verso gli USA. Tra tensioni interne e incertezze globali, il settore cerca risposte che coinvolgono anche il comparto italiano.

In Francia, il mondo del vino è scosso da due questioni cruciali: da un lato, le proteste dei viticoltori contro la vendita sottocosto di vini di qualità nella GDO; dall’altro, il timore del possibile ritorno dei “dazi Trump”, che potrebbero mettere in ginocchio l’export francese verso gli Stati Uniti.

Ad inizio novembre un gruppo di viticoltori del sindacato Jeunes Agriculteurs e della FDSEA ha inscenato una protesta davanti ai supermercati Lidl a Orange e Bagnols-sur-Cèze. I manifestanti hanno acquistato bottiglie di Côtes-du-Rhône vendute a un prezzo stracciato di 1,99 euro, per poi distruggerle davanti all’ingresso. “Stanno annichilendo la viticoltura,” ha dichiarato Jordan Charransol, presidente dei Jeunes Agriculteurs del Vaucluse, esprimendo la frustrazione dei produttori che vedono il valore del loro lavoro sminuito da queste vendite sottocosto.

“Ci pagano 80 centesimi al litro per un costo di produzione di almeno 1,40 euro,” ha spiegato Charransol. “In questo modo il Côtes-du-Rhône, una denominazione che segue rigidi standard qualitativi, viene svilito”. La protesta non si limita ai soli produttori: il sindacato ha anche lanciato un appello ai consumatori, invitandoli a riflettere sul prezzo di queste bottiglie e a non acquistare prodotti che, a loro avviso, penalizzano i viticoltori.

Anche nel nostro Bel Paese, i produttori di vino affrontano sfide simili a quelle dei colleghi francesi, tra politiche di prezzo troppo aggressive della grande distribuzione e l’incertezza per le possibili politiche protezionistiche del neoeletto Trump. La svalutazione del vino di qualità attraverso prezzi sottocosto mina la percezione del valore del prodotto ed è una questione che ci coinvolge direttamente. Le azioni dirette e dimostrative dei produttori francesi fanno riflettere, sicuramente i francesi dimostrano di essere risoluti e di avere una determinazione ammirevole.

Parallelamente alle proteste e alle azioni concrete, cresce la preoccupazione tra i produttori francesi per un potenziale ritorno dei dazi che il neoeletto presidente statunitense Donald Trump aveva già imposto durante il suo primo mandato. Nel 2019 infatti, l’Amministrazione Trump aveva applicato dazi del 25% su tutti i vini fermi francesi al di sotto dei 14 gradi, colpendo duramente l’export, che rappresenta un pilastro economico per molte regioni vinicole francesi. Gli Stati Uniti inoltre costituiscono il principale mercato in volume per i vini francesi, con un fatturato annuo di 3,6 miliardi di euro.

“I dazi di Trump di qualche anno fa hanno lasciato segni profondi”, ricorda Jean-Marie Fabre, presidente dei Vignerons Indépendants. “Per anni, i nostri vini hanno subito una contrazione delle quote di mercato, a vantaggio di concorrenti come l’Italia e la Nuova Zelanda, che non erano soggetti ai dazi. Tornare a quella situazione sarebbe un disastro per il settore”.

Nonostante la sospensione dei dazi doganali durante l’Amministrazione Biden, la filiera viticola francese teme che la nuova presidenza Trump possa portare all’imposizione di nuove tasse, dal 10 al 20% su tutti i prodotti europei importati, inclusi i vini francesi. “Trump ha un approccio transazionale,” ha affermato Thierry Breton, ex commissario europeo. “Se ciò accadesse, le aziende dovrebbero prepararsi a diversificare i loro mercati”.

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Di fronte a questa minaccia, alcune aziende vinicole stanno già valutando strategie di adattamento. “Durante i primi dazi Trump, alcuni produttori hanno optato per esportazioni di vino sfuso, imbottigliandolo direttamente negli Stati Uniti per evitare le imposte” ha spiegato Florian Ceschi di Ciatti. Secondo Ceschi, il possibile ritorno dei dazi potrebbe richiedere strategie simili, inclusa la diversificazione dei formati e dei mercati.

Foued Cheriet, esperto di marketing del vino, sottolinea l’importanza di pianificare già ora: “L’esperienza con i dazi di Trump in passato ci ha mostrato quanto sia fondamentale per le imprese adattarsi in modo rapido e flessibile, esplorando nuovi mercati o, in alcuni casi, negoziando con i partner americani per condividere i costi.”

Mentre i viticoltori si preparano a nuove sfide, l’incertezza rimane alta. Le tensioni commerciali globali e i timori per il ritorno di politiche protezionistiche negli Stati Uniti stanno mettendo sotto pressione un settore già duramente provato da crisi climatiche, calo della domanda e instabilità economica. “Il vino non è solo un prodotto commerciale,” ha commentato Jean-Martin Dutour della denominazione Chinon. “Tassarlo significa attaccare una parte dell’identità francese.”

La Francia si trova ora ad affrontare una sfida su più fronti: preservare il valore del proprio vino sul mercato interno e difendere la propria posizione sui mercati esteri. Tra proteste contro le vendite sottocosto in GDO e strategie per far fronte a un possibile ritorno dei dazi di Trump, il futuro del vino francese si prospetta incerto e complesso, ma con una forte determinazione da parte dei produttori a difendere il valore della loro tradizione vitivinicola.


Punti chiave:

  1. Proteste contro i prezzi sottocosto: I viticoltori francesi sono in rivolta contro la vendita di vini di qualità a prezzi troppo bassi nella grande distribuzione, accusata di svalutare il prodotto e compromettere la redditività delle aziende vinicole.
  2. Timore del ritorno dei dazi di Trump: Con la rielezione di Donald Trump, si teme il ripristino di dazi fino al 20% sui vini europei, che colpirebbero duramente l’export francese verso il mercato statunitense, principale mercato estero per il vino francese.
  3. Precedenti danni economici: I dazi imposti dall’amministrazione Trump nel 2019 hanno provocato significative perdite di quote di mercato, a vantaggio dei concorrenti internazionali, dimostrando l’impatto devastante di queste imposte.
  4. Strategie di adattamento: Per far fronte ai potenziali dazi, le aziende stanno valutando il ricorso all’esportazione di vino sfuso o all’imbottigliamento in loco, nonché la diversificazione dei mercati e dei formati di vendita.
  5. Identità culturale sotto pressione: Secondo i produttori, tassare il vino significa attaccare una parte essenziale della cultura francese, mettendo a rischio un settore già provato da crisi climatiche e calo della domanda.