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C’è una cosa che più di tutte comincia davvero a mancarmi: una cena al ristorante. Lo so, non sono sola; manca anche a voi. L’ultima volta che abbiamo cenato rilassati con gli amici e senza mascherina, sembra ormai una vita fa. A dire il vero non deve essere per forza una cena, io in generale amo anche il “pranzo”: quello estivo e leggero consumato in riva al mare, magari con una bella bottiglia di vino bianco, dalle mie parti sarebbe un Pigato. Oppure quei pranzetti da domenica del villaggio, con tovaglie a quadri bianche e rosse, salame e formaggio, frittate e torte salate. Ma perché poi vi parlo di pranzi e di cene? Semplice, perché il vino a tavola non può mai mancare, è il compendio necessario, è quel matrimonio d’amore che ora esalta il piatto, ora si esalta da sé. E mentre cerchiamo di capire gli abbinamenti, come sposare al meglio pietanze e bottiglie, se scegliere il percorso territoriale, regionale o quello del pragmatismo inglese (nessun abbinamento) io provo ad abbinare a questa nuova batteria di vini di aprile alcuni piatti della tradizione. E voi che rapporto avete con gli abbinamenti?
            

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La villa, il giardino, la cantina: un luogo ameno a Montopoli in Val d’Arno, tempio della cultura e, sin dagli anni 50, fulcro di una mondanità ricercata e di confronto letterario grazie al soggiorno di noti intellettuali del bel paese. Poi volti noti del panorama artistico, imprenditori italiani e internazionali. Sin d’allora a Varramista, residenza, casa di campagna, dimora di svago e relax delle famiglie Piaggio e Agnelli, il vino era una passione secondaria a cui negli anni ’90 si avvicina con consapevolezza Giovanni Alberto Agnelli, figlio di Umberto Agnelli e Antonella Bechi Piaggio. La passione per il Syrah, la conversione dei vigneti, le straordinarie produzioni d’eccellenza, fino alla sua prematura scomparsa, portano in ogni caso Varramista a divenire luogo del vino nel mondo. Syrah e Sangiovese firmano lo stile di una produzione attenta alla qualità, come per Varramista Rosso 2005. La concretezza del Syrah in purezza, l’avvolgenza dell’affinamento in botti di rovere esauste da 225 e 228 litri, il lungo tempo di maturazione in bottiglia, compongono nel calice un’esperienza cerebrale, emotiva, estensione di quella bellezza culturale traslata in un sorso di empatia, volume e prospettiva. Una meravigliosa Toscana rossista che risplende con audacia, osando spingersi senza timore al di fuori del suo vitigno storico.

Ci mangio: Zuppa toscana di farro alla lucchese

Bottiglie prodotte: 6.800

www.varramista.it