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Con sempre maggiore interesse entro in quei locali dove il vino non è la specificità. Guardo con attenzione la wine list, leggo la bacheca con i vini al calice, osservo il personale, quasi sempre totalmente digiuno dei fondamenti eno-vitivinicoli. A me, a voi che mi leggete, sembra il minimo conoscere la differenza tra un Pas Dosè e un Extra Brut, tra un Franciacorta e un Valdobbiadene, tra un bianco fermo e un rifermentato. E invece non è così. È inevitabile constatare che molti bevono un calice senza farsi domande, moltissimi sono gli ignari di cosa sia effettivamente il vino. Che, badate bene, è molto diverso da un boccale di birra, se non altro perché il vino è il frutto di una materia prima che abbiamo una sola volta l’anno: quella singola vendemmia, che si spera generosa e positiva. Mentre la birra, anche la più artigianale, è sempre riproducibile: malto, luppolo, lieviti e il gioco è fatto. Facciamo dunque cultura, adoperiamoci per far comprendere che quel calice di vino è un modo di vivere: per il contadino che in vigna lavora la terra, e per chi lo beve.

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Affrontando il luogo di Bolgheri si dovrebbe parlare di uve a bacca rossa. Si dovrebbe, perché sebbene anche i rossi dell’Azienda Agricola Cipriana siano molto autorevoli, io sono rimasta folgorata dal Vermentino. Intenso, sapido, ampio nelle mille tonalità di fiori gialli e frutta tropicale, e tuttavia molto elegante nelle sue rivelazioni olfattive. Probabilmente celato dai grandi Bolgheri Cipriana, gioca tutta la sua partita su pulizia, freschezza, vena minerale salmastra priva di qualsiasi nota aspra. Le erbe aromatiche e la mandorla dolce spingono il gusto in un finale che si annuncia come una carezza, delineando perfettamente la visione del produttore e il profilo del territorio. Quattordici ettari acquistati in momenti differenti – i primi 4 in Località Campastrello e a seguire i restanti sulla bolgherese e nel circondario -, un’azienda storica, è la terza nata nel comprensorio di Bolgheri, i cui inizi risalgono al 1975 grazie ai fratelli Carlo e Luigi Fabiani. Oggi c’è Laura Fabiani a occuparsi insieme al padre e allo zio della vigna, degli ulivi e dell’ospitalità.

Ci mangio: Fiorentina e patate al forno con rosmarino

Bottiglie prodotte: 3.500

www.lacipriana.com


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