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E siamo a marzo. Quarto numero e un po’ di riflessioni. Ho sempre desiderato impostare Wine Pager come la newsletter della scoperta, ovvero la ricerca di tutti quei territori meno blasonati, di quei vitigni che in un modo o nell’altro rimangono più spesso in ombra, di quei produttori che “devi andarti a cercare”, perché non sempre sono sulle guide e neanche ci vogliono stare, ma fanno cose imperdibili che meritano di essere scoperte, conosciute e a loro volta fatte conoscere. Lo sto facendo con una modalità semplice in cui il linguaggio sia davvero generatore di godimento. E questo penso succeda quando una descrizione riesce a trasportarti lì, proprio lì, sul territorio, senza per questo dover essere un concentrato di aggettivi, di termini, di paroloni. Condurvi semplicemente verso sensazioni, immaginando odori, sapori, consistenze e persistenze. Credo che i parametri di riferimento siano ad esempio la sensibilità nel descrivere un dettaglio: la mia sensibilità, in questo caso. La vostra, nel limite di quello stimolo chiamato soglia di percezione. Buon inizio di primavera.
            

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Finalmente parlo di Liguria, una delle regioni vinicole un po’ in sordina sia che geograficamente si parli di Levante o ancora peggio di Ponente. E invece quante cose ci perdiamo. Non solo perché parliamo di fatto di un areale fragile, dove l’erosione ruba progressivamente ettari di zolle terrazzate arrampicate tenacemente a una costa mediterranea meravigliosa, nei suoi colori, nei suoi borghi di pescatori e negli uomini di antiche crociate. Nel territorio dei Colli di Luni, che si estende dalla città di La Spezia fino alle Alpi Apuane, Cantine Lunae rappresenta un po’ di questi luoghi. Paolo Bosoni con il fratello Lucio nel 1966 si cimentarono nel recupero dell’eredità agricola di famiglia. Qui tutto diventa qualitativamente interessante, non solo i bianchi come il Vermentino che trovano un habitat straordinario, ma anche le bacche rosse Ciliegiolo, Pollena Nera e Sangiovese, hanno qualcosa da raccontare. Per me il vero outsider è però LaBianca, Vermentino (in prevalenza) e Malvasia: fresco, sapido, accessibile, orgogliosamente ligure. Profuma d’estate, di erbe aromatiche, di sale e di rugiada. La leggera aromaticità posa la tensione lunigiana in un’acidità che si rinforza grazie al territorio, tra calde brezze marine e la frescura che scende dalle Alpi Apuane. Gode la vigna, l’uva si affranca a un fruttato intenso, in uno stato di piena grazia e armonia.

Ci mangio: il Cappon Magro, un piatto povero, poco conosciuto, ostaggio della memoria dei nostri nonni (sono sempre meno i ristoranti che lo propongono). È a base di pesce e verdure, magro perché consumato nei giorni quaresimali, e una preparazione lunga e laboriosa. Assaggiatelo!

Bottiglie prodotte: 70.000

www.cantinelunae.com