La costanza, in quanto fedeltà alle nostre convinzioni, è sicuramente un valore: avere un centro di gravità che orienta il nostro operato e ci aiuta a tenere la barra in direzione dei nostri obiettivi, è essenziale per conseguire i risultati che ci prefiggiamo.

Dietro alla costanza c’è la fiducia nelle intuizioni che abbiamo, c’è l’autostima, c’è il riconoscimento delle nostre capacità; non è quindi per niente scontata e non è acquisita una volta per tutte.
Anzi, possiamo dire che costanti non si nasce, ma lo si può diventare con un allenamento mirato e con la voglia di migliorarsi.

C’è però un confine, che tutti noi abbiamo sperimentato, e che ci pone una dubbio che è difficile risolvere sulla carta: dove finisce la costanza e inizia la rigidità, l’ostinazione?
Essere costanti non può significare essere irriducibili sostenitori di posizioni che si rivelano deboli, non può indurci a proseguire in una direzione che si rivela inadatta agli scopi che ci siamo prefissi. C’è un punto, un bivio, un momento, in cui la nostra sensibilità e la nostra intelligenza devono suggerirci di rettificare il tiro e riconsiderare il percorso.

Come si allena questo mix tra costanza e flessibilità?

Proviamo a tracciare alcune linee-guida e costruire un percorso virtuoso che ci possa accompagnare nella gestione dei singoli compiti, ma anche dei grandi progetti della nostra vita professionale.

L’importanza di iniziare bene

Partire con il piede giusto è sicuramente condizione essenziale per raggiungere un risultato: il percorso sul quale siamo chiamati a misurarci deve partire sulla base di una giusta intuizione, una sensazione di positività che ci convince.

Una buona pianificazione è tutto

Cosa trasforma un desiderio in un progetto? È la capacità di gestirlo, che non si scopre per caso durante il percorso: al contrario, va messa alla prova fin dall’inizio, con un’attenta progettazione

Come comportarsi al primo ostacolo

A parte il libro dei sogni, nessun percorso è privo di difficoltà: deve venirci in soccorso, nei momenti di dubbio, il ricordo dell’entusiasmo iniziale, che è stato la vibrazione che ha innescato la nostra scelta. In seconda battuta, a darci forza deve essere la consapevolezza dei progressi fatti. Riconoscere i meriti che abbiamo guadagnato sul campo ci dà la forza di aggirare gli ostacoli e continuare a seguire la rotta.

Non ambire alla perfezione

Il modo più certo per fallire è quello di non ammettere la possibilità di sbagliare. Per la efficace gestione dei nostri obiettivi occorre in primo luogo non attendersi la perfezione, né da parte nostra né  da parte degli altri; il che implica una predisposizione ad essere grati per ciò che si è e ciò che si riceve.

Essere pronti a dei cambi di rotta

Il raggiungimento dei nostri obiettivi può richiedere più tempo o più fatica. La nostra possibilità di successo dipende anche e soprattutto dalla nostra capacità di adattamento. L’imprevisto dominerà sempre e comunque i nostri progetti, ma questo non toglie importanza alla pianificazione, anzi, la esalta: soltanto delle accorte analisi di scenario ci permettono di rettificare le nostre scelte, conoscendo in anticipo il punto di caduta delle nostre azioni.

Viviamo e lavoriamo nelle contraddizioni: saperle gestire fa di noi individui pronti a reagire, mantenendo lo sguardo fermo sul nostro target.

Pianificare per essere pronti a cambiare i nostri programmi; prepararsi in modo impeccabile ma non pretendere di avere il pieno controllo dei processi; dare sempre il meglio di noi stessi ma non scoraggiarsi se il percorso ci pone davanti ai nostri limiti.