Cantina La-Vis suggerisce l’uso dell’Intelligenza Artificiale come alleato strategico nella viticoltura trentina. Tra droni per il monitoraggio fitosanitario, sostenibilità ambientale e innovazione gestionale, il Direttore Tecnico Ezio Dallagiacoma evidenzia l’importanza di un approccio di sistema, concreto e collaborativo, per valorizzare il vino e il territorio trentino nel lungo periodo.

L’innovazione tecnologica sta ridefinendo i contorni dell’agricoltura moderna, e il settore vitivinicolo non fa eccezione. L’Intelligenza Artificiale (IA), in particolare, emerge non come una minaccia al sapere tradizionale, ma come un potenziale alleato di straordinaria efficacia. Ne abbiamo discusso con un esponente di una significativa realtà cooperativa vitivinicola trentina, per esplorare come l’IA possa integrarsi nel lavoro quotidiano, dalla cura del vigneto alle strategie di cantina, e quale ruolo possano giocare le iniziative di sistema in questa transizione. Un dialogo che tocca la valorizzazione del territorio, la sostenibilità e la necessità imprescindibile dell’azione concreta.

Il Trentino vanta un’immagine di bellezza paesaggistica riconosciuta. Tuttavia, emerge a volte la sfida di comunicare un’eccellenza qualitativa diffusa e omogenea. Come si inserisce in questa visione l’adozione di tecnologie avanzate come l’Intelligenza Artificiale e quali altri elementi sono cruciali per questo percorso?

“È vero, esiste una percezione per cui, pensando al Trentino Alto Adige, spesso si associa all’Alto Adige un’esperienza percepita come qualitativamente superiore nel mangiare, nel bere, persino nell’ospitalità. Questo per noi è uno stimolo continuo. Crediamo fermamente che l’agricoltura debba essere, e sentirsi, parte integrante e attiva di un sistema territoriale complesso. Essere produttori oggi significa molto più che ottenere un buon raccolto; implica un impegno profondo verso il rispetto dell’ambiente – la sostenibilità è quindi un pilastro – e la cura attiva del paesaggio, della sua bellezza intrinseca e della sua vitalità.

È un lavoro di sensibilizzazione che portiamo avanti costantemente con i nostri 400 soci: l’obiettivo è avere vigneti che non siano solo produttivamente qualitativi, ma anche esteticamente curati e gestiti in modo responsabile. Un trattore vecchio lasciato in un campo o un bidone abbandonato non sono dettagli trascurabili, ma elementi che possono recare un danno all’immagine collettiva di un territorio che vive anche di turismo e bellezza.

La nostra filosofia aziendale spinge verso progetti che incarnino una visione proiettata al futuro, interrogandosi su cosa il Trentino possa e debba diventare. Questo include l’adozione di protocolli interni che incentivano la biodiversità e la vitalità del terreno – una risposta cruciale anche ai cambiamenti climatici. In questo contesto, l’innovazione tecnologica è fondamentale e si sposa con il rispetto per la terra. Già da anni investiamo concretamente: negli ultimi quattro, ad esempio, abbiamo dimezzato il consumo di energia grazie a un nuovo impianto fotovoltaico e alla completa sostituzione dell’impianto termico.

L’IA si inserisce perfettamente in questa logica di miglioramento continuo, come ulteriore strumento per ottimizzare i processi, innovare le pratiche e, in ultima analisi, valorizzare il sistema Trentino nella sua interezza, rendendolo più efficiente, sostenibile e capace di esprimere al meglio le sue potenzialità. È un percorso che include anche la ‘biodiversità sociale‘: valorizzare le competenze e le sensibilità dei singoli. Penso a un nostro socio, produttore biologico, che prima di reimpiantare un vigneto, ha deciso di lasciare il terreno a riposo per un anno, coltivando erbe specifiche, con la filosofia di preservare e migliorare la vitalità del suolo per le generazioni future. Questa sensibilità è una ricchezza.”

Concentrandoci sull’Intelligenza Artificiale, quali applicazioni pratiche ritiene più promettenti e immediatamente utili per il settore vitivinicolo, specialmente per la gestione agronomica e il monitoraggio fitosanitario?

“Per come la vedo io, l’Intelligenza Artificiale non è la panacea per tutti i mali, ma rappresenta un ‘collaboratore’ straordinariamente potente e versatile. Uno degli ambiti dove credo possa portare benefici enormi e quasi immediati è il monitoraggio dei vigneti, che per noi significa gestire circa 400 ettari, già mappati con GPS.

Prendiamo la Flavescenza Dorata, una problematica molto sentita e diffusa. Attualmente, le strategie di monitoraggio su larga scala richiedono un ingente impiego di personale che perlustra i vigneti, con tempi inevitabilmente lunghi e una copertura che non può essere totale.

Immagini invece l’impiego di droni equipaggiati con sensoristica avanzata e addestrati tramite IA a riconoscere i sintomi precoci della malattia, o altre anomalie come carenze nutrizionali.
Penso che il tempo necessario per il monitoraggio potrebbe ridursi in maniera drastica. Potremmo realisticamente pensare di coprire l’intero territorio vitato di una regione, o di un’ampia area consortile, più volte durante la stagione vegetativa.

Questo si tradurrebbe nella capacità di identificare precocemente e con una precisione oggi impensabile i focolai di infezione, permettendo interventi tempestivi e mirati. Il drone può mappare un punto preciso, segnalare una pianta sospetta. Se dopo un controllo successivo quella pianta risulta ancora problematica e non trattata, si può intervenire con cognizione di causa. Si passerebbe da un monitoraggio spesso basato su campionamenti e tempistiche dilatate, a un sistema capillare, oggettivo e quasi in tempo reale.

Per mappare a fondo la flavescenza con metodi tradizionali su un vasto territorio ci vorrebbero anni, con il rischio che il dato raccolto sia già obsoleto; con droni specializzati e un paio di operatori qualificati, potremmo ottenere dati aggiornati e dettagliati in poche settimane. Questo è un esempio lampante di come l’IA possa rendere l’azione umana più rapida, efficace e strategica.”

Oltre al vigneto, come può l’IA fungere da “collaboratore” nelle fasi di cantina, nelle strategie di mercato o nella comunicazione? E quali sono, secondo lei, le avvertenze o i limiti da considerare nell’impiego di questi strumenti?

“L’IA ha la capacità di processare e fornire una marea di informazioni in tempi incredibilmente rapidi, ma resta cruciale la capacità umana di interpretarle, contestualizzarle e tradurle in decisioni strategiche. Affidare ciecamente l’IA a chi non possiede le competenze per leggerne criticamente gli output potrebbe portare a errori, perché non sempre le indicazioni fornite sono automaticamente ‘corrette’ o ottimali per ogni specifico contesto aziendale o di prodotto.

Detto questo, il suo potenziale è vasto. Può certamente assistere nella definizione delle stilistiche di prodotto, analizzando grandi moli di dati su preferenze dei consumatori e trend di mercato. Può fornire letture approfondite del mercato, identificare nicchie emergenti o segmenti di consumatori.
Ad oggi, non credo che l’IA possa sostituire la sensibilità, l’esperienza e l’intuizione di un enologo o di un assaggiatore esperto, ma può sicuramente essere un valido supporto, fornendo dati e correlazioni che magari sfuggirebbero all’analisi umana.

Si pensi anche ad applicazioni più ‘operative’: noi, ad esempio, la usiamo per piccole cose che però velocizzano i processi. Stiamo ridipingendo la nostra vinoteca: ho fatto una semplice foto e, utilizzando un’applicazione basata su IA, in un minuto ho potuto visualizzare diverse opzioni cromatiche, aiutandoci nella scelta. È uno strumento che può offrire linee guida preziose, accelerare alcuni processi decisionali.

La cautela principale, quindi, è non cadere nella tentazione di delegare il pensiero critico e la responsabilità della decisione finale. L’IA deve essere vista come un amplificatore delle capacità umane, non un suo sostituto.”

Lei ha più volte sottolineato l’importanza dell’azione concreta e di un approccio “di sistema”. Spesso, però, le innovazioni faticano a diffondersi capillarmente. Come si può conciliare la potenza dell’IA con l’esperienza e le tradizioni del settore?

“L’IA, come dicevo, fornisce informazioni rapide, ma poi spetta all’uomo agire. Il vero nodo, spesso, non è la mancanza di idee o la consapevolezza dei problemi, ma la difficoltà nel passare dalla diagnosi all’azione, dalla lista delle criticità a un concreto elenco di soluzioni implementabili.

Per affrontare sfide complesse come la gestione fitosanitaria su vasta scala o l’adattamento ai cambiamenti climatici, servirebbero approcci di sistema più coraggiosi e autorevoli, capaci di sposare progetti innovativi e di portarli avanti con determinazione fino al raggiungimento di risultati tangibili.
Se, ad esempio, un’iniziativa a livello territoriale investisse seriamente nell’IA per monitorare e contribuire a risolvere un problema come la Flavescenza Dorata, offrirebbe un servizio di enorme valore al mondo contadino. Invece di interventi frammentati o di metodi tradizionali lenti, un sistema basato su droni e IA fornirebbe una mappatura oggettiva e costantemente aggiornata, una base dati incontrovertibile su cui programmare interventi mirati ed efficaci.

Si potrebbe dire con precisione: ‘Attenzione, in questa zona ci sono X piante infette, è necessario intervenire entro Y giorni’. Questo è agire, è fornire soluzioni.

A volte, nel nostro settore, si tende a fare molti annunci, ma poi la concretizzazione arranca.
Se si ha una base solida, una convinzione che poggia su un buon 60-70% di analisi e fattibilità, bisogna avere il coraggio di iniziare. Il restante 30-40% si affina e si corregge ‘in corso d’opera’, imparando dagli errori e adattandosi. Aspettare la perfezione assoluta è spesso la scusa più elegante per non iniziare mai. Il mondo, e il progresso, sono fatti di azioni, anche imperfette, ma intraprese.
Le strutture collettive dovrebbero evolvere in questa direzione: cercare attivamente modi per generare risvolti pratici, offrire soluzioni concrete che abbiano un impatto positivo sul lavoro e sulla redditività dei produttori, sia sul piano tecnico che su quello dei servizi. Non basta essere l’ente che gestisce pratiche burocratiche perché imposto dalla normativa.

L’obiettivo dovrebbe essere diventare un partner strategico, un punto di riferimento a cui i produttori si rivolgono perché riconoscono un servizio valido, che porta un vantaggio reale e misurabile. Se un’iniziativa di sistema, in un arco temporale definito, riuscisse a dimostrare di aver contribuito significativamente a risolvere un problema diffuso grazie all’adozione intelligente di nuove tecnologie, allora sì che avrebbe dato una risposta forte, secca e valida alle esigenze del territorio.”

L’Intelligenza Artificiale offre opportunità notevoli al mondo vitivinicolo, ma la vera svolta sarà possibile solo se il settore saprà muoversi compatto, sperimentando con le capacità tecnologiche e gestionali delle realtà più strutturate che possono agire da “faro” per l’intero territorio. Un approccio integrato e cooperativo diventa così cruciale, rappresentando non solo un vantaggio competitivo, ma una reale possibilità di crescita sostenibile e condivisa per tutto il sistema Trentino.


Punti chiave:

  1. IA nel vigneto: monitoraggio preciso e tempestivo con droni e IA per identificare malattie e carenze con rapidità mai vista prima.
  2. Sostenibilità ambientale: tecnologia e natura insieme come fotovoltaico, biodiversità e IA integrati per un’agricoltura più responsabile.
  3. Approccio sistemico: serve coordinamento territoriale e coraggio nell’attuazione delle innovazioni.
  4. Supporto decisionale: i dati dell’IA migliorano le scelte, ma l’esperienza resta centrale.
  5. Valorizzazione del territorio: estetica, ospitalità e qualità devono procedere di pari passo.