La denominazione Garda DOC si trova a un bivio strategico: la recente ricerca promossa dal Consorzio evidenzia una crescita incoraggiante, ma anche fragilità identitarie e comunicative. Tra notorietà da rafforzare, flessibilità produttiva e grandi opportunità legate all’enoturismo, il futuro del brand passa da una narrazione più chiara e condivisa.
La denominazione Garda DOC si trova oggi in una fase cruciale del proprio sviluppo. Se da un lato emergono segnali incoraggianti in termini di notorietà e una percezione di modernità e orientamento al mercato, dall’altro la ricerca condotta su un campione qualificato di addetti ai lavori, media e player specializzati del settore evidenzia limiti ancora evidenti nella riconoscibilità e nella chiarezza dell’identità complessiva della denominazione.
È quanto emerso dalla presentazione della recente ricerca sul percepito del brand Garda DOC, promossa dal Consorzio Garda DOC e curata da Fabio Piccoli, Direttore Responsabile di Wine Meridian.
Il primo dato che salta all’occhio riguarda la conoscenza della denominazione: il 65% del campione (addetti ai lavori) afferma di conoscerla molto bene, il 22% ne ha sentito parlare ma non la conosce nel dettaglio, mentre il 13% ammette di non conoscerla affatto. Si tratta di una fotografia che, pur partendo da basi solide, conferma la necessità di rafforzare la riconoscibilità del brand, anche verso gli operatori del settore e i media specializzati.

Nonostante ciò, chi ha familiarità con la Garda DOC tende ad attribuirle valori ben precisi: il 23% la associa a un orientamento al mercato contemporaneo, il 18% ne sottolinea l’innovazione, mentre un altro 16% riconosce la forza evocativa del brand legato al Lago di Garda. Segnali, questi, che evidenziano una costruzione identitaria moderna, seppur ancora parziale.
Flessibilità e riconoscibilità: punti di forza da consolidare
Tra i punti di forza percepiti spiccano il brand Garda come elemento riconoscibile (34%), la flessibilità produttiva (26%), le peculiarità geografiche e paesaggistiche (22%) e il potenziale enoturistico (21%). Il fatto che la denominazione riesca ad “ospitare” identità vitienologiche diverse senza apparire disomogenea è percepito come un valore, così come la possibilità di intercettare mercati diversi grazie a una gamma di prodotti adattabile.
Tuttavia, lo stesso Piccoli ha sottolineato come questa flessibilità debba essere sostenuta da una strategia comunicativa più coerente, che permetta di valorizzare le specificità senza creare confusione nel consumatore finale.

Identità da rafforzare, comunicazione da ripensare
Proprio l’identità della denominazione rappresenta una delle principali fragilità evidenziate dalla ricerca. Per il 31% degli intervistati, l’identità del Garda DOC non è ancora sufficientemente definita; il 29% segnala una scarsa riconoscibilità presso il pubblico finale, mentre altri dati indicano una presenza discontinua nel canale Ho.Re.Ca. (12%) e una insufficiente percezione della critica enologica (9%).
Fabio Piccoli ha insistito su un aspetto spesso trascurato: la carenza strutturale, nel mondo del vino italiano, di una comunicazione orientata direttamente al consumatore. “Abbiamo sempre delegato ad altri il dialogo con il pubblico finale. Oggi, se vogliamo che le denominazioni siano comprese, serve un investimento culturale e strategico da parte del sistema produttivo”, ha affermato durante il suo intervento.

Le opportunità: turismo e lifestyle gardesano
I dati mostrano anche spazi di opportunità da non sottovalutare: la crescente richiesta di vini freschi e versatili (32%), la facile riconoscibilità grazie alla forte presenza internazionale sul Lago di Garda (30%) e di conseguenza l’enoturismo (29%), possono favorire uno sviluppo del brand non solo nei canali tradizionali ma anche in ambito enoturistico e lifestyle.
Lo stesso Piccoli ha sottolineato come il Lago di Garda rappresenti un valore spesso sottoutilizzato nella comunicazione aziendale e promozionale. L’enoturismo esperienziale potrebbe diventare un vettore importante, anche per sviluppare la relazione diretta con il consumatore e rafforzare la coerenza narrativa del brand.

Una denominazione in costruzione
Garda DOC è una denominazione ancora giovane, e come tale porta con sé limiti strutturali, ma anche potenzialità e margini di crescita significativi. Secondo i dati della ricerca, l’evoluzione del progetto non può prescindere da una maggiore chiarezza sul posizionamento e sull’identità (35%), da un rafforzamento delle relazioni con le altre denominazioni del sistema gardesano (Bardolino, Lugana, Custoza…) (33%), da maggiori investimenti in promozione e comunicazione (24%), da una implementazione dei rapporti con il sistema distributivo (20%) e da un miglior coinvolgimento dei produttori (19%).
In conclusione, come ha osservato Piccoli, la sfida è diventare una denominazione davvero “contemporanea”, non solo nei termini di immagine o flessibilità commerciale, ma nella capacità di costruire valore condiviso tra produttori, territorio e consumatori, senza rincorrere le mode, ma costruendo un posizionamento duraturo e riconoscibile nel tempo.
Punti chiave:
- Notorietà in crescita ma disomogenea: il 65% degli operatori conosce bene Garda DOC, ma resta un 13% che non la conosce affatto.
- Valori percepiti moderni ma non pienamente consolidati: il brand è associato a mercato contemporaneo, innovazione e legame con il Lago di Garda, ma manca ancora una narrazione coerente.
- Punti di forza chiari: riconoscibilità del nome “Garda”, flessibilità produttiva e potenziale enoturistico sono asset da valorizzare strategicamente.
- Identità e comunicazione da rafforzare: il 31% del campione rileva un’identità debole e il 29% una scarsa riconoscibilità presso il pubblico finale.
- Le leve per il futuro: servono più investimenti in comunicazione, una regia comune con le altre DOC gardesane, un maggior coinvolgimento dei produttori e un approccio al consumatore più diretto.












































