Il Sabato del Vignaiolo 2026 cambia formato e si distribuisce su tutti i sabati di maggio con 21 delegazioni FIVI coinvolte. Rita Babini, presidente della federazione, spiega perché l’enoturismo pesa già per il 23% sul fatturato dei vignaioli indipendenti, come si legge il dato del 46% di turisti stranieri e perché liquidità e territorio sono oggi le due facce della stessa sfida.

Da sabato 2 maggio e per tutti i fine settimana del mese, torna in tutta Italia Il Sabato del Vignaiolo, l’appuntamento annuale promosso dalla FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti – con il sostegno di Crédit Agricole. L’edizione 2026 segna però una svolta importante rispetto agli anni precedenti: l’evento abbandona la singola data nazionale e si trasforma in un calendario diffuso, con 21 delegazioni locali che scelgono autonomamente il proprio sabato di maggio, in base alle specificità climatiche e territoriali di ciascuna zona. Un cambiamento di formato che racconta, nella sua stessa struttura, la filosofia dei vignaioli indipendenti: fare tutti lo stesso mestiere, ma con un’identità irriducibilmente propria.

Il pubblico potrà incontrare i produttori e degustare i loro vini in 21 contesti d’eccezione (non solo cantine e aziende agricole, ma anche musei, monumenti storici e piazze di capoluogo) lungo un percorso che attraversa Abruzzo-Molise, Alessandria, Alta Toscana, Asti, Calabria, Campania, Chianti Classico-San Gimignano, Costa Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Langhe e Roero, Lazio, Liguria, Marche, Modena-Reggio Emilia, Oltrepò Pavese, Piacenza, Puglia, Romagna, Sicilia, Treviso e Verona. Ogni tappa avrà il proprio programma, con banchi d’assaggio, masterclass, acquisto diretto, artigiani locali, cibo e momenti culturali: lo spirito, invariato, è quello di una giornata in compagnia di chi la vigna la coltiva e la protegge ogni giorno.

Fondata nel 2008, FIVI riunisce oggi oltre 1.800 produttori da tutte le regioni italiane, per un totale di oltre 18.000 ettari di vigneto. Il suo marchio –  “Ampelio”, un vignaiolo che porta una cesta d’uva sulle spalle e la cui ombra prende la forma di una bottiglia – racchiude in un’immagine sola quello che la federazione rappresenta: chi segue l’intera filiera produttiva, dalla coltivazione delle uve fino all’imbottigliamento e alla commercializzazione, senza delegare nulla a nessuno.

Abbiamo intervistato Rita Babini, presidente di FIVI, per capire cosa cambia con questo nuovo formato, cosa ci dicono i numeri sull’enoturismo dei vignaioli indipendenti e perché, in un momento in cui l’export è “quasi destabilizzante”, tenere aperte le porte della cantina vale più di qualsiasi strategia di marketing.

Il Sabato del Vignaiolo 2026 diventa un evento diffuso durante tutto il mese di maggio, con 20 delegazioni coinvolte. Da un punto di vista enoturistico, quali sono le novità? Questa formula rende i vignaioli più accessibili e i territori più visitabili?

Anche quest’anno FIVI propone il Sabato del Vignaiolo, un evento ormai consolidato e molto amato dai nostri soci e dagli appassionati di vino, ma con un elemento di innovazione rispetto alle edizioni precedenti: non si svolgerà in un’unica data nazionale, ma ogni Delegazione deciderà in quale sabato del mese di maggio organizzare il proprio evento. 

La manifestazione mantiene così la sua capacità di rappresentare in modo unico l’identità – altrettanto unica – dei vignaioli su tutto il territorio nazionale, ma nella consapevolezza che l’Italia è lunga e molto diversificata, fosse solo dal punto di vista climatico. Anche nel nostro lavoro, d’altronde, si riflette questa diversità: svolgiamo tutti lo stesso mestiere ma le tempistiche degli interventi in campo sono calendarizzate diversamente.

La scelta di lasciare più flessibilità per la data porta con sé anche la volontà di non sovrapporsi con altri eventi legati al vino, a livello territoriale, facilitando così la collaborazione con altri soggetti. 

La ricerca Nomisma realizzata con FIVI a fine 2024 rivela che i ricavi dall’enoturismo pesano per il 23% sul fatturato dei vignaioli indipendenti, un dato superiore alla media nazionale del 18%. Dalla ricerca emerge anche che il 46% dei turisti che visitano le cantine associate a FIVI è straniero. Quali sono i mercati internazionali più interessati e come stanno lavorando i vignaioli indipendenti per attrarre questo pubblico, anche in un momento in cui l’export è sfidante?

Il fatto che quasi la metà dei turisti che visitano le nostre cantine sia straniera racconta come il turista identifichi nell’esperienza dell’enoturismo uno degli elementi più attrattivi del proprio viaggio in Italia: ritrova l’essenzialità dell’esperienza che aveva immaginato di poter vivere.

Il 46% vuol dire quasi la metà, ma la maggioranza sono ancora turisti italiani; e a questo proposito sono curiosa di vedere cosa emergerà dai dati che raccoglieremo in una ricerca focalizzata sull’enoturismo, sempre seguita da Nomisma, che presenteremo a fine ottobre. È un dato da tenere monitorato, perché la sensazione è che i turisti italiani stiano crescendo in percentuale. Ovviamente dipende molto dai territori: in zone di grande rilevanza turistica internazionale la percentuale del turista straniero è naturalmente più alta; in altri territori invece si incontra spesso il turista di prossimità.

Per quello che riguarda l’export, che voi definite sfidante – e mi piace come chiave di lettura perché è positiva – io oserei definirlo quasi destabilizzante nell’arco degli ultimi quattordici mesi. L’enoturismo aiuta in modo complementare la sostenibilità economica delle cantine apportando delle entrate di cassa immediate, ma al contempo dà valore a tutto il comparto perché rende possibile un dialogo con il cliente straniero che si farà a sua volta portavoce una volta rientrato nel proprio paese. E avere dei clienti direttamente in cantina con cui affrontare un dialogo dedicato al vino – parlare di sfaccettature che attraverso l’importatore o il distributore straniero non puoi affrontare – è sicuramente un valore aggiunto.

Per dare continuità a questo rapporto, auspichiamo a breve l’istituzione del One stop Shop (una piattaforma per gestire l’assolvimento delle accise alla partenza) che faciliterebbe le vendite a distanza ai privati all’interno dell’Europa.

Di cosa hanno bisogno oggi i vignaioli indipendenti per far crescere ulteriormente la componente enoturistica del loro business? E quanto è importante per una realtà di piccoli produttori avere partner istituzionali e finanziari al proprio fianco?

Il mestiere del vignaiolo indipendente implica saper coniugare gli aspetti di sensibilità territoriale a quelli di sostenibilità economica, perché siamo delle imprese.

Per il secondo anno consecutivo, Vinitaly è stata sede della presentazione di una ricerca sponsorizzata da Credit Agricole (che è anche il nostro partner per l’evento diffuso Sabato del Vignaiolo) e svolta dall’Invernizzi Agri Lab di SDA Bocconi School of Management, con un focus sulla sostenibilità economica e finanziaria delle imprese vitivinicole verticali. E dall’ultima presentazione è emerso chiaramente che una delle criticità maggiori per le aziende vitivinicole verticali in questo momento è la liquidità. Occorre che gli istituti finanziari sviluppino questo tipo di sensibilità e di prodotto, perché le aziende, soprattutto le più piccole, ma anche le più strutturate, stanno vivendo una fase di contrazione di liquidità piuttosto importante.

Noi siamo imprese in cui gli investimenti hanno tempi di rientro estremamente lunghi. Dal momento in cui si sceglie di piantare un vigneto a quando si mette il vino sul mercato, possono trascorrere anche 10 anni, ecco perché la liquidità tende a essere l’aspetto più fragile di tutta la nostra struttura. E la ricerca sviluppata con Crédit Agricole ha evidenziato con numeri, e non con sensazioni, le dinamiche di questo problema.


Punti chiave

  1. Il Sabato del Vignaiolo diventa un mese intero: nel 2026 le 21 delegazioni FIVI scelgono autonomamente il loro sabato di maggio.
  2. Il 23% del fatturato viene dall’enoturismo: sopra la media nazionale del 18%, senza strutture aggiuntive — basta aprire le porte.
  3. Il 46% dei visitatori è straniero: segnale dell’appeal internazionale dell’Italia del vino, ma la componente italiana è in crescita.
  4. L’81% dei vigneti è in collina o montagna: i vignaioli sono custodi attivi del territorio, non solo in senso poetico ma economico e idrogeologico.
  5. Le aziende vitivinicole, specialmente le più piccole, attraversano una crisi di liquidità che richiede agli istituti finanziari di sviluppare prodotti e sensibilità adeguate a questo settore.