Il forum della Camera di Commercio di Verona ha riunito istituzioni e filiera vitivinicola per discutere del futuro del settore. Tra i temi al centro del confronto figurano la nuova legge regionale sull’enoturismo, lo stop alle autorizzazioni per nuovi impianti e uno studio che stima danni fino a 366 milioni di euro legati al calo dell’export.

A Verona si è discusso ieri sera del futuro del vino nel forum “L’economia del vino a Verona: strategie per sostenere la filiera e governare il cambiamento”, promosso dalla Camera di Commercio scaligera. L’incontro ha riunito istituzioni, associazioni di categoria e imprese attorno a un comparto che rappresenta un asset fondamentale per l’economia del territorio e che attraversa una fase di profonda trasformazione strutturale.

Dario Bond, assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, ha annunciato che la Regione sta lavorando alla legge sull’enoturismo, che sarà portata all’esame del Consiglio regionale tra settembre e ottobre per dotare il settore di regole più chiare e favorire la crescita delle imprese.

Bond ha aggiunto che le aziende vanno valorizzate riducendo la burocrazia e ampliando le possibilità di accoglienza per i visitatori. Ha sottolineato inoltre la necessità di avvicinare le nuove generazioni al mondo del vino, viste le mutate abitudini di consumo, promettendo ascolto e collaborazione da parte delle istituzioni.

Il presidente di Federdoc, Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, ha ricordato che Verona resta una capitale del vino, ma ha invitato ad affrontare le sfide del comparto con una visione nazionale, capace di tenere conto delle diverse condizioni territoriali del Paese.

Tra le priorità indicate da Gallarati Scotti Bonaldi c’è il tema delle autorizzazioni ai nuovi impianti: secondo il presidente di Federdoc è arrivato il momento di valutare una sospensione dell’aumento annuo dell’1% del potenziale vitato, per riequilibrare domanda e offerta.

Anche il tema degli estirpi richiede pragmatismo, ha spiegato Gallarati Scotti Bonaldi: gli interventi già realizzati in passato hanno impiegato ingenti risorse pubbliche senza risolvere il problema in modo definitivo. Dove servono, gli estirpi vanno gestiti con coerenza, evitando di ripiantare dopo pochi anni.

Il presidente di Federdoc ha infine avvertito sul rischio di disperdere risorse: destinarle agli estirpi sottraendole alla promozione internazionale comprometterebbe la crescita in mercati emergenti come Mercosur, Australia e Far East, che oggi richiedono investimenti mirati.

Le conclusioni del convegno sono state affidate ad Alex Vantini, componente di Giunta della Camera di Commercio di Verona e presidente Coldiretti Verona, che ha definito il vino un motore economico capace di generare occupazione, turismo, servizi e valore per l’intero territorio veronese.

Vantini ha ribadito che la tutela del settore rappresenta una responsabilità condivisa, e che di fronte a consumi in calo e redditività compressa servono scelte coraggiose lungo tutta la filiera, a partire dal blocco dell’aumento dell’1% delle autorizzazioni, per premiare la responsabilità già dimostrata dalle denominazioni veronesi.

Vantini ha inoltre richiamato la necessità di rafforzare il dialogo con il mondo della ristorazione, dove alcuni ricarichi sulle bottiglie superano il 400%, un fattore che rischia di allontanare i consumatori dal vino e di alterare l’equilibrio della filiera.

Durante il forum è stato presentato anche lo studio commissionato dalla Camera di Commercio a Economics Living Lab, spin-off dell’Università di Verona. Lo scenario meno negativo, con un calo dell’export del 5%, stima un danno economico di 261 milioni di euro per Verona e provincia, in una griglia di ipotesi che arriva fino a 1,3 miliardi annui.

Il professor Francesco Pecci ha spiegato che la contrazione della domanda genera impatti diretti, indiretti e indotti, con effetti significativi sul Pil e ripercussioni su redditi delle famiglie ed entrate fiscali, coinvolgendo imprese vinicole, fornitori e intera comunità produttiva.

Nel dettaglio, un calo dell’export del 5% comporta 53 milioni di euro in meno di vendite, una riduzione di oltre 186 milioni sui settori collegati e un calo del Pil di 75,5 milioni, per un totale di 261 milioni. Con un calo del 7%, la perdita supera i 366 milioni di euro.

Il presidente della Camera di Commercio veronese, Paolo Arena, ha ricordato che Verona vanta il primato tra le province italiane per export e valore della produzione, un primato rafforzato dall’enoturismo. Le difficoltà strutturali del comparto richiedono, secondo Arena, analisi e soluzioni condivise tra istituzioni e categorie.

I dati del Servizio Studi e Ricerca camerale confermano il peso del settore: oltre 7mila vitivinicoltori, più di 24mila ettari di superficie vitata, 15 Doc e 5 Docg. Il comparto genera il 7,9% delle esportazioni provinciali e oltre il 10% dell’export nazionale del vino.

Il responsabile dell’Osservatorio del vino di Unione italiana vini, Carlo Flamini, ha illustrato lo scenario enoico globale: dal 2019 al 2025 il mercato mondiale ha perso circa il 16% dei consumi, scendendo a circa 2,2 miliardi di casse da 9 litri nel 2025.

Secondo Flamini, pandemia, inflazione e dazi statunitensi hanno pesato sul mercato, ma a incidere maggiormente sono stati cambiamenti strutturali: nuovi stili di vita, maggiore moderazione, concorrenza di altre bevande e un difficile ricambio generazionale dei consumatori.

Il vino resta un prodotto legato a mercati occidentali, con l’86% dei consumi concentrato tra Europa e Nord America, ha spiegato Flamini, che risente delle difficoltà economiche e demografiche di queste aree, mentre la crescita in Oriente, specie in Cina, ha mancato le attese.

Alcuni segnali restano incoraggianti: le previsioni Uiv indicano un rallentamento della contrazione, con un calo atteso del 3% tra 2025 e 2029. La fascia popular, che pesa l’80% dei volumi, perderà mediamente il 2% annuo, mentre i segmenti premium cresceranno di circa l’1%.

Il convegno si è chiuso con la tavola rotonda “Fare sistema di fronte al cambiamento”, che ha visto confrontarsi Pierluigi Guarise (Collis Veneto Wine), Roberta Corrà (Gruppo Italiano Vini), Michele Tessari (Ca’ Rugate), Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi (Federdoc), Alessandro Rossi (Partesa) e Paolo Artelio (FIPE), a conferma della volontà di fare sistema lungo tutta la filiera.


Punti chiave

  1. Nuova legge sull’enoturismo veneto in arrivo tra settembre e ottobre in Consiglio regionale.
  2. Stop richiesto all’aumento annuo dell’1% delle autorizzazioni per nuovi impianti vitati.
  3. Danno stimato fino a 366 milioni di euro per Verona con un calo dell’export del 7%.
  4. Mercato mondiale del vino in calo del 16% dei consumi dal 2019 al 2025.
  5. Segmenti premium attesi in crescita, mentre la fascia popular perde consumatori ogni anno.