Il sughero è “carbon negative”, ma proteggere questo primato richiede molto più di un’etichetta. Nuno Oliveira, Executive Director di Amorim Agro-Florestal, racconta come irrigazione, genetica e nuovi modelli colturali possano accorciare il ciclo di vita della quercia da sughero, salvando i “Montados” dal declino climatico e garantendo che la loro riserva di carbonio resti intatta per le prossime generazioni.
C’è un albero che in Portogallo tutti amano ma quasi nessuno pianta più. È la quercia da sughero, simbolo nazionale e cuore pulsante dei “Montados”, gli ecosistemi silvo-pastorali che da duemila anni disegnano il paesaggio del Mediterraneo occidentale. Un paradosso che racconta, meglio di ogni statistica, l’urgenza del nostro tempo: foreste che invecchiano senza ricambio generazionale, un divario che rischia di compromettere una delle riserve di carbonio più straordinarie d’Europa.
Ne abbiamo parlato con Nuno Oliveira, Executive Director di Amorim Agro-Florestal, in un’intervista che ha il cambiamento climatico come tema centrale e filo conduttore costante — non come minaccia astratta, ma come pressione concreta che ridisegna ogni giorno le scelte gestionali di chi lavora la terra.
Dalla mortalità delle giovani piante, che può superare il 70% nei primi anni di vita, alla necessità di accorciare un ciclo produttivo che tradizionalmente richiede trent’anni prima della prima estrazione; dal ruolo dell’acqua come alleata silenziosa della resilienza forestale, alla genetica come strumento per costruire alberi più forti contro parassiti e stress idrico: Oliveira restituisce un racconto lucido e mai retorico di cosa significhi, concretamente, “gestire bene” un ecosistema. Emerge un principio che attraversa tutta la conversazione: il sughero non è solo materia prima, è un sistema che funziona proprio perché non richiede l’abbattimento dell’albero.
Ogni decorticazione lascia la “fabbrica di carbonio” al suo posto, libera di crescere per secoli. Un modello di economia circolare ante litteram che oggi deve fare i conti con ondate di calore, siccità e un tessuto di proprietari terrieri da formare e sostenere, spesso frenati più dai tempi lunghi dell’investimento che dalla mancanza di volontà.
Questa intervista fa parte di Amorim Wine Vision, il network di pensiero che porta al centro del dibattito le visioni originali di imprenditori, professionisti e manager tra i più autorevoli del mondo del vino — e di tutto l’universo che ruota attorno a questa bevanda millenaria. Una piattaforma pensata come catalizzatore di idee e spazio di condivisione, dove le intuizioni più anticipatrici si trasformano in spunti concreti per chi il vino lo produce, lo comunica e lo vive ogni giorno.
Il sughero viene spesso descritto come “carbon negative”. In che modo Amorim, in qualità di leader globale, può garantire che questo potenziale di sequestro del carbonio rimanga intatto nel lungo termine, nonostante la crescente pressione climatica sugli ecosistemi mediterranei?
Questa è una buona domanda e molto ampia. Ciò che posso dire è che il nostro sistema denominato “Montado” (un ecosistema composto da foreste di sughero che si estende su oltre 2,1 milioni di ettari nel Mediterraneo occidentale e produce circa 200.000 tonnellate di sughero ogni anno, ndr) e le nostre querce da sughero godono di un alto livello di protezione. In Portogallo, la Quercus suber (quercia da sughero) è protetta: non puoi abbattere un albero solo perché vuoi farlo; servono permessi speciali ed è molto difficile ottenerli.
Per quanto riguarda la perdita di questi sistemi, ci sono molte minacce in termini di degradazione degli ecosistemi. Spiegherò meglio più avanti, ma lei mi ha chiesto come possiamo proteggere questa riserva di carbonio che abbiamo nei Montados e nelle nostre foreste. La prima risposta che posso darle è: gestendoli bene.
Quello che succede, a mio parere, è che il cambiamento climatico rappresenta un rischio elevato per gli ecosistemi globali, e nel Mediterraneo è ancora più alto. Cosa possiamo fare? Gestire correttamente il nostro ecosistema: rispettarlo, adottare un approccio legato alla fertilità del suolo, alla buona gestione degli alberi, all’estrazione del sughero. Tutte queste questioni insieme aiuteranno i nostri alberi e i nostri ecosistemi a durare più a lungo e a essere più resilienti.
La gestione dello stock di carbonio è davvero importante e i Montados sono un’enorme riserva di carbonio sequestrato nelle foreste. È possibile mantenere questa riserva se si gestisce correttamente l’ecosistema. Sappiamo che in alcune zone c’è un declino dell’ecosistema e un’alta mortalità degli alberi, in quelle aree lo stock di carbonio viene perso. La nostra strategia è evitare che si verifichino quelle situazioni.
È necessario fornire approcci gestionali adeguati a evitare i punti critici di declino. Con questo obiettivo stiamo cercando di aumentare il numero di alberi per ettaro. La media in Portogallo è di circa 50-60 alberi per ettaro, ma sta diminuendo per diversi fattori. Bisogna promuovere nuove piantagioni per evitare perdite di carbonio e promuovere livelli più alti di sequestro.
La gestione delle foreste di querce da sughero (Montados) richiede un equilibrio tra tradizione millenaria e innovazione tecnologica. Secondo lei, qual è l’innovazione più cruciale che ha cambiato radicalmente il modo in cui preservate queste foreste?
Il programma di miglioramento genetico della quercia da sughero che Amorim sta portando avanti rappresenta una importante evoluzione. Se facciamo un paragone con altre specie forestali e altri Paesi, ovunque esistono programmi di selezione per le speciestrategiche. In Portogallo non avevamo risultati da un programma dimiglioramento per la quercia da sughero. Normalmente si usano ghiande certificate per stabilire nuove aree forestali, ma non si ha alcunagaranzia che quegli alberi daranno i risultati sperati.
Quando parliamo disughero, parliamo di qualità, tasso di crescita, resistenza a parassiti,malattie e stress idrico. Forse l’innovazione più grande è che Amorim sta producendo “alberi campione” che garantiranno una crescita migliore, una migliore qualità del sughero e maggiore resistenza.
Oltre a questo, ci sono innovazioni nel modello di piantagione, tecniche di preparazione del suolo e irrigazione degli alberi nella fase iniziale. In Portogallo, se pianti querce da sughero, puoifacilmente avere oltre il 50% di mortalità, a volte fino al 70%. Gli alberimuoiono per vari fattori, ma uno dei principali è la mancanza d’acqua nei primianni. È necessario promuovere l’irrigazione durante i primi anni di vita pergarantirne la sopravvivenza e lo sviluppo. Stiamo innovando anche in questocampo insieme alle università.
Il “Progetto di Intervento Forestale” è un pilastro fondamentale di Amorim. Quali sono le principali sfide tecniche che dovete affrontare nel tentativo di accorciare il ciclo di vita delle querce da sughero senza compromettere la salute del suolo e la biodiversità?
In Portogallo tutti amano la quercia da sughero, è l’albero nazionale. Tuttavia, se guardi a cosa è stato fatto nelle ultime decadi per promuovere nuove piantagioni, ti rendi conto che è stato fatto molto poco. Tutti amano l’albero, ma quasi nessuno lo pianta. Le nostre foreste stanno invecchiando.
Se visiti i nostri Montados vedrai che non ci sono quasi più alberi giovani, solo alberi vecchi che vengono decorticati, ma non c’è rinnovo, la media è di circa 100 anni. Sarebbe naturale che questi alberi durassero 200 anni, ma servono alberi giovani che permettano il ricambio. C’è un enorme divario generazionale, nell’ultima decade sono stati piantati meno di 1.000 ettari all’anno, che rappresenta lo 0,01% del totale.
Perché i proprietari non piantano più? Uno dei motivi principali è il tempo lunghissimo per ottenere il primo ricavo. Quando pianti una quercia oggi, devi aspettare 30 anni per la prima decorticazione. Nellanostra società ed economia attuale, se dici a un investitore che deveaspettare 30 anni, pensa che tu sia pazzo. Noi forestali siamo pazienti per definizione, ma gli investitori no.
Ci siamo chiesti: come possiamo accorciare questo ciclo di 30 anni? L’approccio è legato all’irrigazione iniziale. Se garantisci buone condizioni disopravvivenza e crescita nei primi 10-15 anni, puoi ridurre il tempo per laprima estrazione da 25-30 anni a soli 10-15 anni. Dopo quel punto, non forniscipiù acqua e l’albero entra nel suo ciclo naturale. Abbiamo fatto esperimenti conle università e i risultati mostrano che è possibile. Questo può convincere iproprietari a investire in nuove piantagioni invece di non fare nulla. Il progetto di intervento forestale lavora principalmente su questi due aspetti: acqua e nutrizione nei primi anni e piante più resilienti.
Abbiamo parlato di risorse idriche. In che modo la conservazione del sughero e della foresta può fungere da barriera contro la desertificazione che sta progressivamente minacciando l’Europa meridionale e di conseguenza anche il Portogallo?
Se ben gestiti, i Montados sono la barriera perfetta contro la desertificazione, la perdita di suolo e di biodiversità. Il punto è che serve una buona gestione, evitando gli errori del passato. Ad esempio, era comune lavorare molto il suolo con macchinari pesanti per coltivare altre colture sotto le querce. Questo ha causato danni enormi perché le radici sottili dell’albero si trovano nei primi 20-30 centimetri di profondità. Le macchine distruggevano questo apparato radicale fondamentale. Oggi sappiamo che è necessario evitare queste lavorazioni.
Se si adottano le operazioni corrette, si mantiene in vita il sistema. Se si fanno errori, la foresta declina e spesso si dà la colpa al clima o alle malattie, quando la causa scatenante siamo noi umani attraverso una cattiva gestione.
La sfida è fornire le giuste informazioni tecniche ai proprietari per evitare la perdita della foresta. Una volta persa, serve uno sforzo cento volte maggiore per farnecrescere una nuova perché le condizioni ambientali sono peggioratedrasticamente. Se gestiamo bene il Montado, minimizziamo gli impatti delcambiamento climatico aumentando la materia organica, proteggendo il suolodall’erosione e supportando i nuovi alberi con l’acqua quando serve.
Vorrei parlare anche di economia circolare, che è al centro del vostro modello di business. Qual è la sfida più complessa nel portare questo approccio a un livello industriale globale?
Non sono la persona più indicata per rispondere su scala globale perché mi occupo di una parte specifica, ma so che Amorim ha molti progetti legati al riutilizzo del sughero. La sfida principale, a mio avviso, riguarda il fatto che il sughero è un prodotto utilizzato in tutto il mondo, ma prodotto solo nel bacino del Mediterraneo. La distribuzione globale rende difficile trovare soluzioni locali per il riutilizzo e la trasformazione del sughero post-consumo. Ma Amorim ci sta lavorando attivamente.
Spesso ci concentriamo sul prodotto finale. Tuttavia, vorrei parlare della filiera: quanto è difficile coinvolgere e formare i proprietari terrieri affinché adottino pratiche di gestione forestale che soddisfino i criteri di resilienza climatica?
Può essere un problema, ma in Portogallo abbiamo una rete molto diffusa di associazioni forestali che hanno un ruolo fondamentale nel trasmettere conoscenze ai proprietari. Amorim cerca di aggiungere valore fornendo informazioni tecniche. Quando avremo risultati solidi dai nostri programmi di ricerca, li condivideremo con le associazioni e i proprietari. Un esempio è il processo di raccolta. Tradizionalmente si fa a mano con l’accetta, un metodo che non cambia da secoli.
Amorim ha sviluppato un macchinario che agevola questo processo. L’obiettivo non è sostituire chi utilizza l’accetta, ma agevolare il lavoro. Questo apre opportunità per nuovi tipi di manodopera: per diventare un bravo estrattore manuale servono 10-15 anni di esperienza, con questa tecnologia si può imparare in una sola stagione senza causare danni all’albero. Queste innovazioni spingono le persone a continuare a lavorare nel settore.
Come diceva precedentemente, la biodiversità è il miglior alleato contro le malattie e i parassiti che colpiscono le querce in climi sempre più aridi. In che modo state integrando questo aspetto nelle attività quotidiane di Amorim Agro-Florestal?
La biodiversità è fondamentale. Nelle nostre aree forestali, specialmente quelle certificate FSC o supportate dal WWF, identifichiamo i “valori di conservazione elevati”. Cerchiamo di minimizzare l’impatto delle operazioni e proteggere gli asset naturali.
Il Montado è un “hotspot” di biodiversità per fauna e flora. Se gestisci bene il Montado, proteggi intrinsecamente questi habitat. È un equilibrio tra uomo e natura che portiamo avanti da 200 anni. Se non alteriamo drasticamente il sistema, garantiamo la sopravvivenza di questo immenso valore naturale.
Tornando alla resilienza idrica: in che modo l’irrigazione controllata e le nuove tecniche di subericoltura (silvicoltura e raccolta della quercia da sughero) che state sperimentando contribuiscono a proteggere il ciclo idrogeologico della regione?
L’acqua è una risorsa che valorizziamo molto. Può sembrare strano fornire acqua a una foresta, dato che siamo abituati a pensare all’irrigazione solo per l’agricoltura. Ma dobbiamo considerare che la quercia da sughero ha un orizzonte temporale di 250-300 anni. Noi interveniamo con l’acqua solo per i
primi 10-15 anni su 300. Se non lo facciamo, rischiamo di non vedere svilupparsi la foresta.
L’impatto positivo di avere un albero per tre secoli (in termini di stoccaggio dell’acqua, protezione del suolo ed equilibrio idrogeologico) è immensamente superiore al “costo” dell’acqua usata nei primi anni. È solo una goccia rispetto ai benefici a lungo termine.
Molti si chiedono se l’attuale ritmo di estrazione del sughero sia sostenibile nel lungo periodo. Come risponde a chi teme che la crescente domanda globale possa esaurire le risorse naturali disponibili?
Per ogni tonnellata di sughero prodotta, c’è un bilancio positivo per lo stock di carbonio. Il sistema della quercia da sughero è speciale: a differenza delle foreste tradizionali dove per ottenere il legno devi abbattere l’albero dopo 50 o 100 anni, qui l’albero rimane lì e continua a crescere. Estrai la corteccia, ma la “fabbrica di carbonio” resta al suo posto per secoli.
Non c’è calo dello stock di carbonio, anzi, gli alberi diventano sempre più grandi sequestrando sempre più CO2. Se a questo aggiungiamo il fatto che stiamo piantando più alberi per ettaro e garantendo il ricambio generazionale, il sistema è perpetuo ed estremamente sostenibile.
Il cambiamento climatico non conosce confini. In che modo Amorim sta collaborando con altre entità internazionali per definire standard di “salute forestale” che vadano oltre i confini nazionali del Portogallo?
Questo ruolo è svolto principalmente da enti pubblici e associazioni forestali. Noi ci concentriamo sull’implementazione pratica. Siamo consapevoli delle minacce: ondate di calore, siccità, inondazioni improvvise. Ogni anno c’è una nuova sfida. Definiamo approcci per minimizzare questi rischi, come il programma di selezione genetica e i nuovi modelli colturali. Ci sono molti progetti europei su questi temi, ma a volte i proprietari non li implementano perché sono costosi o difficili. Serve supporto finanziario per applicare queste tecniche sul campo.
Punti chiave:
- Il sughero non riduce lo stock di carbonio: a differenza del legname tradizionale, l’albero non viene abbattuto durante l’estrazione e continua a crescere per secoli, sequestrando sempre più CO2.
- Le foreste stanno invecchiando senza ricambio: in Portogallo si piantano meno di 1.000 ettari l’anno di nuove querce da sughero, appena lo 0,01% del totale esistente.
- L’irrigazione nei primi 10-15 anni può ridurre drasticamente la mortalità delle giovani piante e accorciare i tempi della prima decorticazione da 30 a 10-15 anni.
- La cattiva gestione del suolo, non solo il clima, è tra le cause principali del declino dei Montados: le radici sottili dell’albero vivono nei primi 20-30 cm di terreno.
- Un Montado ben gestito è la miglior barriera naturale contro desertificazione, erosione del suolo e perdita di biodiversità nel Mediterraneo.
















































