L’indagine della Sustainable Wine Roundtable fa luce sulle criticità della manodopera vitivinicola. Tra carenza di personale, impennata dei costi e controlli parziali lungo la filiera, emerge l’urgenza di superare la logica del mero adempimento formale. Garantire contratti etici, tracciabilità dei fornitori e salari dignitosi è la vera sfida per preservare valore e reputazione del settore sui mercati internazionali.

Il settore vitivinicolo globale sta attraversando una fase di profonda trasformazione, in cui la gestione etica e sostenibile della manodopera si è trasformata da tematica reputazionale marginale a fattore critico di tenuta economica per l’intera filiera. A tracciare i contorni di questa complessa realtà è l’indagine conoscitiva presentata da Peter Stanbury, Research Director della Sustainable Wine Roundtable (SWR), che ho recentemente seguito e che offre una fotografia quantitativa accurata sulle reali condizioni operative dei vigneti e sulle debolezze dei processi di “due diligence” che si traducono in processi di indagine, raccolta e analisi approfondita di dati e informazioni.

I numeri della sfida: reperibilità e costi operativi

I dati dell’indagine evidenziano come 1 risposta su 3 identifichi nella scarsità e nella difficoltà di reclutamento della manodopera la principale criticità gestionale nelle aziende vitivinicole. A questo deficit strutturale si aggiunge una forte pressione finanziaria: quasi la metà degli intervistati segnala l’impennata del costo del lavoro come elemento di forte tensione per i bilanci aziendali.

Come osservato da Axelle Araud, Wine Director di Les Vignobles, per le aziende produttrici la sfida quotidiana consiste nel conciliare la sostenibilità economica con la rigorosa applicazione degli standard etici: “La mancanza di manodopera specializzata e il ricorso ad agenzie esterne rischiano di creare zone d’ombra se l’azienda non presidia direttamente il campo. Mantenere elevati standard lavorativi richiede un impegno costante nella formazione e una supervisione capillare delle operazioni quotidiane e di cantina.”

Tracciabilità dei fornitori e adempimenti formali: un quadro a due velocità

L’analisi condotta da Peter Stanbury mette in luce un forte scollamento tra la definizione formale delle politiche aziendali e la loro effettiva verifica lungo la catena di fornitura:

  • Fornitori non tracciati: Circa un terzo delle aziende intervistate ammette di acquistare uva da conferitori esterni senza conoscere le reali condizioni di lavoro adottate nei vigneti d’origine.
  • Mancanza di verifiche: Sebbene due terzi delle imprese definiscano le proprie aspettative lavorative in documenti formali, 1 azienda su 5 dichiara di non possedere alcun processo di valutazione degli standard lavorativi, giustificando tale lacuna con la presenza di “altre priorità”.
  • Il nodo delle agenzie interinali: Solo 1 azienda su 4 richiede alle agenzie di somministrazione lavoro la firma di un codice di condotta etico. Tra chi impone tali clausole, appena la metà effettua audit sul campo per accertarne il rispetto.

Equità retributiva, salute e gestione dei reclami

Un ulteriore tema chiave emerso dall’indagine riguarda il salario dignitoso (living wage): soltanto 1 azienda su 4 garantisce ai propri addetti un compenso calcolato sul costo effettivo della vita nella regione di riferimento, anziché limitarsi al minimo salariale di legge.

Sul fronte della salute e sicurezza sul lavoro, se da un lato due terzi delle aziende eseguono valutazioni dei rischi almeno annuali, dall’altro permangono forti criticità nei meccanismi di segnalazione (grievances): non solo l’ascolto è frammentario, ma soltanto 1 azienda su 4 effettua controlli operativi a distanza di tempo per verificare che i problemi segnalati dai lavoratori siano stati risolti in via definitiva.

Le attese del mercato e dei grandi buyer internazionali

Questa disomogeneità nella gestione della catena di fornitura genera forte apprensione presso i mercati di destinazione. Jane Masters MW, Buying Manager presso Majestic Wine, ha sottolineato come l’attenzione del retail e dei consumatori verso l’etica della filiera sia diventata prioritaria: “I consumatori ed i grandi distributori richiedono una trasparenza totale. Non basta che il vino sia di eccellente qualità; è indispensabile garantire che lungo l’intera catena del valore non vi siano violazioni dei diritti dei lavoratori. La sostenibilità sociale è ormai un prerequisito fondamentale per accedere ai mercati internazionali.”

In definitiva, i dati emersi dall’indagine della Sustainable Wine Roundtable evidenziano che la gestione etica della manodopera non rappresenta più un elemento accessorio, ma un pilastro ineludibile per il futuro del settore vitivinicolo. Superare le zone d’ombra della catena di fornitura, garantire un salario dignitoso e strutturare controlli effettivi sono azioni non più rimandabili per tutelare i lavoratori e preservare la reputazione dell’intera filiera sui mercati globali.


Punti chiave:

  1. Carenza e costi della manodopera: Un terzo delle aziende soffre la mancanza di personale qualificato e quasi la metà affronta una forte tensione sui bilanci legata ai costi del lavoro.
  2. Opacità nei fornitori d’uva: Circa il 33% degli intervistati acquista uva da terzi senza conoscere le reali condizioni di lavoro adottate nei vigneti di origine.
  3. Audit sulle agenzie interinali: Solo una cantina su quattro impone un codice di condotta alle agenzie di somministrazione e appena la metà effettua verifiche sul campo.
  4. Nodo del salario dignitoso: Solo il 25% delle imprese garantisce un living wage parametrato al costo effettivo della vita locale anziché fermarsi al minimo di legge.
  5. Processi di reclamo incompleti: Sebbene esistano canali di segnalazione dei problemi, solo una realtà su quattro monitora nel tempo la risoluzione definitiva delle criticità emerse.