Abbiamo intervistato Emanuele di Renzo, Marketing Manager di Graham’s Port, cantina fondata nel 1820 e, ad oggi, una dei più importanti produttori di Porto. Prima azienda al mondo nel 2014 a ricevere da Wine Spectator, il riconoscimento di migliore vino al mondo per il Porto Vintage. Una realtà che si estende su un’area di 580 ettari di cui 254 di vigneto: 70 ettari corrispondono all’estensione di vigna Touriga Franca, seguono con 60 ettari i vigneti di Touriga Nacional. Parliamo della Valle del Douro, luogo unico caratterizzato da suoli di scisto e un clima le cui importanti escursioni termiche regalano uve mature, sane e ricche di profumi. Qui nasce il Porto, un vino liquoroso prodotto da un processo di fermentazione interrotta con l’aggiunta di distillato di vino e reso così fortificato.
Graham’s Port, Family Estate Symington, rappresenta un’azienda leader per la produzione di Porto, vino conosciuto ed esportato in tutto il mondo. Che cosa significa oggi per il Portogallo una realtà importante come la vostra? Che posizione ha, e cosa rappresenta questo segmento del mondo vino?
“Sono il Responsabile Marketing di un’azienda che è il fiore all’occhiello della famiglia Symington. Seguo personalmente circa 20 diversi mercati: siamo leader, ovvero primi nella produzione mondiale e fonte di orgoglio per il Portogallo in virtù anche della grande qualità che ci contraddistingue. Siamo presenti in 90 paesi compresa naturalmente l’Italia, dove il Porto Graham’s è parte del catalogo di Sagna S.p.a., distributore storico con un rapporto di collaborazione che ci permette di lavorare molto bene su un mercato che riteniamo fondamentale. Il vino liquoroso di Porto, un po’ snob e un po’ popolare, ha perso molto terreno negli ultimi vent’anni; pian piano stiamo recuperando l’interesse attraverso anche un’offerta diversificata e decisamente peculiare”.
“A livello generale siamo il secondo esportatore in volumi in tutta l’industria del vino Porto, i primi a livello di valore. Ci interessa portare avanti un discorso “premium”, pertanto i nostri obiettivi non sono i volumi ma la qualità, desideriamo che il nostro cliente degusti un vino Porto incomparabile. I punteggi di questi anni di degustatori come Jancis Robinson (19/20), James Suckling (96 points), Derek Smedley (99 points) per Graham’s 2011 Vintage Port confermano che abbiamo raggiunto un livello di riconoscibilità cesellato nei parametri dell’eccellenza. In Italia, ad esempio, abbiamo volumi di mercato ridotti interfacciandoci con una ristorazione prestigiosa o enoteche interessanti e prestigiose, soprattutto nelle grandi città”.
“Lo stile Ruby Port, in particolare LBV “Late Bottled Vintage” è un prodotto che si vende molto bene in Italia: il consumatore, abituato a un gusto piu fruttato e fresco, lo trova piacevole e facilmente comprensibile, vino peraltro molto gradito e preferito fino a quando non si conosce il Tawny, magari proprio dopo una visita nella nostra Cantina. Il Tawny Port è frutto di un lungo affinamento in botti da 550 ettolitri; di grande complessità olfattiva e gustativa ha costi più impegnativi rispetto al Ruby proprio per la tipologia di invecchiamento”.
“Proprio l’anno scorso abbiamo pensionato il nostro “maestro bottaio” dopo 55 anni di attività, Eravamo preoccupati, pensavamo fosse un lavoro che stesse scomparendo, caratterizzato da elevata specializzazione e soprattutto di scarso interesse da parte dei giovani. Invece con grande sorpresa abbiamo riscontrato che è un mestiere che piace fare ancora. Le botti sono fondamentali per il corretto invecchiamento dei vini: possedendone alcune di 80 anni di età, la manutenzione diventa un momento fondamentale. Abbiamo sette bottai che lavorano in modo permanente in cantina, occupandosi della riparazione e manutenzione di tini e botti”.
“Qui non abbiamo scelta, la nostra geografia e geologia strettamente connessa ai pendii terrazzati che si affacciano sul fiume Douro, ci permette di lavorare solo manualmente. Non esiste il terreno, qui vi è solo roccia solida. Per mettere a dimora un nuovo vigneto è necessario far “saltare” la roccia con la dinamite e solo in un secondo momento, grazie alla tecnologia, è possibile preparare i suoli ad accogliere la vite. Capite bene le difficoltà del nostro lavoro, che viene svolto quasi tutto a mano su pendenze che raggiungono il 30%. Fattori determinanti per il costo delle nostre uve e del prodotto finale, che diventa più oneroso rispetto a vini del nuovo mondo con i quali difficilmente si riesce a competere in termini di prezzi. È fondamentale comprenderne il valore intrinseco”.
“Siamo pronti a lanciare a settembre il nostro più importante prodotto: Graham’s Port vendemmia 1940. Sarà l’unica immissione in commercio, qualcosa di estremamente pregiato e numericamente molto piccolo derivando da due sole botti, parliamo in tutto di 1000 bottiglie. Verranno distribuite sul mercato, sulla base dell’importanza degli stessi, in relazione alle nostre vendite, parlo di 90 paesi in cui siamo presenti come Graham’s Port. Alcuni non ne riceveranno, in Italia saranno solo una decina”.
















































