La sostenibilità nel vino cerca regole condivise: il Sustainable Wine Roundtable lancia un progetto per uniformare gli standard globali, analizzando 7 certificazioni chiave. Il confronto tra pratiche locali e necessità globali punta a creare criteri comuni, semplificando il panorama per produttori, distributori e consumatori. Una sfida ambiziosa verso un futuro più trasparente e accessibile nel mondo del vino.

La crescente proliferazione di standard di sostenibilità nel settore vitivinicolo è diventata una sfida importante per produttori, distributori e consumatori. Ad oggi, oltre 40 certificazioni operano a livello globale, rendendo complessa la comprensione di cosa significhi realmente “sostenibilità” per il mondo del vino.

Per rispondere a questa esigenza, il Sustainable Wine Roundtable (SWR) ha lanciato un progetto pilota di armonizzazione, analizzando 7 certificazioni di riferimento provenienti da California, Sudafrica, Nuova Zelanda, Australia, Italia e Germania.

Il processo di benchmarking è stato condotto utilizzando il Global Reference Framework (GRF) di SWR, descritto come “una dichiarazione globale su cosa includa la sostenibilità nel vino”. Questo quadro mira a identificare e condividere le migliori pratiche, in grado di offrire metriche affidabili per definire standard comuni.

Peter Stanbury, Direttore della ricerca di SWR, ha spiegato: “Abbiamo affrontato due verità apparentemente contraddittorie: gli standard devono essere locali – proprio come il terroir – ma c’è un urgente bisogno di comparabilità.” Questa dicotomia è stata il cuore del progetto, volto a conciliare l’esigenza di criteri specifici per ogni regione con la necessità di un linguaggio comune.

Il progetto pilota ha coinvolto 7 programmi di certificazione di spicco:

  1. Certified California Sustainable Winegrowing (USA)
  2. Equalitas (Italia)
  3. Fair’N Green (Germania)
  4. Sustainable Winegrowing New Zealand
  5. Sustainable Winegrowing Australia
  6. Integrated Production of Wine (Sudafrica)
  7. Wine and Agricultural Ethical Trade Association (Sudafrica)

La metodologia ha esaminato criteri legati a gestione ambientale, diritti del lavoro, governance e logistica del packaging.

Lo studio ha identificato temi ricorrenti tra i diversi standard di sostenibilità nel settore vinicolo:

  • Gli standard non solo dimostrano pratiche sostenibili a terzi, ma forniscono anche linee guida chiare e modalità di implementazione per le cantine;
  • gli audit robusti garantiscono credibilità, ma possono risultare onerosi per le cantine più piccole, scoraggiandole dalla certificazione;
  • gli enti di certificazione offrono spesso supporto pratico, come consulenze, webinar e documenti guida;
  • gli standard locali affrontano problematiche specifiche del territorio, impossibili da considerare in uno standard globale;
  • serve maggiore rigore nei controlli sui diritti dei lavoratori, anche se questo potrebbe scoraggiare la trasparenza;
  • tutti gli standard promuovono piani pluriennali con obiettivi graduali e crescenti nel tempo.

La complessità del panorama delle certificazioni è stata sottolineata anche da Marta Juega Rivera, Responsabile enologia e sostenibilità di Alliance Wine: “L’obiettivo di una strategia di sostenibilità non dovrebbe essere ottenere la certificazione, ma utilizzarla come strumento per trasformare le organizzazioni in agenti di cambiamento.”

Andrea Cardenas, Responsabile sostenibilità di Viña Seña, ha aggiunto: “Promuovere l’allineamento di criteri simili tra diversi standard potrebbe semplificare il confronto tra pratiche sostenibili di aziende e prodotti.”

SWR prevede di estendere il benchmarking ad ulteriori 30 standard globali entro l’estate del 2025, pubblicando i risultati progressivamente. L’obiettivo è costruire una visione condivisa della sostenibilità nel vino, che non solo renda il settore più trasparente, ma anche più accessibile e inclusivo.

Stanbury ha concluso: “Ogni standard analizzato ha mostrato aspetti positivi e lacune, ma è stato stimolante vedere la volontà di collaborazione”. La sfida di uniformare criteri globali e locali rimane, ma grazie a progetti come questo, il mondo del vino sta facendo un passo concreto verso un futuro sostenibile più condiviso, misurabile e tangibile.


Punti chiave:

  1. Proliferazione delle certificazioni di sostenibilità nel vino: Oltre 40 standard globali complicano la comprensione di cosa significhi realmente “sostenibilità” per produttori, distributori e consumatori.
  2. Progetto pilota del Sustainable Wine Roundtable (SWR): Analizzati 7 standard chiave (tra cui Equalitas, Fair’N Green e Sustainable Winegrowing New Zealand) per individuare metriche comuni e promuovere l’armonizzazione globale.
  3. Dicotomia tra locale e globale: Gli standard devono adattarsi alle specificità regionali ma garantire criteri comparabili a livello internazionale, una sfida centrale del progetto.
  4. Risultati del benchmarking: Identificati temi comuni come l’importanza di audit credibili, piani pluriennali, supporto pratico agli operatori e la necessità di migliorare i controlli sui diritti dei lavoratori.
  5. Visione futura: Il SWR estenderà l’analisi a oltre 30 certificazioni entro il 2025, puntando a costruire una visione condivisa che renda la sostenibilità nel vino più trasparente, accessibile e inclusiva.