Nel lontano 1924 a Koberwitz presso Breslau in Polonia, Rudolf Steiner tenne una serie di otto conferenze dal titolo “Impulsi scientifico-spirituali per lo sviluppo dell’agricoltura” che gettarono le basi per la pratica agricola oggi conosciuta come biodinamica. Queste lezioni, frutto dei suoi studi, delle osservazioni delle tradizioni bucoliche dell’epoca e delle conversazioni con un raccoglitore di erbe tradizionale, segnarono l’inizio del primo movimento agricolo anti-industriale e anti-chimico, anticipando di decenni l’agricoltura biologica.
Biodinamica: risposta all’abbandono delle pratiche tradizionali
La biodinamica è un approccio olistico e sostenibile che integra pratiche agricole tradizionali con una visione spirituale della natura e dell’universo. Questa metodologia si basa sull’idea che le fattorie siano organismi viventi autosufficienti, in equilibrio con l’ambiente circostante. Steiner ha introdotto i preparati biodinamici, mix naturali per migliorare la fertilità del suolo, e ha enfatizzato l’uso di un calendario delle semine basato sui cicli lunari e planetari. Promuovendo pratiche sostenibili che rispettano i cicli naturali, Steiner ha posto le basi per l’agricoltura biologica e sostenibile moderna, influenzando profondamente il settore agricolo con una visione rispettosa e integrata della natura.
La biodinamica nacque in risposta all’abbandono da parte della popolazione agricola delle pratiche tradizionali come le colture di copertura, la rotazione e il compostaggio, a favore dei fertilizzanti chimici a base di ammoniaca – la stessa sostanza che aveva recentemente causato una devastazione senza precedenti nelle trincee della Prima Guerra Mondiale.
Oggi, a un secolo di distanza, la viticoltura biodinamica è sinonimo di qualità, e molti giovani trovano ancora affascinante il messaggio ecologico di Steiner. Claire Jarreau, capo enologa presso Brooks nella Willamette Valley in Oregon, racconta a Decanter: “A 27 anni ho deciso di dedicare la mia carriera al vino biodinamico perché mi sembrava una scelta molto progressista”. La certificazione dell’associazione internazionale biodinamica Demeter si collega molto bene ai concetti di “salute, benessere e trasparenza che sono importanti per le giovani generazioni”.
Steiner: genialità e criticità
Steiner fu straordinariamente lungimirante nella sua visione olistica dell’agricoltura e nella sua preoccupazione per il pianeta. Previde, ad esempio, lo sviluppo della malattia della mucca pazza (BSE) – malattia neurodegenerativa fatale che colpisce il bestiame e può essere trasmessa agli umani – e gli effetti negativi dell’agricoltura convenzionale. Ma la sua competenza non si fermava all’agricoltura: era un noto filosofo, scrisse su Goethe e Nietzsche, fu un leader spirituale, un educatore che fondò il sistema scolastico Waldorf, un guaritore che sviluppò la medicina antroposofica e co-fondò la linea di skincare Weleda.
Un secolo dopo la nascita della biodinamica, l’opera di Steiner rimane impressionante. Tra le altre cose, ha scritto 28 libri e tenuto oltre 6.000 conferenze. La sua incredibile capacità di produrre contenuti brillanti su numerosi argomenti, non gli ha impedito di cadere in occasionali eccessi di fantasia (gnomi, ondine, silfi e spiriti del fuoco) o in discutibili teorie sulle razze. Nel suo pensiero, le razze erano legate a diverse epoche culturali e spirituali. Egli credeva che l’umanità evolvesse spiritualmente attraverso varie “epoche culturali”, ognuna associata a specifiche razze o gruppi etnici.
Le idee di Steiner sulle razze sono state oggetto di forti critiche e dibattiti, soprattutto perché alcune sue affermazioni sembrarono implicare una gerarchia tra le razze, alcune considerate più evolute spiritualmente di altre. In particolare, Steiner affermò che la razza caucasica (bianca) rappresentava uno stadio più avanzato di sviluppo spirituale, una concezione che è stata successivamente associata alle ideologie naziste, anche se Steiner non sostenne mai il nazismo, anche perché morì nel 1925.
Inoltre propugnò una sorta di evoluzione, secondo la quale il destino delle razze meno evolute era di scomparire col tempo, solo quelle più evolute sarebbero progredite. Steiner collegava le caratteristiche razziali alle influenze cosmiche e spirituali, suggerendo che diverse razze fossero il prodotto di influenze planetarie e spirituali differenti.
Kenzie Bindrup, project manager presso la Winery Lane Collective in Oregon (azienda che propone e promuove una serie di esperienze incentrate sul vino e sul cibo, picnic, degustazioni guidate approfondite ed eventi), mette l’opera di Steiner nella stessa categoria della musica di Michael Jackson: “Rispetto l’arte ma non l’artista.” Bindrup, di origine coreana e cresciuta mormone, afferma di voler identificare nell’articolato sistema di pensiero e pratiche di Steiner ciò che è utile e positivo: “Per me si tratta di intenzionalità e consapevolezza – riguardo alla terra, agli animali o agli esseri umani. Lascio da parte le criticità e le controversie e prendo ciò che ritengo valido e giusto”.
Nonostante le controverse affermazioni di Steiner, la viticoltura biodinamica continua a prosperare, alimentata dalla passione di coloro che la interpretano come il metodo più sostenibile e salutare per il futuro dell’agricoltura. La sfida rimane quella di riconoscere e denunciare le idee errate di Steiner, mantenendo allo stesso tempo i principi validi e progressisti che hanno reso la biodinamica una pratica rispettata e diffusa a livello mondiale.












































