In un mercato dove sostenibilità e coerenza sono imprescindibili, le aziende del beverage affrontano una trasformazione radicale. L’articolo esplora le cinque tendenze ESG che stanno ridefinendo strategie, filiere e comunicazione nel comparto alcolici, tra nuove responsabilità sociali, innovazione e rendicontazione misurabile.

In un’epoca in cui le parole d’ordine sono responsabilità, impatto misurabile e fiducia, le aziende del settore beverage non possono più permettersi dichiarazioni di principio prive di azioni concrete. Come sottolinea l’approfondimento pubblicato da Just Drinks (“The top five ESG trends reshaping the global drinks industry”), i tempi delle promesse generiche sono finiti: oggi gli investitori chiedono rendicontazioni dettagliate sui rischi aziendali e i consumatori scelgono solo brand coerenti con i propri valori etici.

Il quadro normativo, seppur frammentato – basti pensare ai rinvii nell’attuazione della Corporate Sustainability Reporting Directive in Europa o alle tensioni politiche sul tema ESG negli USA – non frena un trend globale: chi non evolve rischia di restare indietro.

Ecco le 5 tendenze ESG che stanno ridefinendo il futuro del comparto alcolici e come le aziende stanno reagendo.

1. Anti-greenwashing e certificazioni ESG: trasparenza obbligatoria

Con l’aumento della sensibilità ESG, cresce anche il rischio di affermazioni fuorvianti. Normative come la Green Claims Directive europea impongono ora prove documentate e verificabili a sostegno delle dichiarazioni ambientali.
Le aziende si stanno adeguando: coinvolgono in fase iniziale team legali e di compliance, adottano revisioni indipendenti, e migliorano i processi di comunicazione per evitare linguaggi vaghi o esagerati.

Audit ESG, dati verificati e comunicazioni semplificate diventano dunque strumenti fondamentali per costruire fiducia e ridurre il rischio reputazionale e legale.

2. Dalle promesse all’impatto misurabile

Oggi serve dimostrare i risultati ottenuti lungo tutta la filiera del valore.
Le aziende devono fornire dati concreti: litri d’acqua risparmiati, tonnellate di CO₂ evitate, rifiuti sottratti alle discariche. L’attenzione si sposta su ciò che può davvero essere controllato e che ha il maggiore impatto negativo.
Le aziende del beverage stanno così integrando l’ESG nei KPI aziendali, nei report destinati agli investitori e nei processi produttivi quotidiani, spostando il focus dall’ambizione alla accountability.

3. Salute, moderazione e impatto sociale: nuove priorità ESG

Oltre ai diritti dei lavoratori e alla diversità, emerge con forza il tema della responsabilità sociale legata al consumo di alcol. La prevenzione dell’abuso, la promozione della moderazione e l’offerta di opzioni no/low alcohol diventano elementi distintivi per i brand più attenti.

Le iniziative che un tempo ricadevano sotto l’etichetta CSR (Corporate Social Responsibility) oggi si consolidano in una visione strategica ESG: marketing responsabile, prevenzione del consumo minorile e trasparenza sugli effetti sulla salute sono al centro degli investimenti.
Questa tendenza riflette il crescente interesse dei consumatori per benessere, inclusività e coerenza etica.

4. Packaging sostenibile e innovativo

Il packaging, elemento altamente visibile e impattante, è al centro di una profonda trasformazione. I brand stanno sperimentando bottiglie leggere, sistemi riutilizzabili e etichette digitali (QR code) per comunicare impatti ambientali, tracciabilità e informazioni sanitarie.

Il futuro del packaging sarà dettato dalla capacità di innovare, ridurre i materiali e aumentare la riciclabilità, ma anche dalla disponibilità dei consumatori ad adottare nuovi comportamenti: riuso, raccolta differenziata e formati alternativi.

5. Supply chain etica e agricoltura rigenerativa

La richiesta di tracciabilità e trasparenza lungo l’intera catena di approvvigionamento non accenna a diminuire. Poiché l’agricoltura è una delle principali fonti di emissioni, le aziende stanno puntando su agricoltura rigenerativa, riduzione delle emissioni Scope 3 (emissioni indirette di gas serra generate lungo l’intera catena del valore di un’azienda) e politiche di approvvigionamento ESG-driven.

Oggi chi riesce a selezionare e valutare i fornitori, garantire controlli, miglioramenti e condizioni di lavoro eque, si posiziona come leader credibile nel mercato. Gli strumenti come la finanza sostenibile e i criteri ESG per gli acquisti stanno accelerando questa trasformazione.

Trasformare l’ESG da obbligo a vantaggio competitivo

Il settore degli alcolici, come molti altri comparti industriali, si trova nel pieno di una trasformazione epocale. Se da un lato rimangono lacune nella misurazione delle emissioni Scope 3 e nella rendicontazione dell’ESG sociale, dall’altro emerge con forza un’opportunità: trasformare l’ESG da obbligo a vantaggio competitivo.

Le aziende che sapranno dimostrare coerenza tra ciò che dichiarano e ciò che realmente fanno saranno quelle che conquisteranno la fiducia di investitori e consumatori. E in un mondo sempre più attento a impatti e valori, questa sarà la chiave per restare rilevanti.


Punti chiave:

  1. Trasparenza obbligatoria: la lotta al greenwashing impone prove verificabili, audit ESG e comunicazione precisa per evitare rischi legali e reputazionali.
  2. Misurabilità concreta: i brand devono dimostrare l’impatto ESG con dati chiari lungo tutta la filiera, superando le promesse generiche.
  3. Salute e impatto sociale: cresce l’attenzione su consumo responsabile, opzioni no/low alcohol e marketing etico.
  4. Packaging sostenibile: materiali ridotti, riutilizzo e innovazioni digitali diventano centrali per ridurre l’impatto ambientale.
  5. Filiera etica e agricoltura rigenerativa: la trasparenza nella supply chain e la riduzione delle emissioni Scope 3 sono nuove priorità strategiche.