Benedetta Pilato è un’atleta di origini tarantine classe 2005, nota per aver conquistato il suo primo argento mondiale a soli 14 anni. Dall’esordio sono seguite altre 4 medaglie ai Campionati Mondiali (1 argento, 2 bronzi e 1 oro) e un record del mondo il 22 Maggio 2021 in occasione degli Europei di Budapest.

Lunedì 29 Luglio alla Défense Arena si sono svolte le finali di nuoto che hanno visto competere anche Benedetta Pilato nei 100 rana, gara in cui è arrivata 4° per un centesimo. 

Arrivata ai microfoni Rai, visibilmente commossa, spiega “Ci ho provato fino alla fine. Mi dispiace. Però sono contenta. Sono lacrime di gioia, ve lo giuro. È stato il giorno più bello della mia vita”.

Elisabetta Caporale – l’inviata per la Rai –, di fronte a queste parole le risponde stupita: “Ma veramente? Ci lasci senza parole. È strano vederti contenta, tutti si aspettavano di vederti sul podio”. 

La situazione si aggrava ulteriormente quando, dallo studio, interviene anche Elisa di Francisca – la plurimedagliata schermitrice classe ’82 – la quale esordisce dicendo: “Non so se ci fa o ci è. Non ho capito niente […] Non è possibile che dica «Io sono contenta», è assurdo […] Che ci è venuta fare? (alle Olimpiadi, ndr)”. 

Questo infelice episodio che ha coinvolto Benedetta Pilato dimostra, purtroppo, ancora una volta come la comunicazione dei giovani non venga pienamente compresa da Boomer, Gen X e Millennial. 

Sono stati messi sotto ai riflettori due mondi a confronto: quello delle nuove generazioni – meno costruito e più consapevole dell’importanza di saper guardare alla crescita personale e non solo alla vittoria – e quello delle vecchie generazioni in cui è ancora radicata la visione elitaria che incorona solamente il vincitore e vede il secondo come il primo dei perdenti. 

Leggi anche: Il settore del vino come la Nazionale di calcio italiana

Ma non è solo lo sport a dimostrare questo divario generazionale perché il mondo del vino viene ancora oggi percepito come un settore tradizionale, esclusivo, elitario e questo viene dimostrato, almeno in parte, dal calo dei consumi di vino da parte dei giovani che, d’altro canto, preferiscono alternative meno impegnative e più scanzonate. 

Di fronte a questa situazione, è inutile ripetere che “i giovani non bevono più vino”, etichettandoli come la causa principale del calo dei consumi e giustificando il trend negativo dicendo: “le nuove generazioni non sanno apprezzare la tradizione; non ne capiscono nulla di vino; a loro piacciono solo i vini semplici”. 

In realtà, le nuove generazioni hanno semplicemente abbandonato la retorica del “se vuoi puoi” e hanno dimostrato che tra l’unico vincente e tutti gli altri perdenti, ciò che è veramente importante per loro è il viaggio, lo sforzo, il sacrificio

Di conseguenza, tra un vino di fascia premium, super richiesto, famoso e bevuto prevalentemente da chi ama mostrare il proprio status, i giovani preferiscono il vino della cantina che racconta un’annata particolarmente complessa e che, nonostante il duro lavoro, magari non è tra i vini migliori della storia aziendale, ma è comunque un prodotto genuino, simbolo di resilienza e prezioso perché dimostra con autenticità il percorso intrapreso. 

L’interazione Pilato – Caporale – Di Francisca lo dimostra: la diciannovenne felice anche se ha mancato il terzo posto per un centesimo di secondo non viene capita – e viene anzi derisa – dalla giornalista e dalla schermitrice che non hanno compreso la sua visione e non ci hanno nemmeno provato perché Benedetta, in realtà, lo ha spiegato forte e chiaro il motivo della sua gioia “un anno fa non ero in grado di fare questa gara. Ci ho provato dal primo metro. Peccato ma questo è solo un punto di partenza”.

Alla fine, quello che involontariamente Benedetta Pilato insegna è che ogni volta in cui non si riesce a salire sul podio, è un punto di partenza di cui poter essere comunque fieri, continuando a celebrare il viaggio di crescita.