Tenuta Sant’Antonio cambia volto alle sue etichette più identitarie. Amarone Anniversario, La Bandina e Nanfrè si presentano nel 2026 con un packaging completamente ripensato: illustrazioni, miti e simboli sostituiscono i codici grafici più classici della Valpolicella. Un restyling che non tocca il vino, ma ne rinnova il racconto, tra memoria di famiglia, natura, territorio e ricerca artistica.
C’è un momento, nella vita di una cantina, in cui il vino resta lo stesso ma tutto il resto cambia. È il momento in cui ci si ferma a guardare non più solo cosa c’è dentro la bottiglia, ma cosa quella bottiglia comunica prima ancora di essere stappata. Tenuta Sant’Antonio, realtà della famiglia Castagnedi radicata nel cuore della Valpolicella, ha scelto il 2026 per compiere questo passaggio, presentando un restyling che riguarda tre etichette simbolo del proprio percorso: l’Amarone Anniversario, il Valpolicella Superiore DOC La Bandina e il Valpolicella DOC Nanfrè.
Non si tratta di un semplice aggiornamento grafico. È una dichiarazione d’intenti, il segno tangibile di una cantina che ha deciso di abbandonare gli stilemi più classici e prevedibili del packaging vitivinicolo per abbracciare un linguaggio visivo più libero, narrativo, quasi illustrativo. Tre etichette, tre storie, tre artisti diversi che hanno interpretato a modo loro cosa significa, oggi, raccontare il territorio della Valpolicella.
Amarone Anniversario: trent’anni di storia si vestono di serigrafia

Il primo capitolo di questo restyling nasce da una ricorrenza importante: il 30° Anniversario della cantina. Per celebrarlo, Tenuta Sant’Antonio non ha scelto la strada più prevedibile — un’etichetta elegante e sobria, magari dorata, come impone la convenzione per i grandi vini da meditazione — ma ha optato per qualcosa di molto più audace: una bottiglia serigrafata, con un disegno a linee sottili e colori accesi che raffigura un piccolo mondo animale, tra fagiani, quaglie, tortore, cince e ghiandaie, popolando il vetro nero della bottiglia come fossero incisioni contemporanee.
È una scelta che va letta con attenzione, perché non è solo estetica: è una vera dichiarazione. L’idea alla base è che il Valpolicella non sia soltanto un territorio di vigne, ma un ecosistema vivo, dove il fruscio del vento e il canto degli uccelli fanno da colonna sonora quotidiana alla vendemmia. Un Amarone che nasce dal blend dei tre Amaroni della cantina, pensato per raccontare trent’anni di identità stilistica fatta di profondità, eleganza e coerenza — e che oggi trova il coraggio di raccontarsi con un segno grafico che si allontana volutamente dai codici più istituzionali della denominazione.
Il messaggio è chiaro, e la stessa Tenuta Sant’Antonio lo sottolinea: a evolvere è il modo di raccontarsi, non l’essenza di ciò che si è. Un equilibrio non semplice da centrare, ma che qui sembra funzionare proprio perché la serigrafia non copre né distrae dal vino: lo accompagna, come una nuova voce narrante per una storia che resta profondamente identitaria.
La Bandina: quando il Valpolicella diventa una divinità femminile

Se l’Amarone Anniversario gioca sulla natura, La Bandina — il Valpolicella Superiore DOC che rappresenta uno degli emblemi più riconoscibili della cantina — sceglie invece la strada del mito. L’etichetta, completamente ripensata, raffigura una figura femminile regale che emerge da un paesaggio di colline disegnate come un mosaico di vigneti, tra filari intrecciati, piccoli borghi e case lontane, avvolte da un segno grafico che rappresenta il vento, elemento distintivo e quasi identitario di questo territorio.
Dietro questa scelta c’è un lavoro concettuale preciso, raccontato dalla stessa voce dell’artista che ha firmato l’etichetta: l’intento era dare un’anima al vino, immaginare “Valpolicella” non come una semplice denominazione geografica, ma come il nome di una divinità dai tratti femminili che prende forma tra le vigne, le colline, le case, gli alberi. Il vento diventa così elemento decorativo e narrativo insieme: muove le nuvole, che si trasformano in acini d’uva, che a loro volta diventano vino, in un ciclo visivo che restituisce, in un solo colpo d’occhio, tutto il percorso che porta dalla natura al calice.
È un’etichetta che inaugura un nuovo capitolo identitario per La Bandina, mantenendo saldo il legame con la tradizione e con la visione della famiglia Castagnedi, ma raccontandola con uno sguardo decisamente più contemporaneo. Nel calice, il vino resta fedele a sé stesso: rosso brillante con sfumature violacee, profumi tipici dei vitigni veronesi, ciliegia sotto spirito e frutti di bosco in primo piano, accompagnati da una speziatura calda e avvolgente che chiude il quadro sensoriale.
Nanfrè: il vino diventa ponte tra le persone

Il terzo capitolo di questo restyling è forse quello più giocoso e, allo stesso tempo, più simbolicamente denso: il Valpolicella DOC Nanfrè. Qui l’etichetta si trasforma in una piccola composizione pop, dove da un bicchiere di vino fuoriesce un flusso di colore che rivela volti di persone diverse, colti in un momento di gioia condivisa — come se fossero proprio loro, con le loro storie e i loro incontri, a dare forma al Valpolicella stesso.
Il concetto alla base è tanto semplice quanto potente: il vino come simbolo di unione, come ponte tra chi lavora dietro le quinte della produzione — in totale sinergia, vendemmia dopo vendemmia — e chi invece lo vive dall’altra parte del calice, in un momento di condivisione con altre persone. Un’unica comunità, un unico universo, quello del Valpolicella, rappresentato in etichetta con un linguaggio grafico vivace, quasi da illustrazione editoriale, anche in questo caso molto distante dai codici più formali con cui questa denominazione viene solitamente raccontata.
Non è un caso che dietro questa scelta ci sia anche una dedica personale: i vigneti di Nanfrè, che prosperano tra i comuni di Colognola ai Colli e Illasi, sono dedicati a Gianfranco — per gli amici, appunto, Nanfrè — già proprietario di quel vigneto. Un legame affettivo che si intreccia con la volontà di raccontare un vino dalla bevibilità più immediata e contemporanea: colore non troppo carico, naso intenso e fruttato, con note di erba medica, fiori di pesco e frutta matura, per un sorso morbido, fresco, con tannino sottile e persistente.
Un restyling che è soprattutto un cambio di sguardo
Guardando insieme queste tre etichette, emerge con chiarezza il filo conduttore dell’intera operazione: rompere con lo stile precedente, più classico e istituzionale, per aprirsi a un linguaggio visivo capace di parlare a un pubblico più ampio, più curioso, più abituato a leggere il vino anche attraverso codici estetici presi in prestito dall’illustrazione, dal fumetto, dall’arte contemporanea.
È una scommessa che richiede coraggio, perché nel mondo del vino — specialmente in una denominazione storica come la Valpolicella — l’etichetta non è mai un dettaglio secondario: è il primo contatto, la prima promessa fatta al consumatore prima ancora dell’assaggio. Tenuta Sant’Antonio ha scelto di giocarsi questa promessa su un terreno nuovo, senza rinunciare al legame con il territorio e con la propria storia, ma raccontandoli con uno sguardo che guarda decisamente avanti.
Tre bottiglie, tre artisti, tre modi diversi di intendere lo stesso territorio: il risultato è un packaging che non si limita a vestire il vino, ma che prova a dargli voce, trasformando l’etichetta da semplice supporto informativo a vero e proprio spazio narrativo.
Punti chiave:
- Tre etichette rinnovate: Amarone Anniversario, La Bandina e Nanfrè cambiano completamente veste grafica per il 2026.
- Rottura con lo stile classico: il packaging abbandona i codici più istituzionali della Valpolicella per un linguaggio illustrativo e narrativo.
- Ogni bottiglia racconta una storia diversa: la natura per l’Amarone, il mito femminile per La Bandina, l’unione tra le persone per Nanfrè.
- Il vino non cambia, cambia il racconto: il restyling è un’evoluzione dell’identità visiva, non della sostanza enologica.
- Legame forte con il territorio e la famiglia: da Nanfrè dedicato a Gianfranco ai trent’anni di storia celebrati dall’Amarone.

































































