Dalla lettura dell’articolo Tim Atkin MW: Is wine heading for an iceberg?, pubblicato su Harpers Wine & Spirit Trade News, emerge una riflessione profonda e allarmante riguardo alle sfide e minacce che il settore vinicolo globale sta affrontando. Atkin paragona la situazione attuale dell’industria vinicola alla tragica storia del Titanic, suggerendo che, nonostante numerosi avvisi e segnali di pericolo, vi sia una tendenza a ignorare le minacce imminenti, mettendo così a rischio il futuro del settore.

“Ho sempre supposto che l’iceberg che causò la fine del Titanic – scrive l’autorevole Master of wine inglese – spuntasse dal nulla in una notte senza luna. Quello che non avevo realizzato era che il capitano della nave, Edward Smith, aveva ricevuto avvertimenti da altre sette navi riguardo a pericolosi iceberg al largo delle coste di Terranova. I messaggi furono «trattati con disinvoltura, o ignorati», scrive Davenport-Hines”.

“La tendenza a nascondere la testa nella sabbia non è limitata – prosegue Atkin – però solo agli struzzi o ai capitani di mare edoardiani. Larghe sezioni del business internazionale del vino stanno facendo qualcosa di simile proprio ora”.

Le preoccupazioni principali evidenziate da Atkin includono:

  • L’impatto del messaggio anti-alcol promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che afferma non esistere un livello sicuro di consumo di alcol. Questo messaggio va contro le narrazioni precedenti che promuovevano benefici moderati del consumo di vino, parte integrante della dieta mediterranea e della cultura enologica.

“Dov’è la risposta decisa dell’industria del vino – si domanda Atkin – che parla della dieta mediterranea, della storia e della cultura del vino, per non parlare dei benefici dimostrati di un bere misurato? È là fuori, grazie a organizzazioni come Wine in Moderation, ma il suo messaggio è troppo quieto e scusante”.

  • I cambiamenti generazionali nel consumo di alcol, con Millennials e Gen Z che tendono a consumare meno alcol rispetto alle generazioni precedenti. Questi cambiamenti sono guidati da un maggiore interesse verso la sostenibilità, l’autenticità, una dieta più salutare e il consumo moderato, incidendo direttamente sul calo delle vendite di vino, specialmente nei Paesi tradizionalmente produttori.

“Quando parlo con molti figli dei miei amici – sottolinea Atkin – sono spesso colpito dalla differenza tra il loro atteggiamento verso l’alcol e il mio a un’età simile. Parlano di sostenibilità e autenticità, di diete più salutari e consumo moderato. Di sobrietà. Alcuni bevono birra, pochi apprezzano il vino, molti rinunciano del tutto all’alcol”.

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“Il risultato – denuncia Atking – è un calo rapido delle vendite. Scrivendo sulla rivista Vinifera, lo storico Gonzalo Rojas ha recentemente definito questa situazione la “nuova fillossera”. Forse troppo drammatico…ma cosa sta facendo l’industria del vino per attrarre consumatori più giovani? Packaging? Marketing? Nuovi prodotti? Viticoltura più responsabile? Queste domande richiedono risposte urgenti”

  • Il cambiamento climatico, identificato come la minaccia più grande per il settore vinicolo. Gli effetti del cambiamento climatico, come siccità e temperature più elevate, hanno conseguenze devastanti sulle regioni vinicole stabilite, mettendo in pericolo la produzione e la qualità del vino.

“Mi stupisce  – sottolinea Atkin – che ci siano ancora persone che negano la realtà di ciò che ci circonda quotidianamente. Uno studio approfondito pubblicato recentemente su Nature Reviews Earth & Environment da sette scienziati, incluso il venerato Cornelis van Leeuwen dell’Università di Bordeaux, è terrificante, anche se il suo tono è misurato e condizionale”

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“Gli autori di Climate Change Impacts and Adaptations of Wine Production – conclude il noto Mw inglese – parlano delle “enormi conseguenze sociali ed economiche negative” di siccità e temperature più elevate nelle “principali regioni vinicole”. Aggiungono che è possibile adattarsi a questo futuro «più caldo e più secco», ma solo in certi luoghi. Gli eventi meteorologici estremi fanno parte della nuova normalità. Così come l’aumento di specie invasive e malattie fungine. Come ho detto, roba da paura che richiede azioni”.