Inutile prenderci in giro: i dati di mercato non sono confortanti nemmeno per il nostro amato vino che è sì spesso un prodotto anticiclico, ma non può rimanere sempre immune alle problematiche economiche (e anche a quelle dettate dai cambiamenti degli stili di vita).

I numeri che crudamente ci ha “spiattellato” l’attento Osservatorio di Unione Italiana Vini e Vinitaly, riguardanti il semestre 2023, ci raccontano di un’Italia del vino in difficoltà un po’ in tutte le tipologie, a partire dai vini fermi confezionati che perdono in volume un 5% sull’anno precedente, ma anche gli spumanti che segnano un calo del 4%. Al momento sembrano reggere solo i frizzanti e gli sfusi. 

Se ai numeri negativi del mercato si aggiunge l’andamento di una vendemmia tra le più complesse degli ultimi decenni, è chiaro che diventa difficile essere allegri e spensierati.

Ma quello che preoccupa di più, almeno dal mio punto di vista, è il disorientamento. Un disorientamento dettato dal non comprendere bene “dove si sta andando”, quale direzione prendere.

Non è certo da quest’anno che siamo entrati nell’epoca dell’incertezza, ma è indubbio che se, fino a qualche anno fa, era più semplice individuare dei fari in mezzo al mare, oggi quelle luci appaiono sempre più fioche e spesso non riusciamo proprio a scorgerle.

E allora che fare? Cercare di osservare meglio quelli che riescono a navigare con destrezza anche tra i marosi, anche in presenza di nebbia fitta.

Quali sono, quindi, le imprese del vino che navigano nella rotta giusta, pur in presenza di mari agitati?

Prima di darvi la mia risposta, vi annuncio che dalla prossima settimana inizieremo a raccontare la “storia” di molte di queste aziende “vincenti”, di quelle che stanno navigando bene anche in questa complessa fase. Cercheremo di raccontarle proprio per fare emergere i valori, le strategie che stanno consentendo loro di rimanere forti e competitive sui mercati.

Lo facciamo perché siamo convinti che gli esempi siano il modo migliore per comprendere le ragioni di un successo, le condizioni che consentono ad un’impresa di crescere sui mercati anche quando le condizioni sono più difficili.

In questo mio editoriale, però, vorrei evidenziare una sorta di identikit dell’impresa che cavalca con successo anche le attuali onde alte del mercato.

Innanzitutto, va sottolineato che anche oggi non è la dimensione la discriminante tra un’impresa performante e una in difficoltà. Vi sono esempi positivi e negativi ben ripartiti in ogni tipologia dimensionale. Certo, è indubbio che oggi una piccola impresa (inserita magari in denominazioni non particolarmente forti, con costi produttivi elevati) fatichi molto di più rispetto a una realtà del suo territorio più grande e più “elastica” sul fronte dei costi.

Ma l’elemento chiave che consente alle nostre imprese di rimanere competitive si chiama “brand riconoscibile”. “Capirai che novità, è sempre stato così”, diranno molti di voi. 

Ma non è così. In realtà, la novità sta nel fatto che per tanto tempo abbiamo avuto molte, moltissime aziende del vino che sono andate avanti, talvolta magari solo “sopravvissute” anche senza avere un brand noto, riconoscibile.

Non è un caso che eravamo arrivati a circa 46.000 aziende vinificatrici nel nostro Paese, perché per molte di esse produrre vino e venderlo sembrava una cosa sostanzialmente semplice. Qualcosa che non imponeva necessariamente avere un brand aziendale forte, autorevole, credibile. 

Quelle imprese che oggi sono vincenti nonostante tutto, pertanto, sono quelle che hanno investito nel loro brand nei cosiddetti “tempi non sospetti”.

E  sono quelle che anche oggi continuano a farlo. Il problema è che sono poche. Quante? Ad essere molto generosi, non più di un migliaio.

Sono troppo poche, inutile negarlo. La maggioranza di esse è inserita in quella decina di denominazioni forti che di fatto fanno circa l’80% del nostro export. E anche su questo fronte siamo evidentemente troppo fragili.

Sono quelle aziende che, anche in presenza di mutazioni climatiche che mettono a dura prova le loro vigne, non smettono di ricercare e applicare nuove strategie di gestione dei loro impianti. E questo le porta ad ottenere anche vini eccellenti. Un requisito che troppe volte si dà per scontato, ma così non è.

Sono quelle che non smettono di andare sui mercati e di presidiarli perché sanno che il loro brand non si muove stando fermi in cantina.

Sono quelle che da tempo hanno compreso che non serve a nulla lamentarsi, non serve guardare al passato con nostalgia, ma occorre rivolgere sempre lo sguardo avanti.

Sono quelle che investono sulla conoscenza e sulle informazioni perché si rendono conto che senza conoscere i mercati non si può disegnare nessuna rotta.

Sono quelle che hanno compreso che, oltre alla qualità dei vini, è fondamentale la qualità delle risorse umane e stanno investendo in quella direzione.

Se oggi, pertanto, le aziende disorientate vogliono trovare dei riferimenti, delle ispirazioni, consiglio vivamente di osservare quelle imprese vincenti, a partire da quelle più vicine, quelle che magari fino a ieri venivano considerate competitor e che oggi potrebbero finalmente diventare esempi virtuosi e preziosi.

Noi inizieremo a raccontarle di più e meglio, convinti che mai come oggi l’esempio è il faro migliore.