Il progetto enoturistico può diventare significativo solo se l’imprenditore è realmente determinato a puntare su questo settore. È questa la consapevolezza che abbiamo preso durante i nostri anni di esperienza nella consulenza e formazione nelle aziende del vino italiane.

Un imprenditore può avere i migliori hospitality manager al suo fianco, essere circondato da infiniti enoturisti appassionati ed essere collocato in un territorio altamente vocato, ma se manca una visione aziendale forte e determinata, tutto ciò è vano.

Per sviluppare l’enoturismo come unità di business serve un progetto imprenditoriale, che abbracci tutte le tematiche aziendali che solo un titolare può sviscerare. 

L’appello che rivolgiamo agli imprenditori del vino è chiaro: se credete veramente nell’enoturismo, è necessario investirci appieno. Non si tratta solo di delegare compiti, ma di mettersi in prima persona a creare le strategie vincenti insieme ai vostri hospitality manager. Gli addetti all’accoglienza sono i vostri alleati strategici in questa avventura, ma la direzione deve provenire da chi ha le redini dell’azienda.

Per rendere un progetto enoturistico un successo duraturo, è fondamentale adottare una mentalità proattiva. Aspettare che le cose accadano da sole, magari grazie ad iniziative di enti terzi, non è più una soluzione. Oggi esistono centinaia di proposte enoturistiche vincenti nate in cantine che hanno deciso autonomamente di diventare protagoniste del cambiamento, con o senza le migliori premesse.

Tutto parte da una visione e dalla pazienza di investire in un nuovo ramo d’azienda. Fare accoglienza è un mestiere diverso rispetto a fare vino. 

Ricordate: gli enoturisti sono tra i viaggiatori più appassionati e motivati. Sono alla ricerca di esperienze uniche e autentiche, e la vostra azienda può diventare una meta ambita se decidete di proporvi come un luogo indimenticabile.

La differenza la fa la vostra volontà di abbracciare il cambiamento e di scommettere sull’enoturismo come leva di crescita.

Gli ingredienti nelle cantine italiane ci sono tutti, ma lo chef è sempre l’imprenditore.