Cantina Grigoletti è un viaggio tra vino, architettura e accoglienza familiare nel cuore della Vallagarina. Un luogo dove tradizione, sostenibilità e visione si intrecciano in un racconto autentico che attraversa generazioni. L’enoturismo diventa qui un’esperienza emozionale e culturale, tra caveau di memoria liquida e vini che parlano del territorio.
Ci sono luoghi dove il vino non è solo una bevanda, ma un racconto liquido che scorre attraverso generazioni. Entrare in Cantina Grigoletti, nel cuore della Vallagarina, significa proprio questo: immergersi in un progetto familiare dove ogni pietra, ogni bottiglia e ogni sguardo raccontano una storia di tenacia e visione. Qui, il vino è il risultato tangibile di un patto tra la fatica della terra e un’incessante spinta verso il futuro.
È difficile racchiudere in parole l’esperienza di una visita in Cantina Grigoletti. È un luogo che si svela passo dopo passo: un corridoio di bottiglie retroilluminate che crea un’ipnotica installazione d’arte, un cancello in ferro battuto che protegge barrique come un tesoro, una volta in pietra che sembra sussurrare storie antiche. Ogni dettaglio è incastonato in un equilibrio perfetto. Tra i tanti cuori pulsanti di questa realtà, abbiamo voluto focalizzarci sul Caveau, un luogo che trascende la sua funzione di semplice cantina per diventare un archivio di memoria liquida.
“Tutto quello che vedete nasce dalla visione di Bruno, terza generazione di vignaioli Grigoletti,” racconta la nuora Marica, che insieme a suo marito Carmelo e ai loro figli, Martina e Federico, porta avanti l’azienda. Sono proprio Marica e Martina a guidare oggi l’accoglienza e la narrazione di questa storia familiare. “A 87 anni continua a essere la nostra fonte di ispirazione e parte attiva in campagna e in cantina.” Un sogno iniziato negli anni ’70, dopo un viaggio in Francia che instillò in Bruno un’idea allora rivoluzionaria per la zona: smettere di vendere solo vino sfuso e creare un’azienda che lo raccontasse attraverso l’ospitalità. In pratica, ha anticipato quello che oggi chiamiamo enoturismo.
“Si iniziò a costruire la cantina nel 1981, partendo da uno spazio di soli 150 metri, molto più grezzo di come appare oggi. Lì si imbottigliava tutto, c’era un semplice scaffale, un tavolo e una calcolatrice per gestire le prime vendite alla ristorazione locale,” ricorda Marica. Fin da subito, però, l’azienda si legò al turismo della zona, creando un “tour dei vini” che coinvolgeva Riva del Garda, gli Altipiani Cimbri, Andalo e Molveno. L’innovazione era già nel loro DNA: “Siamo stati tra i primi a usare i QR code sulle etichette. Pensi che all’inizio li stampavamo enormi, perché i telefoni di allora faticavano a leggerli, ma ci permettevano di collegare la bottiglia alla sua scheda tecnica online sul nostro sito web.”
Questa filosofia ha trasformato il Caveau in un simbolo di crescita continua, un luogo che si abbellito e ampliato negli anni con la costruzione de Tunnel delle Meravigne, della Caneva di Bacco, della Basilica del vino e del Tempio Rosa, per offrire sempre qualcosa di nuovo ai visitatori che tornavano ogni anno.
In questa storia di progresso, l’impronta femminile è un filo conduttore potente e decisivo. “Il ruolo femminile da noi è fondamentale,” sottolineano. “Non è un caso che nel cuore della nostra cantina ci siano colonne di marmo rosa: è un omaggio a questa presenza.” Dalle figure della bisnonna e della nonna, che hanno tenuto unita la famiglia, si arriva a mia suocera Aida, che a 84 anni è ancora il centralino, la prima voce che risponde al telefono. La generazione successiva gestisce l’accoglienza, la comunicazione e l’operatività quotidiana. “Chi arriva in Cantina Grigoletti trova sempre uno di noi ad accoglierlo. Vogliamo che chi entra qui si senta a casa nostra.” È una scelta precisa, che antepone l’autenticità del racconto familiare alla formalità di un approccio delegato. Le decisioni vengono discusse e condivise, ma il tocco femminile, quella particolare sensibilità, emerge in ogni dettaglio.
L’identità di Grigoletti risiede in un equilibrio dinamico tra il passato e il futuro. La tradizione è custodita gelosamente in vigna, dove tutto, dal diradamento alla raccolta, è ancora oggi fatto rigorosamente a mano. “Vinifichiamo solo ed esclusivamente le nostre uve,” spiegano, “perché la qualità nasce lì e il nostro compito in cantina è valorizzarla senza rovinarla.” Questa attenzione si sposa con un forte impegno verso la sostenibilità, che non è solo una parola, ma un approccio concreto. “La sostenibilità per noi si ritrova in moltissimi aspetti, dalla vita quotidiana al lavoro. Oltre alla vigna, abbiamo investito in energia pulita con impianti fotovoltaici e stiamo convertendo tutto il nostro packaging a materiali riciclati, come il cartone kraft. Stiamo anche progettando un restyling delle etichette e l’installazione di colonnine di ricarica per veicoli elettrici. È un concetto che ci sta molto a cuore.”
Questa filosofia di rispetto per l’ambiente e per il lavoro si traduce in vini che parlano del territorio con grande onestà. Ne è un esempio il Marzemino, un vitigno che, secondo loro, merita di essere riscoperto. “Purtroppo è spesso considerato un vino ‘minore’, ma per noi è l’emblema della modernità. È un vino fresco, fruttato, incredibilmente piacevole, che se servito leggermente fresco d’estate si abbina a qualsiasi cosa esaltando la convivialità. Il Marzemino parla della Vallagarina, cresce qui e racconta la nostra zona. Dobbiamo dargli più valore.”
Visitare Cantina Grigoletti significa comprendere che il vino può essere molto più di un prodotto: è un veicolo di cultura, un ponte tra generazioni e un atto di amore per il proprio territorio. In un mondo enologico spesso dominato da strategie di marketing complesse, la famiglia Grigoletti sceglie la via della trasparenza e dell’autenticità. La loro forza risiede in un equilibrio sapiente tra il rigore della tradizione, visibile nel lavoro manuale in vigna, e una curiosità instancabile che li spinge a sperimentare e a guardare al futuro con un approccio sostenibile.
Il vero valore aggiunto, però, è l’umanità che permea ogni aspetto dell’azienda. L’accoglienza diretta, il racconto sincero e la passione tangibile trasformano una semplice degustazione in un’esperienza condivisa. In ogni calice di Grigoletti non c’è solo un vino, ma la storia di una famiglia e la promessa che, a volte, la cosa più innovativa che si possa fare è semplicemente essere sé stessi.
È indubbio che, attraverso un progetto di valorizzazione enoturistica ben strutturato, questo labirinto sotterraneo possa trasformarsi in una delle esperienze più suggestive e memorabili che il Trentino ha da offrire.
Punti chiave:
- Vino e architettura emozionale: ogni dettaglio della cantina racconta una storia familiare autentica.
- Progetto enoturistico pionieristico: iniziato negli anni ‘80, oggi è simbolo di ospitalità e visione.
- Forte impronta femminile: il ruolo delle donne è centrale in accoglienza, comunicazione e gestione.
- Tradizione e sostenibilità: lavorazione manuale, energia pulita e packaging riciclato.
- Valorizzazione del Marzemino: vitigno simbolo della Vallagarina da riscoprire in chiave moderna.












































