Robert Maggi è il direttore di WinesnVines, un’enoteca online che offre una grande selezione di vini di alta qualità provenienti da piccole cantine, soprattutto italiane.

Metà gallese e metà pugliese, Maggi è nato e cresciuto in Puglia ma si è poi trasferito a Cardiff dove – dopo la laurea all’Università di Aberystwyth in Business e Management nel 2012 – ha avuto inizio la sua passione per il vino.

Sommelier WSET e Italian Wine Ambassador di Vinitaly International Academy, Maggi vuole dare ai consumatori la possibilità di sperimentare vini diversi, provenienti da zone produttive poco conosciute, incuriosendoli e spingendoli a scegliere vini che normalmente non approccerebbero.

Abbiamo intervistato Robert Maggi per scoprire le caratteristiche distintive del mercato del vino inglese.

Secondo il suo personale osservatorio, qual è l’andamento attuale del mercato del vino?

Potrebbe sembrare la risposta più ovvia e scontata, ma l’attuale trend nel mondo del vino è la sostenibilità: sia i produttori che i consumatori stanno diventando sempre più consci del ruolo che svolgono quando si parla di sostenibilità. I consumatori più giovani sono più consapevoli del prodotto che bevono e di come viene realizzato.

Quali sono le evoluzioni dei consumatori in Inghilterra per quanto riguarda il vino?

Credo che i consumatori stiano diventando sempre più curiosi e disponibili a provare qualcosa di diverso. I corsi di formazione sul vino stanno diventando sempre più popolari e questo porta i consumatori ad essere degli “avventurieri” nella scelta dei vini. In termini di stile, vedo che i consumatori cercano qualcosa di più leggero ed elegante, con poco o nessun invecchiamento in legno e, generalmente, preferiscono vini più bevibili che riflettano il vitigno e la regione da cui provengono. 

Secondo lei qual è la percezione del vino italiano in Inghilterra? 

Lo scenario dei vini italiani è veramente affascinante, ma al contempo complesso e frammentato, cosa che rende il tutto più difficile per i consumatori. Nonostante la percezione generale sia estremamente positiva, penso che il consumatore medio abbia difficoltà a ricordare le centinaia di varietà italiane meno conosciute, affidandosi sempre alle regioni e alle denominazioni più note (per esempio il Prosecco o il Chianti).
Nel mercato inglese, a livello storico il vino francese ha sempre dominato la scena e quando si parla di qualità percepita, i vini Italiani sono sempre stati qualche passo indietro.
La situazione si sta certamente evolvendo e i consumatori inglesi stanno iniziando ad apprezzare le diversità che i vini italiani possono offrire.

Quali sono i criteri che utilizzate per l’assortimento del vostro portfolio?

Noi cerchiamo diversi aspetti quando selezioniamo nuovi vini da aggiungere al nostro portfolio. Prima di tutto, dobbiamo creare una connessione con i produttori, desideriamo comunicare la storia che sta dietro alla bottiglia di vino, quanto il vino rifletta il territorio da cui proviene e il perché questo prodotto è così unico. Inoltre, i produttori devono anche condividere i nostri valori e la nostra filosofia.
Infine, consideriamo altri fattori cruciali come il packaging, la presenza nei social media, il prezzo e quanto un determinato vino potrebbe avere successo nel nostro mercato.

Secondo lei, quali sono i principali punti di forza e di debolezza dei vini italiani?

Chi non ama i vini italiani? I vini italiani hanno un potenziale incredibile e vari aspetti che si stanno evolvendo velocemente. La qualità percepita sta crescendo, la comunicazione sta migliorando e finalmente vedo che molte regioni stanno lavorando insieme per un unico obiettivo. 
Sfortunatamente, però, questo diventa anche una debolezza dal momento che è difficile comunicare in modo efficace la complessità dello scenario dei vini italiani. Quindi, è cruciale che i produttori e tutte le parti coinvolte (Consorzi, Associazioni, ecc.) lavorino insieme per trovare un modo migliore di comunicare quello che hanno da offrire.

Che consigli darebbe alle aziende vinicole italiane che vorrebbero migliorare la loro presenza nel vostro mercato?

Conoscere il mercato e lavorare a stretto contatto con importatori e distributori. Mostrare interesse nel mercato e, cosa più importante, essere attivamente presenti: i consumatori amano incontrare i produttori e ascoltare le esperienze direttamente da loro. 

Che consiglio darebbe ad un produttore di vino italiano che voglia migliorare la brand awareness sul mercato inglese?

Ancora una volta è importante conoscere il mercato il più possibile, i suoi consumatori e tutti gli aspetti culturali. Bisogna essere flessibili, senza perdere di vista la propria identità.
I mercati non sono tutti uguali e quello che funziona per il mercato statunitense, non necessariamente funzionerà anche in Inghilterra, in termini di comunicazione e immagine aziendale.
Infine, è necessario costruire relazioni forti con le persone chiave ed essere pazienti perché la presenza su un mercato e la riconoscibilità del marchio sono aspetti che richiedono tempo.