Siamo giunti alla terza intensa giornata di Vinitaly, un giorno importante, denso di elementi da analizzare e opinioni su cui confrontarsi.

La percezione diffusa è quella di aver ritrovato l’essenza di questa fiera, quegli elementi che l’avevano caratterizzata prima che l’impatto e lo stravolgimento della pandemia cambiassero totalmente le carte in tavola.

“Direi che questa è la prima edizione che si avvicina agli standard pre-Covid 19” ha dichiarato Luca Serena, CEO di Serena Wines. Percezione condivisa anche da Alessandro Vella, Direttore Generale di Val d’Oca, “l’impressione è quella di una fortissima ripartenza, grande, bella, ottima ma anche una occasione per ripensare e ridefinire le fiere dato che ritengo il mondo pre-Covid tramontato definitivamente”.

“La sensazione diffusa è che siamo tornati ai livelli pre-Covid” ha riferito Loris Dall’Acqua, enologo e CEO di Col Vetoraz, “molti produttori stanno sentendo il ritorno di quel fermento. Basta guardarsi attorno, penso che anche operatori e visitatori siano finalmente tranquilli anche a livello psicologico. L’affluenza è stata ottima, abbiamo avuto dei contatti molto positivi”.

“È un Vinitaly molto vivace, molto frequentato, basta guardarsi attorno” ha confermato Giancarlo Moretti Polegato, Presidente di Villa Sandi. “L’anno scorso è stato un inizio dopo una pesante pandemia, quest’anno si conferma l’importanza di questa manifestazione per noi produttori, direi che è un appuntamento immancabile”.

Ma “non è tutto oro quel che luccica”, emergono anche delle criticità, sostanzialmente legate alla dimensione esterna della fiera, in relazione alle capacità infrastrutturali e logistiche della città di Verona, coinvolta necessariamente nell’arduo compito di ospitare un afflusso di questa mole.

Secondo Luca Serena “Le infrastrutture intorno alla fiera, per soddisfare le esigenze degli operatori, ancora oggi non sono all’altezza”, sulla stessa linea Cinzia Sommariva, titolare di Sommariva Vini “La logistica esterna non è impeccabile, internamente non vedo problemi. È il traffico e la gestione esterna il problema”.

La partecipazione ed il peso delle giovani generazioni, in primis Millennial e Gen Z – sia in termini numerici a questa edizione di Vinitaly, sia in termini di responsabilità all’interno delle aziende del comparto vitivinicolo – è stato uno dei temi che abbiamo voluto affrontare con produttori e manager.

In termini di afflusso “A me sembra che ci siano meno giovani ma più interessati e più interessanti” ha puntualizzato Luigi Collavini, co-titolare di Collavini, “il problema del Vinitaly negli anni scorsi era legato al fatto che a volte i giovani si lasciavano un po’ andare. Quest’anno mi sembrano un po’ più orientati verso la conoscenza dei vini piuttosto che interessati a bere in modo smodato”.

Fabio Dei Micheli, neo presidente del Consorzio di tutela Chiaretto e Bardolino ha messo in luce che “La presenza di tanti giovani, passati in questi giorni nei padiglioni, è impressionante, penso sia importantissimo intercettarli. La sfida più grande sarà quella di imparare a presentare ai giovani non solo la nostra denominazione ma anche il vino in generale, con un linguaggio che sia più in sintonia con gli strumenti che utilizzano, non mi riferisco solo ai social o al packaging ma ad un nuovo modo di attrarre questi consumatori. Ritengo che la presenza di tanti giovani non sia stata per niente fuorviante ma rappresenti un grande goal di Vinitaly”.

“La partecipazione dei giovani a questa fiera mi sembra assolutamente buona, in linea con un trend che già respiriamo da qualche anno, anche prima della pandemia” ha testimoniato Cinzia Sommariva. “Sono interessati, curiosi, desiderosi di conoscere e di venirci a trovare anche al di fuori della fiera, per sapere dove siamo e cosa facciamo. Quindi il trend è positivo e credo che i giovani rappresentino il nostro sbocco per il futuro”.

Parlando sempre di giovani, abbiamo voluto conoscere quali fossero i riscontri in relazione al ricambio generazionale all’interno delle aziende, per capire se questa tendenza è effettiva o solamente sbandierata.

“Io penso che nel nostro settore ci sia ancora tanto in mano ad over-40, anche perché non è così facile trovare dei bravi manager giovani” ha sottolineato Alessandro Vella. “È un po’ più agevole selezionare bravi enologi ed agronomi, mentre si fa molta fatica a trovare figure manageriali e tecnici specializzati di alto profilo”.

“Stiamo facendo dei progressi per definire ricambi generazionali più strutturati, veniamo da una cultura di aziende molto padronali” ha dichiarato Luca Serena, “quindi questo processo è più difficile anche perché i giovani portano idee molto nuove, molto distanti dalle storiche fondamenta delle aziende vitivinicole. Però vedo un processo in atto e vedo sempre più giovani al timone di aziende”.