Moët & Chandon avvia una sperimentazione su 53 ettari per adattare la Champagne al cambiamento climatico: filari a 2 metri con viti allevate a 80 cm, impiego di cuttings storici e vitigni PIWI. I primi riscontri mostrano benefici agronomici e minore rischio di gelo, ma gli enologi richiedono dati più solidi e valutazioni sensoriali.
La svolta annunciata da Moët & Chandon non è soltanto una questione di ettari vitati: è una sfida culturale e tecnica che tenta di coniugare resilienza climatica, sostenibilità agronomica e mantenimento della tipicità. Nel cuore della Champagne, la maison ha convertito 53 ettari dei suoi 1.300 ha complessivi in un impianto caratterizzato da filari più larghi, con una spaziatura di 2 metri invece del metro tradizionale; le viti sono state inoltre inserite ad una altezza superiore, posizionando il primo filo a 80 cm invece dei consueti 60 cm.
Questo schema — noto come “vignes semi-large” e inserito nelle possibilità regolamentari dell’AOC Champagne a partire dal 2022 — risponde a più esigenze:
- maggiore spazio per le colture di copertura (cover crop),
- miglior aerazione,
- minore vulnerabilità alle gelate,
- maggiori quantità per ceppo, compensando così la ridotta densità,
- riduzione dello sforzo fisico degli operatori durante la vendemmia, un elemento non trascurabile in aree dove la raccolta manuale è ancora molto diffusa.
Accanto alla riorganizzazione spaziale, Moët affianca l’utilizzo di materiale vegetale storico (da viti antiche) e l’introduzione sperimentale di vitigni PIWI a maggiore resistenza fungina che promettono una riduzione dei trattamenti chimici. Questa scelta prende forma come una strategia complementare: ridurre la pressione fitosanitaria e aumentare la biodiversità genetica dell’azienda.
I risultati preliminari sono incoraggianti: secondo il report, le viti allevate più in alto hanno mostrato una maggiore acidità (un incremento di 1 mg/l) e una tendenza a sopportare meglio il gelo. Tuttavia, su questo specifico punto tecnico è opportuno essere cauti: le analisi enologiche standard misurano normalmente l’acidità in g/L e i valori fisiologici delle uve rientrano tipicamente in una forbice molto più ampia; pertanto, il valore citato andrebbe precisato e validato con dati analitici estesi.
Non tutte le voci sono concordi: gli enologi della maison esprimono riserve legittime — in particolare sulla necessità che il nuovo assetto garantisca resa e qualità enologica in linea con gli standard storici dell’azienda. Inoltre, i test condotti su vigneti in forte pendenza hanno dato esiti meno confortanti, suggerendo che la soluzione a filari larghi potrebbe non essere universalmente applicabile nell’intero territorio vitato.
Cosa significa tutto questo per la Champagne e per la viticoltura francese?
- Sperimentazione strutturale: il passaggio a “vignes semi-large” è una risposta pratica al cambiamento climatico e può ridurre il rischio di stress termico e di compattamento del suolo grazie a minore traffico meccanico.
- Ricorso a varietà resistenti: l’adozione di PIWI potrebbe abbattere l’uso di fitofarmaci, ma richiede dialogo con i regolatori e con i consumatori per tutelare l’identità dell’AOC.
- Necessità di dati: affinché la pratica entri stabilmente nei protocolli, servono più annate di prova, confronti analitici e valutazioni sensoriali condotte da panel terzi.
In sintesi, l’approccio di Moët & Chandon è pragmatico e misurato: coniuga tradizione (materiale storico) e innovazione (filari più larghi, vitigni PIWI) tentando di costruire resilienza senza compromettere la qualità che definisce Champagne. Il percorso è appena iniziato: il dialogo tra viticoltori, enologi, istituzioni e consumatori sarà la variabile decisiva per capire se queste misure diventeranno parte stabile del paesaggio produttivo della Champagne.
Punti chiave:
- 53 ettari convertiti a impianto a filari larghi (2 m) e viti allevate più in alto (primo filo a 80 cm).
- Benefici agronomici: spazio per cover crop, possibile aumento di resa per ceppo e minore vulnerabilità al gelo.
- Segnalazione di acidità maggiore (dato citato: +1 mg/L) — dato da verificare nelle unità e nella significatività analitica.
- Uso di cuttings storici e PIWI per ridurre fitofarmaci e diversificare il materiale genetico.
- Riserve degli enologi e limiti su vigneti in pendenza: servono più annate, dati analitici e prove organolettiche.












































