Come promesso, torno a quanto è emerso dal 2° Forum Internazionale Delle Venezie DOC tenutosi il 4 novembre scorso a Verona. Questa volta mi soffermo sull’intervento di Lulie Halstead, fondatrice di Wine Intelligence e attuale Non-executive Director di IWSR, considerato il più autorevole osservatorio mondiale dei mercati delle bevande alcoliche.

Halstead ha analizzato le opportunità del mercato statunitense partendo dagli atteggiamenti attuali dei consumatori americani e cercando di interpretare le possibili prospettive. Il primo aspetto emerso, purtroppo già noto, è il calo del 3% nei consumi di vino registrato negli USA tra il 2021 e il 2022, con prospettive di recupero non troppo incoraggianti per il 2023.

Questo declino contrasta con l’aumento del consumo di spirit, confutando l’idea che tutto sia riconducibile alla corrente lotta contro l’alcol. È essenziale evitare semplificazioni e generalizzazioni, leggendo e interpretando i dati nelle loro sfumature.

I dati presentati da Halstead evidenziano la disaffezione dei giovani (in primis la Gen Z) verso il vino, una tendenza segnalata da tempo senza una chiara analisi o soluzione. Mentre il 63% della popolazione adulta americana dichiara di consumare bevande alcoliche, solo il 46% della Gen Z (nati tra il 1997 e il 2012) e specie nella fascia 18-24 anni si dichiara consumatore, con il restante 54% che si astiene.

È evidente come la quota di giovani consumatori regolari di vino sia diminuita dalla quota del 40% nel 2010 al 30% attuale tra i giovani adulti (16-24 anni negli USA). Al contrario, tutte le altre fasce generazionali sono in crescita, in particolare quella 25-34 anni che è passata dal 32 al 48%, e quella 35-44 anni passata dal 32 al 47%.

Questi dati indicano che, negli USA, i giovani si allontanano dal vino, un atteggiamento che sembra diffuso anche tra i “giovanissimi” in tutto il mondo. Raccogliamo informazioni e analisi per comprendere le ragioni di questa disaffezione e se rappresenti un cambiamento temporaneo o un interesse in declino che persiste con l’età.

Questa è la domanda chiave: il calo dei consumi dei giovani oggi negli USA potrebbe influenzare il futuro? Tuttavia, dai 25 anni in su, l’interesse verso il vino continua a crescere, una buona notizia.

Sul fronte dei prezzi, i dati di Halstead testimoniano la crescita del processo di premiumizzazione negli USA, sebbene forse meno evidente rispetto al periodo 2016-2021 ma comunque significativa.

IWSR prevede, secondo le proiezioni del 2026, incrementi nelle fasce di prezzo Premium (+4,6%), Super premium (+5,2%), Ultra premium (+8,3%), e Prestige (+5,4%), mentre le fasce di prezzo inferiori vedono diminuzioni più marcate rispetto al periodo 2016-2021.

Questi dati, sebbene numerosi, sono fondamentali per comprendere che, nonostante una diminuzione dei consumi, c’è un chiaro trend verso la qualità.

È evidente che ciò richiede un miglioramento nel branding delle nostre aziende, un aspetto in cui forse siamo tra i Paesi produttori più deboli al mondo.

Un’ultima annotazione riguarda il Pinot Grigio negli USA, che continua a essere molto apprezzato. Secondo i dati di Wine Intelligence presentati da Halstead nel 2022, è la seconda varietà di vino bianco più consumata negli USA, con una quota del 42% rispetto al 47% dello Chardonnay al primo posto e al 36% del Sauvignon Blanc.

È essenziale rendere sempre più evidenti i valori qualitativi di questa straordinaria tipologia di vino, soprattutto la versione made in Italy, che supera di gran lunga il Pinot Gris francese nel mercato internazionale (specialmente negli USA).

Nonostante il successo internazionale del Pinot Grigio, sembra paradossale che non incontri altrettanto favore nel nostro Paese. Anche su questo fronte, il Consorzio della DOC delle Venezie sta lavorando per far sì che questa tipologia di vino ottenga riconoscimento anche in patria.

Aumentare la percezione del valore del Pinot Grigio italiano nel mondo, evidenziando la sua origine territoriale, rappresenta un’opportunità da non trascurare.

In questo senso, il Pinot Grigio delle Venezie – che costituisce l’85% del Pinot Grigio italiano e il 43% di quello globale – rappresenta una carta territoriale di grande importanza.