La seconda giornata del Vinitaly è stata l’occasione per confrontarci con alcuni protagonisti del settore sulla capacità delle aziende che hanno un peso rispetto ai propri territori, di influenzare positivamente il proprio contesto, svolgendo un ruolo di apripista, propulsore e valorizzatore, di cui può beneficiare l’intera filiera di riferimento.

I brand più conosciuti possono svolgere un ruolo cruciale nella creazione di benessere all’interno delle comunità in cui operano e le forme di questo impegno possono essere molto diverse;  muoverci tra gli stand della fiera ci ha permesso di raccogliere qualche interessante testimonianza.

Con Michele Zonin, vice presidente di Zonin1821, parliamo di impegni di formazione: “Il nostro gruppo ha dato vita alla Zonin Academy, che, con il proprio team di sommelier e brand ambassador ha erogato quest’anno più di 2000 ore di formazione a beneficio delle proprie risorse interne ma anche dei principali stakeholders, in primo luogo dei propri distributori e dei propri clienti. I temi della formazione attengono al sapere vitivinicolo, alla sostenibilità e al Made in Italy. Gli stessi temi sono oggetto di una collaborazione accademica con le Università Bocconi, Cattolica e King’s College di Londra, volta a formare le generazioni più giovani valorizzando al contempo le denominazioni di cui si parla nei percorsi accademici”. 

Elise Rialland, export manager di Casale del Giglio, ci spiega che l’azienda de Le Ferriere, nell’Agro Pontino, sente moltissimo questa responsabilità: “La nostra regione non è una delle più valorizzate in Italia e sentiamo come un forte dovere dimostrare al mercato che i nostri operatori realizzano in realtà qualità elevate e aiutare il territorio a fare una comunicazione che ne valorizzi l’immagine. Ci impegniamo in questo senso organizzando regolarmente incoming di giornalisti esteri in collaborazione con altre cantine della regione: spesso l’azione è diretta alla valorizzazione di un singolo vitigno, come è stato per esempio per il Bellone, che oggi ha acquisito una sua individualità specifica nel Lazio”.

Paolo Librandi, imprenditore della zona di Cirò in Calabria, ci illustra il suo modo di sentire questa responsabilità: “La nostra non è una zona che si qualifica per una produzione di massa e non può quindi immaginare di inondare il mercato di vino: dobbiamo quindi concentrarci sulle nostre particolarità, sulle nostre circa 200 varietà che danno vita a vini di forte personalità e individualità. Dal 1993 facciamo un lavoro importante sulle nostre varietà, supportati da realtà accademiche ed enti di ricerca di primissimo rilievo, sull’aspetto genetico, ampelografico, virologico e della selezione clonale. Oggi un produttore che vuole impiantare a Cirò un vigneto con il gaglioppo ha una letteratura scientifica a disposizione che gli permette di scegliere quale clone di gaglioppo è più indicato alle condizioni del suo suolo. Alla creazione di questa letteratura scientifica sentiamo di aver contribuito molto”.

Tre esempi in territori e contesti molto diversi tra loro, con tre esempi di tipologie di supporto: abbiamo parlato di formazione, di promozione e di ricerca, per veicolare uno stesso messaggio: far crescere i propri territori e le proprie comunità di riferimento è una responsabilità sociale che “ricade”, crediamo come un privilegio, piuttosto che come un onere, sulle aziende che hanno un impatto importante sul proprio mercato, per dati economici, per mercato e per notorietà.