Ho deciso di scrivere il commento finale a Vinitaly 2024 due giorni prima del suo inizio. Non perché mi piace fare il veggente, faccio fatica a prevedere il mio umore da un’ora all’altra…ma semplicemente perché questo 56ª Vinitaly ha già in sé tutti i fattori per essere vincente.
Ovviamente autorizzo gli organizzatori di VeronaFiere a fare tutti gli scongiuri del caso.
- Vinitaly 2024 innanzitutto avrà successo perché tutti gli addetti della filiera vitivinicola, a partire dai produttori, hanno voglia di respirare un’aria di ottimismo e lasciare fuori dai cancelli della Fiera di Verona le preoccupazioni.
- Vinitaly 2024 sarà un successo anche perché quelle molte aziende italiane che sono uscite deluse, insoddisfatte dall’ultima edizione di ProWein hanno voglia di dimostrare che in casa propria si sta meglio e che Verona è superiore a Dusseldorf.
- Vinitaly 2024 sarà poi un successo perché praticamente lo hanno già detto quasi tutti i principali big del settore, dalle figure istituzionali ai rappresentanti delle organizzazioni professionali.
- Vinitaly 2024 sarà inoltre un grande successo perché molti buyer hanno dichiarato che a breve dovranno scegliere se andare a Parigi o a Dusseldorf. Ma se vogliono valutare al meglio le opzioni dei produttori italiani sono “costretti” a venire a Verona.
- Vinitaly 2024 sarà un successo inevitabile perché quando hai investito un sacco di soldi per stand, eventi, cene fuori salone, hotel, viaggi la manifestazione deve andare bene a tutti i “costi”.
- Vinitaly 2024 sarà un successo memorabile perché pur in presenza di una congiuntura di mercato, forse la più complessa dal 1986 (scandalo del metanolo) ad oggi, tutti o quasi gli imprenditori e i manager del vino presenti saranno obbligatoriamente sorridenti.
- Vinitaly 2024 sarà un successo “diffuso” sul territorio nazionale perché i tanti Consorzi di tutela presenti testimonieranno l’ottimo stato di salute delle nostre denominazioni di origine.
Come avrete compreso nelle mie previsioni vi sono alcune verità, ritengo facilmente condivisibili, ma anche, qua e là, qualche annotazione ironica.
Mi vorrei soffermare a due giorni dall’apertura dei cancelli di Vinitaly su queste ultime.
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Arrivare a Vinitaly con un sano senso di ottimismo è assolutamente corretto e auspicabile; vedere musi lunghi in Fiera a Verona sarebbe veramente un pessimo e pericoloso segnale. L’auspicio, però, è che l’ottimismo si trasformi in proposte concrete, in idee nuove per superare una fase che è di grande complessità.
Mi auguro, quindi, che Vinitaly non si trasformi in un grande tappeto sotto cui nascondere i problemi. A questo proposito, prezioso un recente articolo del noto Master of wine Tim Atkin, che, su Harpers, ha scritto: “Ho sempre supposto che l’iceberg che causò la fine del Titanic – scrive l’autorevole Master of wine inglese – spuntasse dal nulla in una notte senza luna. Quello che non avevo realizzato era che il capitano della nave, Edward Smith, aveva ricevuto avvertimenti da altre sette navi riguardo a pericolosi iceberg al largo delle coste di Terranova. I messaggi furono «trattati con disinvoltura, o ignorati», scrive Davenport-Hines”.
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“La tendenza a nascondere la testa nella sabbia non è limitata – prosegue Atkin – però solo agli struzzi o ai capitani di mare edoardiani. Larghe sezioni del business internazionale del vino stanno facendo qualcosa di simile proprio ora”.
Atkin poi ricorda i tre fronti “caldissimi” per l’industria del vino a livello internazionale:
- l’impatto del messaggio anti-alcol promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS);
- i cambiamenti generazionali nel consumo di alcol, con Millennials e Gen Z che tendono a consumare meno alcol rispetto alle generazioni precedenti;
- il cambiamento climatico, identificato come la minaccia più grande per il settore vinicolo.
Ritengo pertanto che per dichiarare, anche alla fine della manifestazione, che Vinitaly 2024 è stato un grande successo sarà indispensabile evitare la reazione dello struzzo.
Ma arrivare a Vinitaly con il giusto approccio costruttivo significa anche non avere pregiudizi e finalmente cercare di ascoltare invece che “comunicare e basta”. Vinitaly, infatti, rappresenta anche uno straordinario contesto dove ascoltare meglio le valutazione del trade, dei media, degli opinion leader ma anche degli appassionati che comunque affolleranno anche quest’anno il quartiere fieristico di Verona.
Consiglio pertanto a tutti gli espositori di sfruttare questo Vinitaly anche per realizzare una indagine preziosa tra i tanti interlocutori che intercetteranno ai loro stand o tra i padiglioni della Fiera: chiedete il loro punto di vista, qualche loro suggerimento, le esperienze che ritengono più interessanti in una fase così complessa. Insomma, parlate meno ma ascoltate di più.
Buon Vinitaly 2024 a tutti.












































