Martina Arditi di Cinque Quinti offre uno sguardo sullo sviluppo dell’attività enoturistica dell’azienda nel Monferrato, un’area meno conosciuta rispetto alle vicine Langhe, ma ricca di potenziale. Da un piccolo inizio con mille bottiglie nel 2016 a cinquantamila nel 2023, la loro crescita è stata notevole.

Come avete trasformato Cinque Quinti da un’azienda agricola a un rinomato destino enoturistico?

Siamo stati fortunati a trovarci nel posto giusto al momento giusto. La nostra regione, il Monferrato, ha visto una rinascita dopo essere stata nominata patrimonio dell’UNESCO. Ciò ha motivato noi e altri produttori locali a investire di più nell’enoturismo.

Però in realtà, noi ci siamo semplicemente aggregati e abbiamo aperto le porte all’occasione. 
È stata una fortuna: siamo in una zona completa di paesaggio e questo ci ha permesso di farci notare.

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Quali sono state le principali sfide che avete affrontato nell’espandere l’attività enoturistica?

Una delle sfide più grandi è stata soddisfare le aspettative di una clientela diversificata e spesso molto esigente, che cerca esperienze uniche e orari flessibili. Abbiamo dovuto anche gestire l’equilibrio tra la vita del paese e l’aumento dei visitatori, organizzando eventi che rispettassero sia i residenti che i turisti.

Quale impatto ha avuto l’adozione di tecnologie come Wine Suite sul vostro business?

L’implementazione di soluzioni tecnologiche ha semplificato enormemente la gestione delle prenotazioni e delle esperienze dei clienti, permettendoci di risparmiare tempo prezioso e migliorare l’efficienza operativa. Questo ci ha aiutati a concentrarci più sull’ospitalità e meno sui compiti amministrativi.

Come si distribuiscono i ruoli tra i membri della famiglia in azienda?

La fortuna di essere in 5 è che ognuno ha le proprie qualità e si occupa di rami diversi dell’azienda. Due dei nostri fratelli si dedicano all’agricoltura e alla produzione in cantina con un enologo che ci supporta e lavora con noi. 
Mia sorella ed io ci siamo sempre occupate dell’aspetto di marketing e comunicazione, di tutto quello che sta dietro l’enoturismo. 
Infine, il quinto fratello è enologo e sommelier e si occupa dello sviluppo commerciale in Italia ed in Europa.

Avete creato delle soluzioni innovative per il vostro Wine Bar all’interno dell’azienda?

Sì, abbiamo ideato un pacchetto di degustazione che permette ai visitatori di godere di un’esperienza flessibile, assaporando i nostri vini e i prodotti locali in un ambiente rilassato. Questo si è dimostrato molto popolare, specialmente durante l’aperitivo.

Qual è la frequenza delle visite e come gestite le variazioni stagionali?

Il numero di visite varia molto a seconda della stagione. Nei weekend di alta stagione, riceviamo tra le 100 e 150 prenotazioni, mentre nei mesi di media stagione accogliamo tra i 20 e i 50 clienti. 

Infine, nei mesi più tranquilli lavoriamo per offrire attività alternative per attirare i visitatori. L’anno scorso abbiamo aderito al Bagna Cuda Day e, tramite una collaborazione con un ristorante che ci ha fornito il catering, abbiamo proposto tre serate riempiendo la nostra sala di degustazione. 

L’azienda è aperta anche nei giorni festivi come la Pasqua e Ferragosto?

Sì, di solito siamo aperti tutti i giorni, fatta eccezione per qualche giorno l’anno (Capodanno, 1° Gennaio, Ferragosto, Pasquetta). Però, dopo aver ricevuto numerose richieste, abbiamo deciso di aprire anche durante le festività principali, tra cui Ferragosto e Pasquetta.

L’esperienza di Cinque Quinti dimostra che con una visione chiara, adattabilità e un solido lavoro di squadra, è possibile trasformare un’azienda tradizionale in una destinazione enoturistica di successo. La storia di Martina e della sua famiglia ispira a credere nella potenzialità del territorio e nell’importanza dell’innovazione.