A Roselle, Gagia Blu ridefinisce l’enoturismo mettendo al centro l’ospite e la convivialità, prima ancora del vino. Laura Mauriello ha costruito una cantina pensata per accogliere, con figure dedicate all’hospitality e format esperienziali come AperiGagia. Con il progetto Controvento, l’azienda fa rete con altre realtà maremmane per valorizzare l’intero territorio.

A Roselle, alle spalle di uno dei litorali più belli d’Italia, Laura Mauriello ha costruito un’azienda pensata prima di tutto per accogliere. E ora lavora perché lo faccia tutto il territorio.

Ci sono aziende che nascono attorno a un vigneto e solo dopo si chiedono come far entrare qualcuno in cantina. Gagia Blu è nata al contrario. Laura Mauriello si è innamorata della Maremma prima ancora che del vino, e questa inversione, apparentemente un dettaglio biografico, spiega quasi tutto quello che oggi succede a Roselle, poco fuori Grosseto.

La posizione, intanto, è un caso di scuola. Dal punto di vista pedoclimatico siamo in una delle aree più interessanti della costa toscana; da quello turistico siamo a pochi chilometri da un litorale che d’estate muove numeri importanti e che nel resto dell’anno resta uno dei paesaggi più suggestivi del Paese. È una doppia vocazione che moltissime cantine maremmane hanno sotto casa e che, secondo Laura, il territorio non ha ancora capitalizzato davvero. Le potenzialità di accoglienza qui sono ancora in larga parte inespresse.

Un’azienda attrezzata per accogliere, a partire dalle persone

La differenza tra dichiarare che l’enoturismo è strategico e organizzarsi perché lo sia si vede su due fronti: la logistica e le persone. Gagia Blu è stata pensata fin dall’inizio con spazi e flussi adatti a un’attività di ospitalità vivace e continuativa, non come una cantina di produzione a cui si aggiunge una sala degustazione quando capita un gruppo.

Ma il segnale più chiaro è arrivato dagli investimenti in risorse umane. Uno dei primi ingressi in azienda è stato quello di Susy, hospitality manager con esperienza alle spalle, chiamata a gestire l’accoglienza come funzione autonoma e non come appendice di qualcun altro. È una scelta che ancora oggi molte cantine italiane rimandano, delegando l’accoglienza alla buona volontà di chi in quel momento è libero.

Accanto a lei, Tommaso: un “cantiniere” anomalo, che lavora vigna e cantina insieme all’enologo Gabriele ma che è anche una risorsa efficace sul fronte della comunicazione e della narrazione dei vini agli ospiti. Anche qui c’è una visione: chi produce il vino sa raccontarlo con una credibilità che nessuno script di accoglienza può replicare, a patto che l’azienda decida di portarlo in sala invece di tenerlo dietro le botti.

Il cambio di paradigma: al centro c’è l’ospite

Su questa base Laura ha costruito qualcosa di più ambizioso di un buon programma di visite. È un modello di accoglienza che disegna un’evoluzione vera, e che merita di essere letto come tale: il vino non è più il protagonista assoluto dell’esperienza. Al primo posto ci sono l’ospite, il suo benessere, il desiderio di relax e soprattutto di convivialità.

È un ribaltamento che spaventa una parte del mondo produttivo, perché sembra un arretramento dell’identità produttiva della cantina. Laura la legge in modo opposto: non una perdita, ma un’espansione del ruolo. Mai come oggi c’è bisogno di recuperare occasioni di socializzazione, soprattutto tra i giovani, di ritrovare pretesti per stare insieme.

E per il turista che gravita in Maremma, incontrare cantine che non si limitano a far degustare buoni vini ma offrono esperienze immersive, all’insegna del benessere e della possibilità di bere accompagnando piatti semplici, frutto dell’artigianalità agroalimentare di questa terra, è un valore aggiunto che non resta dentro i confini aziendali: genera indotto per tutto il territorio.

Dalle degustazioni ai momenti di vita

Il programma di Gagia Blu si legge bene proprio a partire da questa idea. C’è la porta d’ingresso rapida, trenta minuti in piedi con un assaggio, per chi è di passaggio o ha poco tempo, e c’è l’introduzione classica al mondo dell’azienda, tour e tre calici in un’ora.

Poi si sale: quattro vini con un ricco tagliere al tramonto, il light lunch e il light dinner costruiti su un ritmo lento, fino alle degustazioni multisensoriali che mettono insieme gastronomia, vino e suono, e agli appuntamenti a calendario come i tre eventi dedicati al brindisi sotto le stelle di agosto.

Il caso più interessante, però, è AperiGagia: un momento di incontro e convivialità in cui i giovani, anche e soprattutto quelli del territorio circostante, si ritrovano a socializzare davanti a ottimi vini e a proposte gastronomiche della tipicità maremmana, ascoltando musica e guardando il sole calare nel Tirreno. Non è un evento promozionale travestito da festa: è la cantina che si candida a diventare un luogo di vita per la sua stessa comunità, prima ancora che per il turista in vacanza.

Detto in altri termini: qui la parola enoturismo comincia a stare stretta. Descrive un turista che viene a vedere come si fa il vino, mentre quello che accade a Roselle riguarda persone che scelgono la cantina come posto dove passare del tempo. E che poi, quel vino, imparano a conoscerlo e a comprarlo proprio perché ci sono stati bene.

Controvento: allargare il ragionamento al territorio

L’ultimo passaggio è il più significativo, perché è quello in cui Laura esce dai propri cancelli. Da qui nasce Controvento, il progetto di un club ristretto di imprese del vino, della tavola e del mare della Maremma: tre o quattro cantine che condividono davvero la stessa filosofia produttiva, due o tre ristoratori che lavorano seriamente i vini del territorio, alcuni stabilimenti balneari.

L’impostazione è deliberatamente selettiva. Le associazioni che vogliono includere tutti finiscono per mediare su tutto e per non rappresentare nessuno: qui si entra per affinità, non per appartenenza geografica. E si parte leggeri senza costruire un apparato prima di aver dimostrato che il modello funziona.

Il senso operativo è semplice: da soli non si regge il primo dei costi, quello della comunicazione. Insieme si possono permettere un’identità unica, una regia editoriale sola, un servizio foto-video che diventa banca immagini comune, un ufficio stampa che pesa di più. Soprattutto, si può capitalizzare l’unico vero patrimonio che oggi si disperde: i contatti dei turisti che passano dalla spiaggia, dalla tavola e dalla cantina.

Da lì nascono i prodotti veri: itinerari già montati e prenotabili che coprono l’intera giornata, mattina in spiaggia, pomeriggio in cantina, sera al ristorante, un pass che tiene il visitatore dentro il circuito, format firmati che tornano ogni anno e proposte pensate per la primavera e l’autunno, quando il mare si svuota ma la cantina può ancora lavorare. È lì che un club del genere fa la differenza per i soci.

Gagia Blu, in maremmano, è il nome della ghiandaia: un uccello che si sposta, ma che quando trova un posto in cui sta bene decide di restarci. Per un’azienda che ha costruito tutto attorno all’idea di far stare bene chi arriva, è una metafora che regge fino in fondo.


Punti chiave

  1. L’accoglienza nasce come funzione strategica, con figure dedicate come Susy e Tommaso al centro del progetto aziendale.
  2. L’ospite diventa protagonista dell’esperienza, spostando il vino da unico focus a elemento di un contesto più ampio.
  3. AperiGagia trasforma la cantina in un luogo di socializzazione per la comunità locale, oltre che per i turisti.
  4. Il progetto Controvento unisce cantine, ristoratori e stabilimenti della Maremma con una filosofia condivisa.
  5. La rete tra imprese genera itinerari e servizi comuni, capitalizzando i contatti dei visitatori sull’intero territorio.