Tra il 47imo e il 48imo parallelo un’altra viticoltura oltre quella francese (Beaune e Reims) trova sempre più consapevolezza del proprio valore vinicolo, della qualità – fortemente in crescita – e di un importante mercato del vino mondiale. 

Parliamo dell’Austria, un territorio dove a est si scia, a ovest si produce vino. Gli opposti perfetti dove il clima la fa da padrone, in un bilanciamento tra correnti fredde e temperate atlantiche, tra condizioni continentali e mediterranee. 

Varietà autoctone (26 bianche, 14 rosse) alcune di queste più famose come Riesling, Grüner Veltliner, Sauvignon Blanc, Gelber Muskateller (Moscato bianco) o i rossi Zweigelt, Blaufränkisch, St. Laurent, Pinot Noir, Merlot, Cabernet allevate in un ambiente prettamente biologico e biodinamico. 

Sostenibilità e un contesto di territori molto differenti, substrati di ghiaia, argilla, porfido o suoli di origine vulcanica per un’estensione di 46.500 ettari vitati fanno dell’Austria, suddivisa in 4 regioni vinicole, Nierderösterreiche con Wachau e Thermenregion (28.145 ha), Burgeland (13.100 ha), Steiermark – Styria -, Vulkaland Steiermark (4.633 ha) e Wien (637 ha), con i vigneti nel suo perimetro, e pochi altri ettari in Kärten – Carinthia – (170 ha), Oberösterreich (45 ha), Salzburg (7ha), Tirol (5 ha), Vorarlberg (10 ha), un piccolo paradiso enologico

Una denominazione e una piramide qualitativa che oggi comprende 16 regioni vinicole e un marchio in crescita per la disponibilità di vino di qualità. DAC, acronimo diDistrictus Austriae Controllatus” (denominazione di origine protetta) e tre livelli aggiuntivi distinti: Gebietswein (indicazione regionale), Ortswein (da singolo comune) e Riedenwein (singola vigna). Inoltre, dal 1985, tutti i vini austriaci di qualità devono riportare sul tappo la stampa con i colori dell’Austria.

I leader del mercato del vino vedono così una crescente competizione da parte di alcuni paesi europei e del nuovo mondo. Il segmento dei vini di ingresso aumenta come contro valore e parallelamente cresce l’offerta nell’alta gamma che però, nel caso dell’Austria eccede ancora la domanda. 

“Nuove” opportunità di vendita grazie a “nuovi” canali di vendita arrivano da” nuovi” mercati dovuti a uno sviluppo sociale ed economico dello stile di vita occidentale, particolarmente vero per alcuni mercati emergenti i cosiddetti paesi BRICS, Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. L’Austria decrescita sensibile on trade nelle aree dove si fa vino e nelle aree rurali. Crescita record in città con prezzi del vino mediamente più alti. 

In Austria negli ultimi 25 anni c’è stata una diminuzione del numero delle aziende, da 45mila nel 1988 a 14mila e 4000 imbottigliatori. Gli ettari di vigneto complessivi, 46.500 ettari – mediamente 3 ettari per viticoltore – mostrano come gli appezzamenti inferiori a un ettaro nel corso del tempo abbiano cessato di esistere, dando vita a un nuovo modello di business nelle mani di aziende sempre più strutturate. 

Le varietà più coltivate sono

  • Grüner Veltliner: 14.423 ettari, pari al 31% della superficie; 
  • Riesling Renano (non Italico): 1.986 ettari, pari al 4,3%; 
  • Roter Veltliner: 195 ettari, pari al 0,4%; 
  • Sauvignon Blanc: 1.248 ettari, pari al 2,7%; 
  • Zweigelt: 6.246 ettari, pari al 13,8%
  • St. Laurent: 732 ettari, pari al 1,6%. 

I rossi sono una prerogativa del Burgenland, si dice vengano quelli migliori. Il vitigno rosso più diffuso in Austria sembra essere lo Zweigelt, un incrocio fra il St. Laurent e il Blaufränkisch; l’aroma è ricco e il gusto pastoso da accompagnare con carne e formaggi. 

Un segnale importante sono le esportazioni dell’Austria, nel 2019 entrate in una nuova dimensione. Per la prima volta hanno superato la soglia dei 180 milioni di euro con un record di 183 milioni di euro (+8%), mentre il volume è schizzato 20% fino a 63 milioni di litri. Il numero dei paesi esportatori è cresciuto a 102, contrariamente ai soli 64 paesi nel 2009. 

Come mostrano gli ultimi dati di Statistics Austria, l’annata 2018 forte in termini di volume, ha alimentato le esportazioni nel 2019. Un aumento dell’8% delle entrate che ha rappresentato un nuovo record di 182,9 milioni euro, mentre le vendite sono aumentate del 20% a 63,3 milioni di litri. Questo aumento delle vendite è stato trainato principalmente dal vino bianco austriaco. In termini di entrate, il vino rosso è cresciuto a testimonianza del riconoscimento che l’unicità gli stili di Zweigelt e Blaufränkisch stanno attraendo a livello internazionale il mercato. 

Accanto ai principali paesi esportatori di Germania (+1,6%), Svizzera (+0,5%) e USA (+14,8%), una crescita delle vendite da forte a molto forte è stata osservata anche nei Paesi Bassi (+31,6%) e in tutta la Scandinavia, ad eccezione della Norvegia. Mentre il prezzo medio in Germania è stato messo sotto pressione, ha continuato a crescere in molti Stati membri dell’UE e paesi terzi. Nel l’Estremo Oriente, il promettente mercato della Cina ha registrato una crescita delle vendite molto elevata (+86,8%) e buona crescita (+12,6%) anche in Giappone, dopo anni di stagnazione.

Molto incoraggiante anche la crescita del numero di paesi esportatori: mentre i viticoltori dell’Austria hanno esportato in 64 paesi nel 2009, questo numero ha raggiunto 102 nel 2019. Per molti anni, la strategia di esportazione dell’AWMB (Austrian Wine Marketing Board, l’ente per la promozione del vino) si è concentrata sul posizionamento del vino austriaco su un ampio numero di mercati internazionali. 

Gli assaggi, 2018 Kamptal DAC Reserve Grüner Veltliner Ried Langenloiser Dechant di Rabl, 2018 Kamptal DAC Riesling Ried Heiligenstein “Alte Reben 1ÖTW” Weingut Bründlmayer, 2018 Wagram Roter Veltliner Ried Mordthal di Fritz Josef, 2019 Südsteiermark DAC Sauvignon Blanc “Kalk & Kreide” di Tement, 2016 Wagram Zweigelt Ried Marienberg di Waltner Gerald 2017 e Thermenregion St. Laurent Ried Frauenfeld di Johanneshof Reinisch, confermano come la “modernità” del vino austriaco e l’attenzione crescente verso una viticoltura sostenibile in vigna e nel marketing sull’origine, sia capace di dire la propria in ambito di cambiamenti climatici e surriscaldamento globale, favorendo l’export di etichette espressione di ricchezza aromatica, grande acidità e tensione gustativa.