Shanghai domina il segmento premium, mentre Shandong si conferma leader nel vino sfuso: le importazioni di vino in Cina nel 2024 riflettono un mercato in piena trasformazione. Il ritorno dell’Australia, il primato dell’Italia negli spumanti e la battaglia tra Francia e nuovi player delineano uno scenario competitivo e selettivo, in cui la qualità e il prezzo giocano ruoli chiave.
La Cina resta un mercato complesso e affascinante per il vino importato, con dinamiche che variano notevolmente a seconda delle zone. Nel 2024, i dati delle Dogane cinesi offrono una fotografia dettagliata della distribuzione del vino straniero nel Paese, mettendo in luce le province che guidano le importazioni e le tendenze emergenti nel consumo.
Le importazioni di vino in bottiglia (in contenitori ≤2L) hanno coinvolto 29 delle 31 province della Cina continentale, con l’eccezione di Ningxia e Qinghai. I leader indiscussi sono Shanghai, Guangdong, Zhejiang e Fujian, quattro province costiere che si distinguono sia come punti di ingresso principali sia come mercati di consumo di prim’ordine. La loro preminenza riflette la forza economica di queste aree e una cultura del vino ormai consolidata.
Una delle tendenze più significative del 2024 riguarda il ritorno in grande stile del vino australiano. La rimozione dei dazi ha innescato una crescita esplosiva delle importazioni in queste quattro province, dove l’Australia si è posizionata tra i principali Paesi fornitori.
Tuttavia, nonostante la presenza di TWE (Shanghai) Trading Co., Ltd., importatore di Penfolds, il vino australiano non ha superato quello francese a Shanghai, dove Bordeaux, Borgogna e Champagne continuano a dominare le preferenze.
A Guangdong e Fujian, invece, la situazione è diversa: il vino australiano ha superato in valore tutte le altre provenienze, segnalando un’importante crescita del segmento premium. L’ingente volume di Penfolds importato parallelamente potrebbe aver contribuito a questo fenomeno.
Shanghai non si distingue solo per i volumi di importazione, ma anche per il valore dei vini acquistati. Tra i primi cinque Paesi di origine dei vini importati nella metropoli, solo il Cile ha registrato un prezzo medio inferiore ai 10 dollari per litro. Questo contrasta con le altre province principali, dove solo il vino australiano ha superato questa soglia di prezzo.
Quando si parla di spumanti, Shanghai è senza rivali: la città ha assorbito il 59,19% delle importazioni totali cinesi di spumante nel 2024, per un valore di 67,23 milioni di RMB (8,89 milioni di euro). Per quasi un decennio, il mercato di Shanghai ha abbracciato la cultura del consumo di Champagne e Prosecco nei bar e negli hotel di lusso, consolidando il suo status di capitale cinese delle bollicine.
Un’analisi più approfondita mostra un cambiamento nelle dinamiche di importazione. L’Italia è diventata il primo fornitore di spumanti per volume, grazie alla crescente popolarità del Prosecco, mentre la Francia conserva il primato in valore, sebbene con un calo del 30% rispetto all’anno precedente. Questo suggerisce che il mercato si sta orientando verso Champagne più economici, probabilmente per sostituire le etichette di fascia alta nei contesti di consumo aziendale e nei locali notturni.
Se il mercato del vino in bottiglia si distribuisce tra più province, quello del vino sfuso è una partita quasi esclusivamente giocata da Shandong, che nel 2024 ha gestito il 71% delle importazioni cinesi di bulk wine, per un valore di 80,77 milioni di dollari.
Yantai, situata in questa provincia, si conferma il principale punto di ingresso per il vino sfuso in Cina, con enormi quantitativi che vengono imbottigliati localmente e venduti a prezzi estremamente competitivi, talvolta a pochi RMB a bottiglia. Tuttavia, questa fetta di mercato ha sollevato preoccupazioni, poiché alcuni prodotti sono stati commercializzati in modo ambiguo sotto l’etichetta di “vino importato”.
Un’altra provincia rilevante per il vino sfuso è Hebei, sebbene il suo ruolo sia diminuito drasticamente negli anni. Changli, una volta un centro nevralgico per il settore, ha subito un duro colpo nel 2010 quando un’inchiesta televisiva ha rivelato casi di frode vinicola, danneggiandone la reputazione in modo irreparabile.
L’andamento delle importazioni vinicole in Cina nel 2024 mostra come il mercato sia in costante trasformazione. Il ritorno del vino australiano, la preferenza di Shanghai per i vini premium e la resilienza di Shandong per quanto riguarda il vino sfuso delineano un quadro in evoluzione, influenzato da fattori economici, logistici e culturali.
La concorrenza tra i grandi importatori di vino rimane accesa, con l’Australia che riconquista terreno e la Francia che continua a difendere la sua posizione di leader nel segmento premium.
Le importazioni di vino in Cina sono quindi tutt’altro che statiche e questo potrebbe essere solo l’inizio di una nuova fase di mercato, sempre più selettivo e competitivo.
Punti chiave:
- Shanghai domina il segmento premium – La città è il principale hub per il vino importato di alta gamma, con prezzi medi elevati e un forte consumo di Champagne e Prosecco nei locali di lusso.
- Il ritorno del vino australiano – La rimozione dei dazi ha favorito una crescita esplosiva delle importazioni, soprattutto in Guangdong e Fujian, dove l’Australia ha superato gli altri fornitori in valore.
- Italia leader negli spumanti, Francia ancora dominante nel valore – L’Italia è diventata il primo fornitore di spumanti per volume, mentre la Francia mantiene il primato in valore, pur registrando un calo del 30% rispetto all’anno precedente.
- Shandong regna nel vino sfuso – La provincia gestisce il 71% delle importazioni cinesi di bulk wine, con Yantai come principale punto di ingresso per l’imbottigliamento locale.
- Un mercato sempre più selettivo e competitivo – La battaglia tra Francia, Australia e Italia evidenzia un mercato in evoluzione, dove qualità, prezzo e posizionamento strategico giocano un ruolo sempre più determinante.












































