Bordeaux affronta una crisi senza precedenti: il mercato rifiuta i suoi celebri vini rossi e il clima cambia. Mentre i vigneti vengono sradicati, la speranza rinasce da un’antica tradizione: il clairet, un vino leggero e fresco. Potrebbe essere una via percorribile per salvare il gigante francese e conquistare un nuovo futuro?
C’è un’ansia nuova che serpeggia tra i filari di Bordeaux, una tensione che va oltre la consueta trepidazione per la vendemmia. Non è più solo il tempo a preoccupare i viticoltori bordolesi, ma una domanda ben più angosciante: ci sarà ancora qualcuno disposto a scegliere il loro vino? La regione che produce il 15% di tutto il vino francese sta attraversando quella che un’analisi di Jonathan Watts (noto scrittore e giornalista britannico di The Guardian e fondatore del Rainforest Journalism Fund) ha definito una vera e propria crisi esistenziale.
Il problema è duplice e colpisce al cuore il modello Bordeaux. Da un lato, il cambiamento climatico sta trasformando il temperato clima atlantico in una zona siccitosa e calda, con picchi di 40°C che minacciano la salute delle uve. Dall’altro, e in modo ancora più devastante, il mercato ha voltato le spalle al vino rosso. I consumatori moderni, soprattutto le nuove generazioni, cercano prodotti più leggeri, freschi e con una gradazione alcolica inferiore, esattamente l’opposto dei corposi e strutturati vini rossi per cui Bordeaux è celebre.
I numeri sono impietosi e raccontano di un crollo verticale. Bordeaux, la cui produzione è per l’85% rossa, immette sul mercato circa 650 milioni di bottiglie l’anno, ma riesce a venderne solo 500 milioni.
Queste sono le principali cause:
- Il mercato interno francese ha visto un crollo della domanda di rossi del 38% negli ultimi cinque anni.
- La Cina, che un tempo sembrava un eldorado inesauribile, ha dimezzato i consumi dal 2017.
- A questo si aggiungono i dazi statunitensi che colpiscono un mercato che assorbiva il 20% dell’export.
Le prime risposte alla crisi non hanno funzionato. Tagliare i prezzi, dopo anni di speculazioni e costi di produzione elevati, non è bastato a invertire la rotta. La soluzione drastica è stata l’espianto: con il sostegno di fondi governativi ed europei, dal 2019 circa il 15% dei vigneti di Bordeaux è stato sradicato per fare spazio a coltivazioni più redditizie come ulivi e kiwi. Una resa dolorosa, ma forse inevitabile.
Eppure, proprio quando il futuro sembrava segnato, è emersa un’idea tanto radicale quanto tradizionale: tornare al passato per produrre vini più leggeri. La storia, infatti, offre una via d’uscita. Il termine “claret”, con cui gli inglesi da secoli definiscono i rossi di Bordeaux, deriva da “clairet”. Nel Medioevo, quando l’Aquitania era sotto il dominio inglese, il vino prodotto in questa regione era molto diverso: un rosso più scarico, fresco e meno tannico, a metà strada tra un rosso moderno e un rosato. Un vino pensato per essere bevuto giovane e fresco, subito dopo il suo arrivo in Inghilterra.
Oggi, una piccola produzione di clairet sopravvive ancora, ma l’idea è di espanderla per conquistare quei consumatori che hanno abbandonato i rossi più impegnativi. I sostenitori di questa “nuova via” lo descrivono come un vino da consumare entro un paio d’anni dalla vendemmia e, soprattutto, da servire freddo. Un’eresia per i puristi del decanter, ma una proposta allettante per un aperitivo estivo o un barbecue informale. Potrebbe essere proprio questa la chiave per Bordeaux: smettere di inseguire un mercato che non esiste più e iniziare a sedurne uno nuovo, con un prodotto genuino che affonda le sue radici nella storia stessa della regione. La crisi, per quanto dolorosa, potrebbe trasformarsi nell’opportunità di una rinascita inaspettata.
Punti Chiave:
- Una doppia crisi: Bordeaux affronta una tempesta perfetta tra il crollo del mercato globale del vino rosso e l’impatto del cambiamento climatico.
- Dati allarmanti: La domanda di vino rosso in Francia è scesa del 38% in cinque anni, con una sovrapproduzione di 150 milioni di bottiglie all’anno.
- Misure drastiche: Per sopravvivere, i viticoltori hanno già sradicato il 15% dei vigneti, sostituendoli con altre colture come ulivi e kiwi.
- La soluzione dal passato: La speranza arriva dal “clairet”, la versione medievale del Bordeaux, un vino più leggero, fresco e meno alcolico.
- Un nuovo target: Servito freddo e bevuto giovane, il clairet punta a conquistare i nuovi consumatori che oggi preferiscono bevande meno impegnative.












































