L’export del vino australiano chiude il 2025 tra luci e ombre. Nonostante un calo globale del valore dell’8%, emergono segnali di straordinaria resilienza: dalla sorprendente scalata dei bianchi nel mercato cinese alla performance record in Canada. Un’analisi indispensabile per comprendere come Canberra stia ridisegnando le proprie rotte commerciali tra nuove abitudini di consumo, inflazione e sfide geopolitiche globali.

Il 2025 si è chiuso come un anno di profonda riflessione per il settore vitivinicolo australiano. Secondo la più recente analisi di Wine Australia, le esportazioni globali hanno registrato una flessione, segnando un calo dell’8% in valore (2,34 miliardi di dollari) e del 6% in volume (613 milioni di litri).

Tuttavia, fermarsi ai numeri aggregati sarebbe un errore superficiale. Dietro il segno meno si nasconde un mercato in trasformazione, dove la resilienza dei produttori australiani sta trovando sbocchi inaspettati e nicchie di valore che fanno ben sperare per il futuro.

La Cina e il cambio di paradigma: meno rossi, più bianchi

Il dato più eclatante arriva dalla Cina continentale, dove il valore dell’export di vino australiano è sceso del 17%, attestandosi a 755 milioni di dollari. Dopo l’entusiasmo iniziale per la rimozione dei dazi, il mercato cinese sta vivendo una fase di “normalizzazione” dettata da una fiducia dei consumatori ancora fragile (indice a quota 90 rispetto ai 120 pre-pandemia).

Ma la vera notizia è il cambio di colore. Per la prima volta, si osserva un calo dei vini rossi (-25% in volume) a favore di una crescita straordinaria dei vini bianchi, balzati del 77%. La quota di mercato dei bianchi è raddoppiata, passando dal 7% al 15%. Vitigni come Chardonnay, Sauvignon Blanc e Riesling stanno conquistando i giovani cinesi, che preferiscono occasioni di consumo più informali rispetto alle rigide cene di lavoro del passato.

USA e UK: la sfida del costo della vita

I due pilastri dell’export australiano, che insieme assorbono oltre il 50% dei volumi, stanno affrontando una “tempesta perfetta”. Negli Stati Uniti, il valore dell’export di vini australiani è sceso del 12%, riflettendo una crisi sistemica che ha visto le vendite totali di vino scendere sotto la soglia dei 300 milioni di casse per la prima volta in vent’anni.

Nel Regno Unito, nonostante un calo complessivo del 3%, emerge un segnale di qualità incoraggiante: i vini sopra i 7,50 dollari al litro sono cresciuti del 15% in volume. Questo indica che, sebbene si consumi meno, il consumatore britannico non rinuncia all’alta gamma, premiando varietà classiche come Shiraz e Cabernet Sauvignon.

Il “miracolo” canadese e l’hub asiatico

La nota più lieta del rapporto arriva dal Canada, dove il valore dell’export è cresciuto del 12% raggiungendo i 175 milioni di dollari. Un risultato spinto non solo dalla qualità, ma anche da dinamiche geopolitiche: la rimozione di molti vini statunitensi dagli scaffali canadesi (in risposta ai dazi USA) ha aperto praterie per le etichette australiane, con vendite record in Ontario (+24%) e British Columbia (+8%).

Parallelamente, il Sud-est asiatico si conferma una regione strategica:

  • Singapore è diventato il principale hub regionale, crescendo del 18% e superando Hong Kong.
  • Mercati come Thailandia, Malesia e Indonesia mostrano segni di crescita costante, consolidando un’area asiatica (Cina esclusa) che vale complessivamente 494 milioni di dollari (+1%).

L’analisi di Wine Australia ci consegna l’immagine di un settore che non sta semplicemente subendo il mercato, ma lo sta navigando con pragmatismo. La contrazione globale è un dato di fatto, alimentata dall’aumento del costo della vita e dai nuovi stili di consumo salutistici, ma la capacità di penetrare mercati come quello canadese o di intercettare il nuovo gusto “bianchista” in Cina dimostra che il vino australiano ha ancora molte carte da giocare.


Punti chiave:

  1. Flessione globale delle esportazioni nel 2025 con un calo dell’8% in valore (2,34 miliardi di dollari) e del 6% in volume.
  2. Svolta storica nel mercato cinese dove l’export di vini bianchi è balzato del 77%, segnalando un cambio radicale nelle abitudini di consumo.
  3. Performance eccellente in Canada con una crescita del 12% in valore, spinta dal segmento confezionato e da dinamiche geopolitiche favorevoli.
  4. Resilienza del segmento premium nel Regno Unito, con i vini sopra i 7,50 dollari al litro che segnano un incremento del 15% in volume.
  5. Singapore si afferma come nuovo hub strategico prioritario in Asia, superando ufficialmente Hong Kong per valore delle spedizioni.