Nonostante l’India non sia comunemente associata alla produzione e al commercio vinicolo, il settore indiano sta crescendo e attirando sempre più l’interesse di operatori e consumatori, lo testimonia l’aumento dei volumi di vino del +19% nel 2022.

Lo sviluppo dell’industria vinicola indiana non è un elemento recente, sin dagli anni ’80 produttori pionieri come Indage e Sula hanno aperto la strada a una crescita significativa del settore. Oggi, regioni come Nashik e Nandi Hills sono diventate centrali nella produzione e commercializzazione di vini, in grado di acquisire sempre maggiori riconoscimenti a livello nazionale e internazionale.

La politica vinicola introdotta per la prima volta nel 2001 in Maharashtra (Stato dell’India centro-occidentale dove si trova Mumbai, ndr) ha contribuito a creare un ambiente favorevole per l’industria, incoraggiando l’apertura di nuove cantine in tutto il Paese. Grover Vineyards e Sula Vineyards sono diventate icone del settore e vini come il Cabernet Sauvignon e lo Chenin Blanc hanno conquistato i palati dei consumatori indiani.

Tuttavia l’industria vinicola indiana affronta ancora diverse sfide significative. Gli alti dazi di importazione (150%) limitano la disponibilità dei vini stranieri sul mercato indiano, le tasse e le regolamentazioni statali aumentano il costo complessivo del vino, scoraggiando la crescita del settore. Per questo i vini nazionali dominano grazie al loro prezzo più basso e alla maggiore disponibilità.

Nonostante ciò, secondo i dati del report “India Wine Market Outlook 2027-28” di Research and Markets, il potenziale del mercato del vino in India rimane considerevole con un CAGR del 14,28% nel periodo di previsione. Il prezzo medio di una bottiglia di vino in India è di 884,30 INR (9,8 euro), in aumento anno su anno. Il vino rosso guida il mercato con oltre la metà della quota totale e naturalmente la popolazione urbana rappresenta il maggior consumatore di vino.

Dati e fattori di espansione del mercato degli alcolici

Ma l’India offre ottime prospettive di crescita per l’intero settore delle bevande alcoliche, non solo per il vino, trainato da una combinazione di fattori demografici positivi, premiumization, canali di vendita al dettaglio più sofisticati e consumatori sempre più avventurosi.

L’anno 2022 ha visto un aumento dei volumi nel settore delle bevande alcoliche in India, con una crescita del +12% per gli spirits, del +38% per la birra, del +19% per il vino e del +40% per i RTD (Ready To Drink).

In tutti i casi, il valore è cresciuto più velocemente dei volumi e le previsioni suggeriscono un trend positivo in continuo aumento. Questa tendenza è illustrata dalle previsioni IWSR: si stima che i volumi di Scotch blended premium+ cresceranno a un CAGR del +13% tra il 2022 e il 2027, mentre i malt Scotch premium+ a un CAGR del +19%. Anche i single malt indiani e i gin artigianali dovrebbero registrare forti CAGR a doppia cifra fino al 2027.

Inoltre l’India vanta uno dei principali vantaggi demografici al mondo, la popolazione è in costante crescita (nel 2023 ha superato la Cina con un miliardo e 429 milioni di abitanti, ndr) e l’età media è inferiore ai 30 anni. Questo si traduce in circa 15-20 milioni di nuovi consumatori di alcolici ogni anno (fonte: prospettive sulla popolazione mondiale delle Nazioni Unite), ma significa anche che la popolazione in età lavorativa è in espansione, assolutamente vitale per sostenere la crescita economica.

La premiumization del settore è alimentata da livelli crescenti di benessere, un parterre di consumatori che aspirano a bevande alcoliche di pregio (status symbol) e una visione positiva del futuro e dell’economia. Il mercato indiano delle bevande alcoliche rimane sbilanciato verso gli spirits che rappresentano il 53% dei volumi totali (TBA, Total Beverage Alcohol), in particolare il whisky copre il 66% dei volumi della categoria.

Ma la situazione si sta diversificando e si registra una maggiore penetrazione di categorie di nicchia, grazie alla volontà di sperimentare dei consumatori, al processo di urbanizzazione, all’aumento dei redditi medi e all’innovazione dei prodotti.

Nonostante le prospettive di crescita, il settore delle bevande alcoliche deve affrontare una complessa burocrazia e costi elevati. Ma i recenti sviluppi nei trattati commerciali (ad esempio quello che si sta definendo con il Regno Unito) potrebbero portare a una riduzione del carico fiscale e delle barriere commerciali, aprendo nuove opportunità per produttori e operatori del settore.


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