Il mercato del vino in Thailandia sta per subire una rivoluzione sostanziale grazie a una riforma fiscale senza precedenti. Il Governo thailandese ha recentemente approvato un emendamento che prevede l’eliminazione dei dazi d’importazione sul vino come parte di un programma più ampio volto a potenziare il settore turistico del Paese.

Dettagli della riforma fiscale

Secondo quanto annunciato dal portavoce del Governo, le imposte attualmente applicate sulle importazioni di vino, oscillanti tra il 54% e il 60% del valore dichiarato, verranno abolite. Inoltre, l’imposta di consumo sul vino sarà ridotta dal 10% al 5% del suo prezzo.

Oltre al vino, beneficeranno dei tagli fiscali anche liquori e distillati locali. L’imposta di consumo per queste due categorie sarà azzerata per incentivare ulteriormente il consumo.

Si prevede che questi tagli fiscali abbatteranno significativamente il costo dei vini importati in Thailandia, dove sinora è stata imposta una tassazione media del 250%, tenendo in considerazione: dazi doganali, imposte di consumo, tasse comunali e un 7% di IVA.

È importante notare che in Thailandia, l’imposta di consumo non è solo legata al prezzo ma viene applicata anche in base al volume e al contenuto alcolico. Ciò significa che tutti i vini, indipendentemente dal prezzo, sono tassati in questo modo: una bottiglia da 0,75 litri di vino con una gradazione del 13,5% comporta un’imposta di [(0,75×13,5×1.000)/100], per un totale di 101 baht (2,89 dollari).

Stimolare i consumi di alcolici

Questa decisione segue una serie di iniziative volte a facilitare la vendita di bevande alcoliche nel Paese asiatico. Nel 2022, è stata revocata una restrizione lunga cinque decenni sulle vendite di bevande alcoliche nel pomeriggio, tra le 14:00 e le 17:00. Sono state inoltre estese le ore di apertura per locali di intrattenimento, tra cui nightclub e bar, per stimolare il consumo.

Le nuove misure fiscali entreranno in vigore a breve e avranno validità fino alla fine dell’anno, come comunicato dal Governo thailandese.

Nel 2023 la Thailandia ha accolto 28 milioni di turisti internazionali, generando un introito di 1,2 trilioni di baht (34,5 miliardi di dollari statunitensi), i primi cinque paesi di provenienza sono Malesia, Cina, Corea del Sud, India e Russia.

Produttori locali in allarme

Come era prevedibile la promessa del Governo ha creato scompiglio nel settore vitivinicolo thailandese, preoccupato che la decisione possa portare a un’inondazione di vini europei e a squilibri di mercato. Perciò le associazioni di categoria stanno facendo pressione sul Governo perché adotti misure per ridurre i costi di produzione e proteggere la produzione locale.

Molti vini importati, provenienti da Paesi che godono di accordi commerciali preferenziali come Australia, Nuova Zelanda e Cile godono già di esenzioni in relazione ai dazi doganali. Questi vini beneficeranno solo della riduzione delle imposte di consumo.

Tuttavia, i vini provenienti da paesi europei come Francia, Italia e Portogallo, per lo più di alta qualità, beneficeranno sia dell’abolizione dei dazi doganali sia di una riduzione delle imposte di consumo. Il Governo sinora non ha adottato alcuna misura per mitigare l’impatto sul settore produttivo thailandese.

I produttori locali sono fortemente allarmati, ritengono giustamente che le aziende europee dispongano di tecnologie all’avanguardia, grandi volumi di produzione e costi inferiori rispetto alle cantine thailandesi.