Hong Kong importa meno vino, ma il calo nasconde una trasformazione più profonda. Nel 2025 diminuiscono valore e volumi, soprattutto per il crollo dell’Australia, mentre la Francia consolida la leadership a valore. Il dato sulle riesportazioni suggerisce però che a ridursi è soprattutto il ruolo di Hong Kong come hub del fine wine asiatico.

Hong Kong importa meno vino, ma il dato complessivo rischia di raccontare solo una parte della storia. Nel 2025 il valore delle importazioni nella “Special Administrative Region” cinese è sceso del 3,1%, a 742 milioni di euro, mentre i volumi hanno registrato una contrazione più marcata, pari al 6,5%, a 273.000 ettolitri. Il prezzo medio di importazione è così salito del 3,7%, raggiungendo 27,16 euro al litro, contro i 26,20 euro del 2024.

Hong Kong ha quindi mantenuto anche nel 2025 il primato di mercato vinicolo più costoso al mondo, nonostante il valore complessivo delle importazioni sia diminuito per il quarto anno consecutivo dal 2021. Ma è proprio dietro questi numeri che emerge il cambiamento più interessante.

Meno Australia, meno transito

Per comprendere la contrazione bisogna guardare innanzitutto all’Australia. Il Paese continua a essere al primo posto per volume di vino importato a Hong Kong, ma nel 2025 ha perso il 26% dei volumi e il 28% del valore, scivolando al terzo posto nella graduatoria delle origini per valore.

La ragione è legata alla particolare posizione occupata da Hong Kong nel commercio vinicolo asiatico. La città è storicamente uno dei principali hub internazionali per il fine wine e, grazie all’assenza di dazi e imposte sulle bevande alcoliche fino a 30% di volume alcolico introdotta nel 2008, ha costruito una funzione commerciale che va ben oltre il proprio mercato interno.

A questo si aggiunge il rapporto con la Cina continentale. Quando il vino australiano era gravato da pesanti dazi punitivi sul mercato cinese, Hong Kong aveva assunto un ruolo ancora più importante come porta d’ingresso e piattaforma di transito. Con la normalizzazione dei rapporti commerciali e il ritorno diretto dell’Australia sul mercato cinese, una parte di quei flussi non ha più motivo di passare dalla città.

È soprattutto il crollo dell’Australia a trascinare verso il basso il dato complessivo. Al netto di questo mercato, infatti, le importazioni di vino a Hong Kong avrebbero registrato una crescita del 3,6% in valore e del 5,6% in volume.

La Francia cresce, nonostante i volumi

La trasformazione è evidente anche osservando le singole origini. La Francia rimane nettamente al primo posto per valore, con 315 milioni di euro e una quota del 40,3% del mercato. Un risultato particolarmente significativo perché ottenuto aumentando il valore del 2,3% rispetto al 2024, nonostante una contrazione del 9% dei volumi. È un elemento che dice molto sulla natura del mercato hongkonghese: meno bottiglie non significano necessariamente meno valore.

L’Australia rimane prima per quantità, mentre Regno Unito, Singapore, Macao e altri mercati asiatici occupano posizioni rilevanti nella graduatoria delle importazioni a valore. Ma anche in questo caso bisogna interpretare i dati con attenzione. Questi Paesi funzionano spesso soprattutto come hub commerciali e di riesportazione, non necessariamente come luoghi di produzione del vino.

Il Regno Unito, in particolare, è secondo per valore delle importazioni verso Hong Kong e il dato riflette in larga misura il ruolo di Londra nel commercio secondario dei grandi vini francesi.

Tra gli altri segnali da osservare c’è la crescita della Nuova Zelanda, che nel 2025 ha aumentato del 50,7% il valore delle proprie esportazioni vinicole verso Hong Kong. Italia e Stati Uniti, invece, hanno registrato una diminuzione sia in volume sia in valore.

Il dato decisivo sono le riesportazioni

È però confrontando importazioni ed esportazioni che il quadro diventa più chiaro. Nel 2025 le riesportazioni di vino da Hong Kong sono diminuite del 19,7%. Un calo molto più accentuato rispetto a quello delle importazioni.

Questo confronto porta a una conclusione precisa: non ci sono elementi sufficienti per sostenere che il mercato domestico di Hong Kong si stia deteriorando. A perdere importanza è soprattutto la funzione della città come piattaforma di transito per il vino destinato ad altri mercati.

È una distinzione tutt’altro che marginale. Hong Kong continua infatti a conservare caratteristiche difficili da replicare: una lunga tradizione nel commercio internazionale del vino, un sistema fiscale particolarmente favorevole, una forte presenza di operatori specializzati e una posizione strategica nel cuore dei flussi commerciali asiatici.

Cosa significa per il vino italiano

Per i produttori italiani il dato dovrebbe essere letto senza cedere né all’allarmismo né alla tentazione di considerare Hong Kong semplicemente come un mercato in declino.

La vera domanda è quale Hong Kong si vuole intercettare. Se una parte dei flussi di transito sta diminuendo, diventa ancora più importante lavorare sul mercato locale e sulla sua componente ad alto valore. La performance francese dimostra che, almeno nel 2025, la diminuzione dei volumi può convivere con una crescita del valore quando esiste un posizionamento forte. Per l’Italia questo significa puntare meno sulla semplice presenza e più sulla capacità di costruire valore, riconoscibilità e reputazione.

Hong Kong può continuare a essere una vetrina strategica per denominazioni e produttori italiani capaci di parlare a un pubblico evoluto e agli operatori del fine wine, ma il mercato richiede una selezione più attenta dei partner e un posizionamento coerente.

Il dato più interessante, alla fine, non è quindi che Hong Kong abbia importato meno vino. È che sta cambiando la ragione per cui quel vino arriva nella città. E quando cambia la funzione di un hub, cambiano anche le strategie necessarie per entrarci e restarci.


Punti chiave:

  1. Importazioni in calo: nel 2025 il valore scende del 3,1% a 742 milioni di euro, mentre i volumi diminuiscono del 6,5%.
  2. Prezzo medio in crescita: raggiunge 27,16 euro al litro, confermando Hong Kong come mercato vinicolo più costoso al mondo.
  3. Australia in forte frenata: volumi e valore delle importazioni australiane diminuiscono rispettivamente del 26% e del 28%, incidendo pesantemente sul dato complessivo.
  4. Francia sempre leader a valore: raggiunge 315 milioni di euro e il 40,3% del mercato, nonostante una contrazione del 9% dei volumi.
  5. Cambia il ruolo di Hong Kong: il calo del 19,7% delle riesportazioni suggerisce un ridimensionamento della città soprattutto come hub di transito del fine wine.