In un’epoca in cui il mercato del vino è spesso teatro di speculazioni, una sentenza in Francia segna un punto di svolta: due commercianti di Bordeaux sono stati condannati per aver comprato vino a un prezzo giudicato indecorosamente basso, aprendo un nuovo capitolo nella lotta per l’equità nel settore vitivinicolo.

Per la prima volta in Francia, due commercianti sono stati condannati per aver acquistato vino sfuso a un prezzo ritenuto troppo basso dal viticoltore Rémi Lacombe. 

Un verdetto storico nel mondo vitivinicolo francese

Il tribunale di commercio di Bordeaux , basandosi sulla legge Egalim, ha ordinato a Maison Ginestet e Cordier di pagare quasi 355.000 euro di danni e interessi a Lacombe, considerando il prezzo di acquisto del vino notevolmente inferiore al corso medio di mercato. 

Si tratta di una decisione che possiamo definire storica e che potrebbe incidere profondamente sulle future transazioni nel settore vitivinicolo, sicuramente in quello francese e magari un giorno anche in quello del nostro Paese.

Il principio della sentenza – riportato in un articolo di Le Figaro –  si può così sintetizzare “Ogni lavoro merita una retribuzione… a un giusto prezzo”. Come contestare un principio così basilare che però quasi costantemente non viene rispettato e non solo nel comparto vitivinicolo.

Oltre la sentenza: un cambiamento culturale per l’economia del vino

Ma qui in ballo, a mio parere, non c’è “solo” un tema etico, di rispetto delle parti perché si rischierebbe di affermare cose belle ma al tempo stesso astratte con il rischio che i “condannati” potrebbero difendersi dicendo: “Non abbiamo messo nessuna pistola puntata per portarci a casa questo contratto”. Per questa ragione, ritengo che questa sentenza di fatto rende finalmente concreto un altro fondamentale principio: ci deve essere equilibrio lungo la filiera vitivinicola, in quanto se ci guadagna solo un segmento, tutta l’economia del settore rischia di saltare in aria.

Dare pertanto la giusta remunerazione ad ogni componente della filiera, a partire proprio dai viticoltori, è basilare per la salute di tutto il comparto.

E basta andare a vedere le denominazioni più fragili per comprendere tutto questo.

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Per questa ragione la battaglia portata avanti dal viticoltore francese Rémi Lacombe è la battaglia di tutti quei viticoltori che troppo spesso non vedono ripagato adeguatamente il loro lavoro ma anche di tutti quei territori del vino dove troppo pochi guadagnano sulle spalle di molti.

“Questa vittoria apre grandi porte – ha dichiarato Lacombe a Le Figaro –  a tutta l’agricoltura francese”.

“Sono un anello utile, come Davide contro Golia – ha proseguito il viticoltore Bordolese – che apre una strada di speranza a una professione che trovo abusivamente sottomessa. Vedo intorno a me agricoltori che piangono, viticoltori che sono depressi, i loro figli che non fanno grandi scuole e le nostre vigne vengono strappate per un’elemosina. In Francia, non si pagano i dipendenti 5 euro all’ora, non si può vendere il proprio vino a 1.200 euro al tonneau. È vietato rispettare così poco le persone”. 

Il suo avvocato, Me Louis Lacamp, ha evidenziato come si tratti di “una decisione che apre molte porte per gli agricoltori, perché è la prima in Francia. Il tribunale ha voluto darci ragione e dire ai commercianti: sotto un certo prezzo, non potete comprare.”

Conclusione

La mia, in conclusione, non vuole essere una riflessione ideologica ma un fattore determinante di qualsiasi economia che vuole generare un reddito serio e continuativo perché è ormai ben noto come tutti i processi speculativi hanno inevitabilmente il fiato corto.
E i comparti economici che sono troppo spesso aperti a fenomeni speculativi sono anche quelli più fragili.

È chiaro che sarebbe assolutamente auspicabile che nel prossimo futuro, cioè fin da subito, il rispetto di questa basilare regola del mercato fosse definita in tavoli interprofessionali all’interno dei Consorzi di tutela e non nelle aule di un tribunale.

Ma il terremoto che ha determinato la condanna di due commercianti per aver acquistato a un prezzo troppo basso la produzione di un viticoltore bordolese comunque c’è da augurarsi che faccia un gran rumore e sia un monito contro chi pensa che la propria ricchezza possa essere frutto della povertà altrui.