In molti paesi del mondo, l’introduzione di misure di lockdown ed isolamento ha spinto i consumatori a fare scorta in enoteche, wine shop o nei supermercati.
In Francia, ironia della sorte, questo non è avvenuto, i consumatori non sono corsi a rifornirsi ed hanno disertato la corsie delle bevande alcoliche.

Secondo i dati Nielsen, le vendite di vini fermi sono calate di quasi il 2% nei dodici giorni successivi all’introduzione delle misure di blocco a metà marzo, nonostante la chiusura di bar e ristoranti in tutto il Paese fosse avvenuta solo un paio di giorni prima.
C’è stata una netta flessione delle vendite di spumante e champagne, dato che i consumatori non erano in vena di festeggiare, mentre i rosé hanno beneficiato del tempo sereno e soleggiato. Nonostante l’aumento delle vendite di rosé, i vini fermi sono crollati nella prima settimana di aprile, con un calo del -31% delle vendite negli ipermercati.

Le vendite di vino hanno invece registrato un enorme aumento nei punti vendita drive-through (servizio di asporto che consente ai clienti di acquistare prodotti senza lasciare la propria auto), dove si è registrato un incremento del 118% nell’ultima settimana di marzo e del 158% nella prima settimana di aprile.
Anche le vendite di vino bag in box sono state notevoli, per ovvie ragioni di stoccaggio. Gli analisti Nielsen prevedono che la situazione generale potrebbe cambiare nel corso delle prossime settimane, man mano che i consumatori potranno tornare nelle cantine e ricominciare ad acquistare.

Nei supermercati francesi le vendite di vini fermi stanno calando, sono diminuite del -5,2% in volume e del -3,9% in valore nel 2019.
Il calo dei valori segna un’inversione di tendenza ed un rallentamento della premiumisation.
Questo processo regressivo è tuttavia imputabile principalmente ai vini rossi che hanno perso il favore dei consumatori francesi.
Le vendite di vini rossi sono crollate del -7,5% a volume e del -6,2% a valore nei super/ipermercati nel 2019 rispetto all’anno precedente.
Nessuna categoria di prodotti ne è uscita indenne, anche se i Vins de France non IG e le IGP a marchio varietale hanno resistito meglio dei vini a denominazione, che hanno rappresentato il 62% del calo delle vendite di vini rossi.

La scena internazionale non è certo più incoraggiante per i produttori di vino francesi: l’aumento dei dazi Usa (25%) dello scorso ottobre e il rallentamento degli affari con la Cina, dove le esportazioni sono diminuite del 16% nel 2019, hanno avuto il loro peso.
Con ogni probabilità, la pandemia di coronavirus continuerà a mettere un freno ad entrambi i mercati e a molti altri per alcuni mesi.
Molte aziende ed associazioni di categoria chiedono che lo Stato e l’UE prendano in considerazione l’introduzione di misure di distillazione di crisi, vendemmia verde e aiuti finanziari per lo stoccaggio privato del vino.
Inoltre con l’avvicinarsi della vendemmia di quest’anno, il settore si sta preoccupando sempre più per lo stoccaggio dell’annata 2020. Oltre ai problemi di carenza di personale per le attività primaverili nel vigneto, molte cantine hanno ancora i magazzini pieni. 

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