La nota master of wine Jancis Robinson, in un articolo pubblicato sul suo sito, approfondisce il tema del vetro, del suo essere “green”, e dei possibili imballi alternativi.
Potendo affermare che i pilastri della sostenibilità sono tre, ambientale, economico e sociale (aspetti diversi che dovrebbero trovarsi sempre in un rapporto sinergico e sistemico), le considerazioni rispetto ad una necessaria sensibilità ambientale trovano spazio nelle diverse soluzioni in materia di riciclo. La realtà tuttavia non conferma sempre le aspettative, e una nuova attenzione verso la salvaguardia del pianeta sembra farsi largo tra un pubblico di consumatori non più ancorato solo a brand o tipologie.
Se l’industria europea del vetro si è già data un obiettivo, raggiungere entro il 2030 il 90% di raccolta destinata al riciclo, noi dal canto nostro possiamo contribuire alla tutela del pianeta con semplici e consapevoli atti: separare, ad esempio, i vuoti del vetro dal resto della spazzatura. Un’azione facile che ci fa sentire custodi dell’ambiente, nonostante molti di noi ignorino quali siano le fasi successive nel percorso del riciclo. Il consumatore medio considera virtuosa la bottiglia di vetro solo per il fatto che sia ritenuta riciclabile o riciclata.
Se per 28 milioni di italiani il vetro è sostenibile e versatile, per i Millennials il vetro è “riciclabilità”. La bottiglia in vetro è da sempre il packaging preferito del mondo del vino, ma contrariamente alle credenze di molti, il vetro ha un impatto ambientale significativo. Ad esso sono preferibili altre forme di confezionamento come bag in box, cartone asettico e perfino il PET (la resina polimerica utilizzata come contenitore per l’acqua e altre bevande), che hanno riscosso finora scarso successo.
Se sostituire il vetro sui prodotti di fascia alta sembra impensabile, uno spiraglio potrebbe aprirsi verso un mercato di consumatori inclini ad acquistare formati sempre più ecosostenibili.
Dal progetto di ricerca svolto in 13 paesi d’Europa, su 10.000 interviste di 15 minuti, è emerso che il 91% considera il vetro il miglior materiale di confezionamento per il vino. I britannici, più scettici, sono concordi solo per l’82%.
Sulla base delle interviste i produttori di vetro hanno messo a punto un nuovo marchio di garanzia per le bottiglie che certificherebbe l’essere prodotte in vetro. Nella presentazione ufficiale del marchio non si è preso in considerazione l’impatto carbon footprint della produzione e del trasporto. Numerosi progressi sono in atto anche per quanto riguarda i forni, che diventano sempre più ecologici affidandosi all’energia elettrica piuttosto che ai combustibili fossili, prototipi che saranno messi a punto in Germania entro i prossimi cinque anni. Ai produttori di bottiglie saranno richiesti invece ulteriori sforzi e investimenti se si vorrà raggiungere impatto zero entro il 2050.
La soluzione è il livello di riciclo. La FEVE, Federazione Europea dei Contenitori in vetro, riferisce che in Europa riciclare è un trend in aumento. Il tasso medio di raccolta del vetro riciclato ha segnato quota 76%, che tradotto in tonnellate significa più di 11 milioni di vetro raccolti e avviati al riciclo. Vorrebbero diventare il 90% entro il 2030. Il riciclo del vetro è l’elemento chiave di un’economia circolare perché circoscrive un sistema chiuso dove è possibile risparmiare materie prime, energia e costi di produzione. Questo non significa che il 76% di tutto il vetro viene riciclato, ma solo che si presume sia destinato a uno dei tanti impianti di riciclo dei materiali che trattano i rifiuti del Regno Unito, della Germania, dell’Italia e comunque dell’Unione Europea.
Nel Regno Unito, ad esempio, ogni singola autorità locale è responsabile della gestione dei rifiuti: standard e pratiche possono variano enormemente da un luogo all’altro. Complessivamente il Regno Unito ricicla poco più del 50% del totale delle bottiglie. Svizzera e Scandinavia arrivano a oltre il 90%.
Anche in Svezia il riciclo del vetro è del 90%. Qui si procede in due modi: in un primo caso l’imballo prevede una piccola commissione che viene restituita quando il vuoto è depositato in una delle stazioni automatiche di restituzione. Questo vale per vetro, lattine e bottiglie in PET. Nel secondo caso la tassa aggiuntiva è pagata da produttori e importatori, ed applicata a tutti gli imballi. Inoltre qui il cittadino è ben educato al riciclo: sia il vetro verde, sia quello trasparente, sono separati dal resto dei rifiuti e lasciati in stazioni di riciclo dove diversi contenitori, “igloo”, accolgono plastica, giornali, cartone, metalli e vecchi tessuti. La Svezia è sempre più orientata verso imballi ecocompatibili come carta, cartone, tetrapak, PET e lattine. C’è sempre più vino in lattina e molte birre di qualità la scelgono come packaging.
Jancis Robinson nell’intervista al collega giornalista The Globe and Mail, Christopher Waters, sottolinea come l’LCBO – Liquor Control Bord of Ontario -, non ha fatto nulla per stimolare l’iniziativa del vuoto a rendere, portata avanti da Brewers ‘Retail, privato che gestisce i punti vendita “The Beer Store” nella provincia dell’Ontario. Cosa hanno fatto? Hanno semplicemente ritirato i vuoti di birra, vino e liquori da consumatori, bar e ristoranti. L’ultimo dato riferito indica che è stato riciclato il 97%.
La LCBO è stata coinvolta anche nel programma del riciclo del sughero condotto da Jelinek Cork di Oakville, che è già terminato nonostante sia stato pubblicizzato come un successo: 1,6 milioni di tappi raccolti da riutilizzare. I tappi, riferiscono, una volta riciclati vengono utilizzati come materiale di costruzione.
In Catalogna, la lungimirante famiglia Torres, sta facendo pressioni perché si adotti una bottiglia di vino standardizzata che possa essere riciclata e riutilizzata in qualsiasi parte del mondo, o perlomeno, per iniziare, almeno in Europa. Miguel Torres ammette che il progetto per poter essere realizzato, avrebbe bisogno di una specifica legislazione dell’UE. Una possibilità piuttosto remota anche secondo Jancis Robinson, che sostiene lo scarso interesse dei produttori di vino che preferiscono distinguersi sul mercato per il design e per il peso della loro bottiglia, cercando di ritagliarsi un’identità, precisa e distintiva, per i loro vini.
La maggiore consapevolezza dei problemi di sostenibilità ha portato allo studio di alcune novità in materia di design e packaging del vino, inclusa la bottiglia “Frugalpac”, realizzata per il 94% da cartone riciclato con un rivestimento per alimenti a sua volta riciclabile a condizione che venga separato dagli altri elementi e dal suo tappo di plastica.
Sebbene la plastica possegga un carbon footprint inferiore al vetro, molti consumatori la considerano ancora non idonea. Ci sono molte tipologie di plastica; tra queste il PET, probabilmente la più sostenibile. È opportuno sottolineare che il problema della plastica non è il materiale in sé, composto da vari polimeri con codici di riciclo molto diversi, ma il fatto che non sia sempre riutilizzabile ed estremamente inquinante per il pianeta. Leggera, economica, discretamente inerte, con una buona impermeabilità ai gas, risulta poco degradabile, con una vita media stimata intorno ai mille anni.
Nonostante abbia la capacità di resistere all’azione degli agenti atmosferici rimane il materiale più utilizzato nel confezionamento di acque e bevande e considerato tra quelli con le conseguenze meno impattanti. Il suo corretto smaltimento è però fondamentale. Più viene riciclata, meno ne serve di nuova, e minore è l’impatto ambientale. Rimarrebbe inoltre tra le soluzioni più sostenibili da un punto di vista economicamente e socialmente.
La quantità di plastica stimata sul nostro pianeta per il 2050 è pari a 34 miliardi di tonnellate. Secondo gli inglesi della Plastics Federation, nel Regno Unito, circa il 50% di tutti gli imballi in plastica sono riciclati. Più che in qualsiasi altro paese che non sia l’India, anche se alcuni suggeriscono che faccia meglio solo la Germania. A differenza del vetro che può essere riutilizzato più volte, la plastica ha un ciclo di vita ridotto perché si degrada più facilmente, sebbene ci siano molti studi all’attivo per migliorare questa caratteristica.
Un dato significativo ci dice che il 96,4% degli italiani è a conoscenza che gli imballaggi in plastica possono essere riciclati solo con una corretta raccolta differenziata, per dare vita a nuovi materiali e prodotti per il consumo quotidiano.
Tornando invece alla nostra bottiglia di vetro, dobbiamo precisare che non tutte vengono riciclate all’infinito. Alcune sono sottoposte al cosiddetto “downcycling”, diventando altri prodotti di minor valore.
Negli Stati Uniti il vino in lattina sta diventando sempre più popolare; naturalmente stiamo parlando di una società in cui le bevande vendute in lattina sono una percentuale molto elevata. I vantaggi sono molti: la lattina ha un contenuto equivalente a un quarto, un terzo o a 375ml rispetto ad una bottiglia normale da 0,750 ml., troppa per una sola persona e troppa anche per due persone e per una sola occasione. Svantaggiosa rispetto alla lattina anche in termini di prezzo unitario. La convenienza è sempre un fattore importante che sta rendendo le lattine ogni giorno più popolari. Comode da riporre in borsa per un picnic o persino in tasca, piacciono anche ai giovani consumatori di vino che la considerano più accessibile. Realizzate in alluminio, possono essere riciclate quasi all’infinito ma, come per il vetro, il loro processo di smaltimento è rilevante in termini di energia e risorse.
In conclusione il vetro rimarrà sicuramente il materiale d’elezione per tutti quei vini che necessitano di un lungo invecchiamento, ma per il bene del pianeta, si dovranno cercare valide alternative per tutti quei vini che vengono consumati nel breve periodo e che costituiscono, di gran lunga, la maggioranza di tutto il vino venduto.












































