A 120 anni dalla fondazione, Mezzacorona si racconta attraverso il suo presidente Luca Rigotti: una visione cooperativa moderna che punta su sostenibilità, innovazione, legame con il territorio e comunicazione digitale. Dalla Cittadella del Vino al Bilancio di Sostenibilità 2024, un modello di sviluppo per il futuro del vino italiano.

A 120 anni dalla sua fondazione, il Gruppo Mezzacorona è oggi una delle realtà più significative della cooperazione vitivinicola italiana con 1.500 soci, 500 collaboratori e 212 milioni di fatturato, di cui l’80% proviene dall’export in 72 Paesi del mondo. Mezzacorona è anche l’artefice di una delle più imponenti e suggestive opere architettoniche del settore, frutto di un progetto di riconversione urbanistica unico nel suo genere: la “Cittadella del Vino”. Terminata nel 2010 dopo 15 anni di lavori, questa struttura è il simbolo di una filosofia e di una vision che fonde produzione enologica di eccellenza, design, promozione enoturistica, integrazione economica in un legame indissolubile con il territorio della Piana Rotaliana.

La “Cittadella del Vino” non è solo una cantina, ma un manifesto di sostenibilità, come emerge chiaramente dal “Bilancio di Sostenibilità 2024” del Gruppo Mezzacorona, giunto alla quinta edizione, redatto secondo gli standard internazionali GRI, un denso documento di rendicontazione di tutte le attività e le pratiche sostenibili aziendali, una vera e propria miniera di dati e di analisi che testimonia un impegno profondo e radicato nella cultura cooperativa del Gruppo.
Questo prezioso volume, di particolare pregio editoriale, ha rappresentato il punto di riferimento per conoscere e comprendere l’anima del Gruppo Mezzacorona ed è stato fondamentale per l’intervista al suo Presidente, Luca Rigotti.

Presidente Rigotti, la “Cittadella del Vino” è un’opera straordinaria. Qual è la visione che ha guidato questo progetto e come si lega, dopo 120 anni di storia, al territorio e alla vostra identità cooperativa?

“La Cittadella è un sogno divenuto realtà, nato da un’idea di fondo molto chiara: rendere la produzione vitivinicola, tipica della Piana Rotaliana, la protagonista dello sviluppo e dell’innovazione di questo territorio e della sua comunità. Non volevamo costruire solo una cantina e delle strutture enologiche e produttive, ma un polo di attrazione per visite ed eventi di alto livello che mettesse insieme produzione, turismo enogastronomico e cultura.

Il recupero dell’area industriale ex-Samatec è stato il primo passo: abbiamo voluto restituire valore a un luogo, bonificandolo e trasformandolo totalmente. L’intera opera, dalle cantine interrate coperte da vigneti ai bastioni in porfido, è un dialogo continuo con il paesaggio. È la dimostrazione fisica della nostra vision che per noi il vino non è solo un prodotto, ma l’espressione di un’intera comunità, dei nostri 1500 soci, e del loro legame secolare con questa terra, della loro proiezione futura, della loro capacità di innovare e di essere protagonisti dello sviluppo moderno del territorio.”

La sostenibilità è il pilastro su cui si fonda la vostra attività. Qual è la filosofia che guida le vostre scelte, sia in termini ambientali che sociali?

“Per noi la sostenibilità non è una moda, ma il DNA della nostra identità cooperativa. Posso dire che la sostenibilità è la visione più attuale e dinamica della cooperazione. Nel 2024 abbiamo festeggiato 120 anni di storia e questo ha significato rinnovare un ‘patto sociale e mutualistico’ forte, che ha sempre messo al centro la crescita, economica ed umana, ed il benessere dei nostri soci e della comunità locale. La nostra filosofia si basa su un concetto di responsabilità a 360 gradi. In campagna, questo significa operare per valorizzare l’impegno attivo dei nostri soci per la salvaguardia dell’ambiente, preservare la fertilità del suolo e tutelare la biodiversità. Ma la sostenibilità è un concetto ampio che tocca anche la sfera sociale ed etica.

Essere una cooperativa significa creare e realizzare dei progetti di medio-lungo termine, creando un indotto positivo che si riversa sull’intera comunità, remunerando correttamente il lavoro dei soci e investendo nella loro crescita umana e professionale. La sostenibilità quindi è un concetto moderno della cooperazione: un modello di sviluppo che genera valore condiviso e diffuso e che guarda al futuro perché riunisce in sé la tutela ambientale e della salute delle persone, la crescita economica ed un benefico effetto sociale trasversale. Lo vediamo come un investimento positivo ed efficace, ma come modo per costruire un’attività che duri altri 120 anni e che lasci la terra migliore di come l’abbiamo trovata.”

Le parole del Presidente sono supportate dai dati del “Bilancio di Sostenibilità 2024”, che testimoniano un percorso concreto. L’impegno per l’ambiente si traduce in 19,5 milioni di euro investiti in 28 anni. In Trentino, come nelle tenute siciliane del Gruppo, si applicano pratiche agronomiche avanzate, come la confusione sessuale, che ha permesso di ridurre in maniera rilevante l’uso di agrofarmaci. La gestione idrica è ottimizzata con tecniche specialistiche come la subirrigazione, mentre sul fronte energetico, oltre il 51% del fabbisogno aziendale proviene da fonti rinnovabili.

Questo risultato è stato ottenuto in buona parte grazie all’autoproduzione da 6 impianti fotovoltaici e dal solare termico. Complessivamente, si evitano così l’emissione di circa 4.300 tonnellate di CO₂ all’anno. E questi sono solo alcuni dei numerosi elementi di efficacia ed efficienza sostenibile che toccano anche gli aspetti legati alla gestione delle risorse idriche, della depurazione e di tutti gli aspetti produttivi così come la rendicontazione della vasta attività di promozione legata al turismo e agli eventi della Cittadella del Vino.

Sul piano sociale, il valore distribuito ai soci viticoltori nel 2023 ha superato i 69 milioni di euro, con un forte investimento dedicato alla formazione, attraverso migliaia di ore erogate ogni anno per lo sviluppo delle conoscenze e competenze di soci e collaboratori. L’impegno sostenibile è validato da una lunga lista di certificazioni di primo piano, tra cui la SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata), di cui il Gruppo è stato pioniere a livello nazionale fin dal 2016 per la produzione dei propri soci.

Guardando al futuro, come si sta evolvendo la comunicazione del vino per raggiungere un consumatore sempre più attento? E come si posiziona Mezzacorona di fronte a nuove tendenze come i vini a bassa gradazione?

“La comunicazione è fondamentale. Dobbiamo essere capaci di raccontare la complessità del nostro lavoro in modo semplice e diretto. Per il quarto anno consecutivo siamo stati premiati come l’azienda vitivinicola più ‘social’ d’Italia, perché crediamo che i canali digitali siano essenziali per dialogare, soprattutto con le fasce più giovani. Il nostro impegno per un consumo consapevole è altrettanto serio: siamo Ambassador Company di Wine in Moderation per promuovere una cultura del bere responsabile. Riguardo ai nuovi trend, stiamo valutando le varie opportunità del mercato con grande attenzione.

Personalmente, credo più nel potenziale dei vini a bassa gradazione alcolica ottenuti in modo naturale, piuttosto che nei prodotti dealcolati. Abbiamo già lanciato il nostro Pinot Grigio ‘Nove’ a 9 gradi, che sta avendo un ottimo riscontro e siamo convinti che questo tipo di proposta enologica possa trovare attenzione tra i consumatori. Un vino dealcolato subisce un processo di destrutturazione che ne altera le proprietà enologiche e quindi fatico a definirlo “vino”.

Un vino naturalmente leggero, invece, è il risultato di un lavoro attento in vigna e in cantina. Il consumatore che cerca un prodotto dealcolato, probabilmente, non è un consumatore di vino tradizionale; cerca un’altra cosa. La nostra sfida è continuare a produrre vino autentico, che risponda anche alle nuove esigenze di consumo.”

L’analisi dell’operato di Mezzacorona rivela un modello originale di cooperazione evoluto e virtuoso, una vera e propria “Village Company” o Country Company che ha integrato positivamente in un unico Gruppo modelli societari diversi ma tutti all’interno del progetto cooperativo.

Una realtà con una precisa identità cooperativa e con una rilevante base produttiva di assoluto valore, un soggetto con profonde radici storiche nel territorio ma che ha saputo divenire un player globale sui mercati internazionali, ottenendo numerosi e ripetuti riconoscimenti di eccellenza e qualità dei propri vini, che agisce con l’obiettivo primario di rafforzare il tessuto economico e sociale della propria comunità.

La scala dimensionale del Gruppo non è solo un fattore produttivo, ma diventa uno strumento strategico per affrontare le grandi sfide del mercato globale: dalla sostenibilità certificata e documentata, difficile da raggiungere per realtà più piccole, all’innovazione costante nei processi e nella comunicazione.

La sfida più avvincente per Mezzacorona è quella di saper declinare la propria identità cooperativa, custode di valori profondi della tradizione trentina, nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale e delle nuove sensibilità dei consumatori mondiali, in particolare dei più giovani.

E le strategie del Gruppo puntano ad un approccio multi-livello: da un lato una comunicazione digitale mirata specialmente rivolta ai più giovani per trasferire i concetti più significativi della propria esperienza cooperativa e dei valori intrinseci ai propri vini, dall’altro la proposta di un’esperienza immersiva offerta dalla Cittadella del Vino, luogo iconico e di forte impatto emotivo.

Due “narrazioni” che esprimono la visione strategica del Gruppo, a cui si affianca costantemente l’incontro con i vini per il tramite di eventi e di presentazioni in una narrazione chiara, credibile e accessibile. La sfida non è solo produrre vino, ma far sì che ogni bottiglia, ovunque si trovi, possa raccontare una storia ben più grande di sé. Una storia di terra, di impegno, di persone, di innovazione e di futuro.


Punti chiave:

  1. Cittadella del Vino: simbolo architettonico di sostenibilità e cultura cooperativa.
  2. Sostenibilità integrata: ambientale, sociale ed economica con investimenti e pratiche avanzate.
  3. Comunicazione digitale: leadership tra le cantine italiane più social e vicine ai giovani.
  4. Innovazione di prodotto: focus su vini a bassa gradazione, autentici e naturali.
  5. Impatto sul territorio: modello cooperativo che genera valore diffuso e crescita locale.