Il vino pregiato conquista il lusso globale, raggiungendo un valore di 30 miliardi di euro e dimostrando un potenziale di crescita del 4-6% annuo fino al 2030. Mentre la Francia domina il segmento top, l’Italia si distingue per varietà e crescita. Tra investimenti, clima e nuovi consumatori, il settore affronta sfide e opportunità decisive.

Nel panorama del lusso globale, accanto a moda, gioielli e orologi, oggi trova posto stabile anche il vino pregiato. Il primo Fine Wines and Restaurants Market Monitor, presentato a Vinitaly 2024 da Bain & Company e Altagamma, ha fotografato un settore in piena evoluzione, che nel 2024 ha raggiunto un valore complessivo di 58 miliardi di euro: 30 miliardi per il solo vino pregiato e 28 miliardi per l’alta ristorazione.

Un risultato notevole per un comparto che rappresenta solo l’1,5% dei volumi globali di vino, ma che vale ben l’11% del mercato in valore, segno della sua posizione premium e della crescente attrattività presso collezionisti, investitori e consumatori di alto profilo.

“Il vino pregiato si trova all’incrocio tra lusso, celebrazione e investimento” ha dichiarato Claudia D’Arpizio, partner di Bain & Company e autrice principale dello studio. “Che sia un piacere quotidiano per i più facoltosi, un accompagnamento a momenti speciali o parte di collezioni a lungo termine, rappresenta prestigio, passione, gioia, convivialità e una profonda ricerca della qualità.”

Il mercato è strutturato in tre grandi segmenti:

  • Collector wines (1-2 miliardi),
  • Connoisseur wines (8-9 miliardi),
  • Cult wines (19-20 miliardi).

Questa classificazione riflette le diverse motivazioni d’acquisto, che spaziano dal piacere personale all’investimento strategico. La frammentazione è un’altra caratteristica distintiva del settore: i primi 10 brand coprono il 35% del mercato, ma oltre 400 produttori completano il panorama, rendendolo più diversificato rispetto ad altri comparti del lusso come la moda o il design.

L’Europa rimane il fulcro della produzione, con il 75% del vino pregiato prodotto a livello globale, e, insieme alle Americhe, rappresenta l’80% del consumo. Tuttavia, si registra un’accelerazione della domanda in Asia-Pacifico e Medio Oriente. In particolare, Giappone, Sud-Est asiatico e le aree turistiche del Golfo mostrano segnali molto promettenti, grazie alla crescita del turismo di lusso e delle classi medie emergenti.

“Mentre la Francia domina ancora la fascia più alta del mercato, con nove dei dieci marchi principali e il 95% del valore al dettaglio, l’Italia si distingue per varietà e potenziale di crescita, con 20 regioni vinicole e oltre 1.000 varietà di uva,” sottolinea Federica Levato, co-autrice del rapporto.

L’alta ristorazione ha contribuito in maniera decisiva al valore complessivo, con una crescita del +27% tra il 2022 e il 2024. L’Europa guida questa rinascita, ospitando oltre 7.000 dei 14.000 ristoranti di fascia alta del mondo. Qui il vino gioca un ruolo da protagonista, rappresentando fino al 40% dei ricavi grazie agli abbinamenti, sempre più centrali nell’esperienza gastronomica.

Una tendenza rafforzata dal ritorno alla convivialità post-pandemica e dalla richiesta di esperienze immersive che combinino vino, cucina e intrattenimento. Gli spumanti, in particolare lo Champagne, stanno vivendo una nuova giovinezza anche grazie alla loro presenza crescente nell’enoturismo e negli eventi esperienziali.

Il vino pregiato non è solo da bere: è anche un bene rifugio. Negli ultimi anni ha dimostrato una performance superiore a quella di beni di lusso come borse e orologi. Secondo i dati Liv-ex, l’indice Champagne-50 è cresciuto del 34% negli ultimi cinque anni, mentre l’Italy-100 ha segnato un +20%, confermando la fiducia degli investitori.

In questo contesto, anche il fenomeno delle fusioni e acquisizioni è in espansione. Nel solo 2024 si sono registrate 30 operazioni negli Stati Uniti per un valore complessivo di 8 miliardi di euro, mentre Francia e Italia hanno concluso 10 operazioni rilevanti, segnale di una crescente dinamica competitiva.

Il 2024 ha registrato una lieve flessione del mercato del vino pregiato, pari al 2-3%, dovuta principalmente a due fattori: l’inflazione, che ha portato a una moderazione dei consumi, e la crescente affermazione delle bevande NoLo (no e low alcohol) tra le nuove generazioni. Per i produttori, la sfida sarà quella di innovare senza snaturare: prodotti più leggeri, ma coerenti con l’identità del vino di pregio.

A tutto questo si aggiunge la variabile climatica, che sta riscrivendo la geografia viticola. Le regioni del Sud Europa devono affrontare aumenti di temperatura fino a +3°C e deficit idrici di -50 mm, mentre le aree più a Nord, come la Danimarca, si candidano a nuove frontiere produttive. In prospettiva, vitigni come il Cabernet Sauvignon potrebbero diventare comuni anche in regioni finora impensabili.

Le previsioni restano ottimistiche: il mercato del vino pregiato è destinato a crescere fino a 35-40 miliardi di euro entro il 2030, con un CAGR del 4-6% a partire dal 2025. Tuttavia, rischi geopolitici, come i nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti, potrebbero rallentare il progresso, specialmente nei segmenti di prezzo più accessibili.

Il settore si trova quindi in una fase cruciale: da un lato le solide fondamenta del passato, dall’altro la spinta verso l’innovazione e l’adattamento a nuovi consumatori, nuovi climi, nuovi mercati. Un equilibrio delicato ma, come suggerisce Federica Levato, “il vino pregiato resta un elemento chiave del paesaggio del lusso, in continua evoluzione.”


Punti chiave:

  1. Valore e prospettive: Il mercato del vino pregiato vale 30 miliardi di euro e crescerà fino a 35-40 miliardi entro il 2030, con un CAGR previsto del 4-6%.
  2. Segmentazione del settore: Suddiviso in Collector, Connoisseur e Cult wines, il settore è altamente frammentato ma guidato da pochi grandi brand.
  3. Geografia e consumi: Europa leader nella produzione (75%) e nel consumo (insieme alle Americhe, 80%), ma Asia-Pacifico e Medio Oriente sono in forte crescita.
  4. Ristorazione e convivialità: L’alta ristorazione ha trainato il comparto, con una crescita del +27% in due anni, grazie al ruolo centrale del vino nell’esperienza gastronomica.
  5. Fattori critici: Inflazione, trend NoLo e cambiamento climatico incidono sul mercato. Le sfide includono innovazione, sostenibilità e adattamento a nuovi mercati e climi.