Tra flessioni interne e slanci internazionali, la Champagne affronta il 2025 con una strategia di riequilibrio. Mentre l’export extra-UE registra segnali positivi, i consumi francesi calano e le scorte crescono. Il Comité Champagne risponde con un taglio delle rese, puntando su sostenibilità e stabilità del mercato nel lungo termine.

Un cauto sospiro di sollievo si leva dalle colline della Champagne. Dopo un inizio d’anno incerto, i dati provvisori sulle spedizioni per la prima metà del 2025 offrono un quadro di luci e ombre, rivelando un settore che viaggia a due velocità distinte. Secondo i dati del Comité Champagne (che rappresenta 16.000 viticoltori, 390 maison e 125 cooperative), le spedizioni globali hanno raggiunto i 105,4 milioni di bottiglie nel primo semestre (gennaio-giugno), segnando un calo marginale del -1,25% rispetto ai 106,6 milioni dello stesso periodo nel 2024.

La vera spina nel fianco rimane il mercato domestico. In Francia, il consumo continua la sua parabola discendente, con una contrazione del 5,2% e un totale di 41 milioni di bottiglie spedite. Questo calo, dovuto a un mix di incertezza economica, cambiamento delle abitudini dei consumatori e concorrenza di altri vini spumanti, rappresenta il principale freno alla crescita complessiva del settore.

Tuttavia, a compensare la debolezza interna interviene la performance dei mercati esteri. Le esportazioni totali sono cresciute dell’1,6%, raggiungendo i 64,5 milioni di bottiglie. Il vero motore di questa ripresa si trova al di fuori dei confini europei: i mercati extra-UE, con Stati Uniti, Regno Unito e Giappone in testa, hanno registrato un robusto +3,8%, per un totale di 46 milioni di bottiglie. Al contrario, le spedizioni all’interno dell’Unione Europea sono diminuite del 3,4%, fermandosi a 18,5 milioni di bottiglie.

Questo slancio internazionale è una boccata d’ossigeno, specialmente per le grandi maison che negli ultimi mesi hanno affrontato turbolenze significative. Moët Hennessy, ad esempio, dopo un periodo segnato da profitti in calo e licenziamenti, ha visto i suoi marchi di punta rimbalzare con forza nel cruciale mercato statunitense. Nella prima metà del 2025, Veuve Clicquot ha registrato una crescita dei volumi del 6,9% e Moët & Chandon ha fatto ancora meglio con un +9,1%, invertendo nettamente i trend negativi del 2024.

La ripresa si è fatta sentire in modo particolare a giugno, quando i primi quindici mercati di esportazione hanno segnato un +10,9% in volume e un +11,3% in valore. Un dato interessante arriva dal Regno Unito, dove a fronte di una solida crescita dei volumi (+8,9%), il valore è leggermente calato (-1,2%), suggerendo possibili strategie di prezzo aggressive per stimolare le vendite.

Strategie per ridurre le scorte e mantenere l’equilibrio del mercato

Il Comité Champagne ha deciso di abbassare la resa della vendemmia 2025 a 9.000 kg di uva per ettaro, un calo del 10% rispetto all’anno precedente. La decisione è stata ufficializzata mercoledì 23 luglio a Épernay (Marne), durante la riunione annuale del Comité Champagne. La raccolta dovrebbe iniziare intorno al 20 agosto.

Alla base della scelta c’è un’esigenza chiara: ridurre l’eccesso di stock, che oggi supera le 1,285 miliardi di bottiglie, l’equivalente di 4,2 anni di spedizioni.

“È una decisione necessaria per preservare i nostri equilibri”, ha dichiarato David Chatillon, copresidente del Comité Champagne e presidente dell’UMC (Union des Maisons de Champagne).

Nel dettaglio, la resa fissata a 9.000 kg/ha corrisponde a una potenziale produzione di 259 milioni di bottiglie, un taglio significativo rispetto al 2023, quando la resa era di 10.000 kg/ha e le spedizioni avevano già subito una flessione, attestandosi a 271,4 milioni di bottiglie, in calo del 9,2% rispetto all’anno precedente.

Il sistema di regolazione della Champagne è unico al mondo, basato su una negoziazione annuale tra produttori e commercianti che consente di adattare la produzione allo stato delle uve, alle vendite e alle previsioni di mercato. Negli ultimi anni, le rese sono state fortemente influenzate dalla congiuntura globale:

  • Nel 2020, in piena crisi pandemica, erano scese a 8.000 kg/ha.
  • Nel 2022, in risposta alla forte ripresa post-Covid, erano salite a 12.000 kg/ha.
  • Da allora, il trend è tornato al ribasso per evitare un surplus insostenibile.

“Prevediamo un modesto aumento delle spedizioni, ma dobbiamo restare cauti viste le incertezze geopolitiche, diplomatiche ed economiche”, ha sottolineato Chatillon. La Champagne, ancora una volta, dimostra di saper adattare la propria strategia per garantire stabilità, qualità e sostenibilità nel lungo periodo.


Punti Chiave:

  1. Le spedizioni globali di Champagne sono scese dell’1,25% nel primo semestre 2025, con un forte calo nel mercato interno francese (-5,2%).
  2. L’export extra-UE cresce del 3,8%, trainato da Stati Uniti, Regno Unito e Giappone, mentre l’UE registra un calo del 3,4%.
  3. Le grandi maison recuperano terreno, con Veuve Clicquot a +6,9% e Moët & Chandon a +9,1% nel mercato statunitense.
  4. Il Comité Champagne ha deciso un taglio del 10% alle rese, fissandole a 9.000 kg/ha per il 2025, per contenere le scorte.
  5. Le scorte superano 1,285 miliardi di bottiglie, pari a 4,2 anni di spedizioni, rendendo necessaria una strategia di riequilibrio.