Durante l’edizione 2023 organizzata da Old Vine Conference, la presidente Rosa Kruger ha tenuto un panel dal titolo “Rivalutare la viticoltura attraverso le viti antiche: dove passato e presente si incontrano per innovare e per creare un futuro sostenibile in Sud Africa”.

Durante l’incontro – moderato da Sarah Abott, co-fondatrice di The Old Vine Conference – Kruger ha raccontato il percorso di Old Vine Project Sud Africa: creata nel 2002, diventa un’organizzazione legalmente riconosciuta nel 2016 e, nel 2018, nasce il sigillo Old Vine – certificato da Service, un’industria Sud Africana – che stabilisce la data ed il luogo di piantumazione della vigna da cui è stata prodotta la bottiglia.

Oggi, Old Vine Project conta 140 membri e ha visto un incremento del 30% di ettari di viti antiche in Sud Africa. “Il nostro obiettivo è sempre stato uno: produrre grandi vini in modo sostenibile”, spiega Kruger.

Old Vine Project ha identificato alcuni dei vigneti più antichi del Sud Africa, alcuni risalenti al 1900 e altri che Kruger sostiene siano ancora più datati.

“Abbiamo prelevato dei campioni dalle viti più antiche, li abbiamo curati in modo tale che non ci fossero virus residui e, da questi esemplari, abbiamo iniziato un processo di propagazione di nuovo materiale vegetale da piantare”, continua la relatrice. “Ora, la domanda che mi viene rivolta più spesso è: le nuove piante avranno lo stesso carattere tipico delle viti antiche o sarà solo un clone? Bisogna aspettare per capirlo”.

Attualmente, ciò che risulta chiaro – spiega Kruger – è che la vera sfida è il cambiamento climatico.

“Abbiamo assistito ad inondazioni in alcune zone, alla siccità in altre e ad un aumento delle temperature. L’Old Vine Project ha avuto l’onore di lavorare a stretto contatto con Stephanie Midgley – scienziata specialista senior presso il dipartimento di Agricoltura presso l’Università di Western Cape – la quale ha spiegato che i fattori climatici svolgono un ruolo cruciale nelle vigne della regione di Western Cape”.

I fattori climatici più rilevanti – continua poi la relatrice – sono la vicinanza all’oceano, l’altitudine, la presenza di venti, l’emergere di possibili nuove precipitazioni, l’aumento o la diminuzione della nebbia dovuta dalle correnti fredde della costa Occidentale.

“Le diverse regioni del Sud Africa saranno colpite diversamente dal cambiamento climatico – sottolinea Kruger –: alcune aree riceveranno maggiori piogge estive con rischio di alluvioni, mentre altre aree soffriranno la mancanza di acqua e patiranno periodi di siccità”.

Secondo le analisi riportate durante la conferenza, si prevede che la temperatura globale aumenterà di 2° entro il 2050. “Se così fosse – spiega la relatrice – molte delle migliori regioni vitivinicole in Sud Africa scompariranno entro i prossimi 20-30 anni”.

Per questo, Old Vine Project ha pensato a due soluzioni ideate appositamente per il Sud Africa, sottolinea Kruger:

  • Sfruttare le curve di livello nei vigneti per diminuire la necessità di un corso d’acqua esterno per l’irrigazione e aumentare l’acqua nelle dighe.
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  • Dividere la vigna in aree nere e aree verdi: le aree nere fungono da cuscinetto per consentire la migrazione della fauna selvatica, mentre quelle verdi saranno dedicate al pascolo del bestiame, che aiuterà la produzione di compost, e alla creazione di linee di canali di contorno per il reindirizzamento dell’acqua piovana in un’unica diga.
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“Stiamo combinando la tradizione e innovazione. Le nuove tecnologie ci aiutano a prevedere i dati climatici con mappe del suolo e immagini satellitari sovrapposte alle informazioni delle stazioni metereologiche locali. In questo modo possiamo comprendere i requisiti specifici per la viticoltura a seconda dell’area e possiamo assistere gli agricoltori nel tentativo di piantare in modo intelligente e sostenibile”, conclude Kruger.