Nel momento in cui il Governo australiano si tira indietro nel sostenere i viticoltori, lasciando un’intera industria in balia di una crisi profonda, una domanda sorge spontanea: si sta forse verificando un fenomeno simile in Italia? L’eco delle lamentele australiane risuona tra le colline italiane, ove la presenza massiccia di figure politiche a eventi come Vinitaly potrebbe non corrispondere a un reale supporto governativo al settore vinicolo.

Recentemente, Australian Grape & Wine, l’associazione nazionale rappresentativa, ha etichettato il mancato sostegno nel budget federale come un “fallimento deliberato”, sottolineando come nessuna delle richieste moderate pre-budget, che includevano un pacchetto di sostenibilità da $30 milioni, $36 milioni per l’assistenza all’esportazione, e $20 milioni per il turismo enologico domestico, sia stata accolta. Al contrario, è stata introdotta una nuova tassa sotto forma di Biosecurity Protection Levy, aggravando ulteriormente le difficoltà di un’industria già in ginocchio per la perdita del suo più grande mercato di esportazione nel 2020 e per una politica fiscale che ha sistematicamente minato il settore​​.

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In parallelo, l’Italia, con una delle industrie vinicole più floride e storicamente riconosciute, mostra un panorama diverso in superficie. Ministri e sottosegretari affollano le fiere come Vinitaly, promettendo sostegno e riconoscimento. Tuttavia, sotto questa vernice di sostegno, molte aziende italiane lottano contro una crisi non dissimile da quella australiana, combattendo per la sopravvivenza in un mercato sempre più saturato e competitivo.

E mentre in Australia le associazioni di categoria alzano la voce contro le mancanze del governo, in Italia il dibattito sembra soffocato, quasi come se ci fosse una reticenza collettiva a mettere in discussione le politiche statali. La crisi, però, non sceglie su base geografica e colpisce indistintamente, mettendo a rischio il futuro di molte imprese vinicole che rappresentano il cuore culturale e economico delle loro regioni.

Questo confronto apre quindi un dibattito più ampio: quanto realmente i governi sostengono le industrie tradizionali in difficoltà? E fino a che punto le apparizioni pubbliche e le promesse si traducono in azioni concrete che possono salvare settori interi dall’oblio economico?

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Nel tessuto economico globale odierno, dove ogni crisi può avere ripercussioni a catena su scala internazionale, il sostegno al settore vinicolo non è solo una questione di salvaguardia culturale, ma di strategia economica essenziale. Resta da vedere se le politiche future sapranno rispondere a queste urgenti necessità o se, come il vino stesso, le promesse inizieranno a invecchiare, perdendo il loro sapore originale.